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Art Blakey's Jazz Messengers / Jack Wilson / Bobby Hutcherson
A Night in Tunisia / Easterly Winds / Now! (Blue Note - USA - 2005 (ristampe 1960 / 1967 / 1969) - distr. Emi Italia)

Enzo Boddi

La Blue Note persegue con sistematica continuita' la sua politica di ristampe, che offrono la possibilita' ad appassionati ed operatori del settore di riscoprire incisioni preziose, tra cui non pochi capolavori entrati a buon diritto a far parte della storia del jazz. Ci sono poi opere ed autori apparentemente "minori", da rivalutare adeguatamente.


Alla prima categoria appartiene senz'altro A Night in Tunisia, registrato nell'agosto 1960 da Art Blakey con una storica edizione dei Jazz Messengers: Wayne Shorter al tenore, Lee Morgan alla tromba, Bobby Timmons al piano e Jymie Merritt al contrabbasso. Si tratta di una stagione estremamente fertile per questo combo-laboratorio, animato da forti personalita' anche sul piano compositivo.

Shorter, che gia' a 27 anni stava assumendo le redini del gruppo come direttore musicale, firma "Sincerely Diana" (qui riproposta anche in versione alternativa), evidenziando il gusto inimitabile per progressioni armoniche avanzate. Di un anno piu' giovane, Morgan contribuisce con una ballad, "Yama", ed un up tempo come "Kozo's Waltz". In "So Tired" Timmons esibisce la propensione per architetture responsoriali, di matrice blues e gospel, sulla falsariga di "Moanin'" e "This Here".

Le esecuzioni godono di un'intensita', una fluidita' ed un gioco di squadra invidiabili. A cominciare dalla versione di "A Night in Tunisia", intrisa di densi umori afrocubani nell'introduzione e di sferzanti accenti della ritmica, che durante gli assolo di Shorter e Morgan accentuano il latente portato africano. Qui come altrove, il sassofonista sviluppa le sue idee attraverso rigorose concatenazioni logiche, con l'inconfondibile timbro nasale ed i caratteristici viluppi nel fraseggio; il trombettista elabora linee di grande nitidezza, con senso verticale della costruzione ed inarrestabile fuoco creativo. Timmons si produce in digressioni corpose, grondanti di blues feeling, ed innesta pregnanti punteggiature nel supporto ritmico, mentre Merritt fornisce l'ancoraggio ed il bilanciamento necessari a stabilire un trait d'union con le brucianti dinamiche e le figure poliritmiche del batterista.

Rispetto alla pubblicazione originale su LP, la ristampa e' arricchita dalla gia' citata alternate take di "Sincerely Diana" e da una rilettura del classico "When Your Lover Has Gone".


Singolare e' il caso del misconosciuto pianista Jack Wilson (Chicago, 1936), di cui la Blue Note ha ristampato Easterly Winds. Una figura defilata rispetto alla scena jazzistica, dalla quale si e' isolato a piu' riprese. Dopo gli studi musicali compiuti a Fort Wayne nell'Indiana ed alcune collaborazioni con Nancy Wilson e Roland Kirk a Columbus (Ohio), nel 1958 Wilson fu notato da Dinah Washington ad Atlantic City, dove guidava la house band del locale Cotton Club. La cantante lo volle nel suo gruppo, avviando una collaborazione che si protrasse fino al 1962. Wilson decise quindi di trasferirsi a Hollywood, dove inizio' un'intensa attivita' con gruppi e cantanti (Sammy Davis Jr., Sarah Vaughan, Eartha Kitt), affiancandovi il lavoro di turnista e compositore di colonne sonore per cinema e TV.

Realizzato nel settembre 1967, Easterly Winds e' il secondo album di Wilson per la Blue Note dopo Something Personal (1966) e prima di Song for My Daughter (1968). Come pianista e compositore di quattro dei sei brani in programma, Wilson rivela un'adesione ai correnti stilemi hard bop ed un forte legame con le radici blues e gospel. L'opening track, "Do It", si colloca nel solco del piu' contagioso soul jazz: swing quadrato e generoso, piano bluesy, apporto corale dei fiati, struttura responsoriale. Presenta comunque una particolarita': la costruzione e' in sedici battute invece delle tradizionali dodici.

La coppia ritmica Bob Cranshaw - Billy Higgins coniuga leggerezza ed incisivita' di accenti, caratteristiche necessarie ad integrare il poderoso lavoro di raccordo del pianista (da cui si evince tra l'altro l'abitudine ad accompagnare le voci). La front line si giova di felici invenzioni e prorompente vitalita'. Lee Morgan e' perfettamente a suo agio in questo contesto, come del resto avevano gia' dimostrato The Sidewinder e The Gigolo, incisi come titolare proprio con la ritmica Cranshaw - Higgins: purezza timbrica, brillantezza di intuizione melodica e rapidita' di esecuzione contribuiscono in misura determinante alle dinamiche collettive. Jackie McLean rappresenta senz'altro la voce piu' "nera" della congregazione: come il preacher di una chiesa battista od il solista di un coro gospel scava nel tessuto armonico con il canto sanguigno dell'alto, sollecitando le altre voci alla partecipazione. Al trombone Garnett Brown lega gli insiemi e sviluppa le sue linee con timbro pastoso e sintassi articolata, memore della tradizione dello strumento.

Dopo la fine del rapporto con la Blue Note, Wilson si ritiro' dalle scene per un decennio. Ricomparve abbastanza fugacemente tra la fine degli anni '70 ed i primi '80, per poi sparire definitivamente. Forse non ha lasciato un vuoto incolmabile, ma sicuramente il jazz ha perso un professionista valido ed ingegnoso.


E' stato riedito anche un lavoro peculiare e probabilmente sottovalutato di Bobby Hutcherson: Now!, realizzato tra l'ottobre ed il novembre del 1969. Essenzialmente sono due le particolarita' distintive: il tentativo di impiegare una formazione vocale coordinata da Gene McDaniels, autore delle liriche; il preciso intento di evocare la Madre Africa, ora latentemente, ora esplicitamente, con lo sviluppo di impianti modali reiterati e nella loro interazione con la vocalita'.

Il lavoro di McDaniels non poggia dunque ne' sulla tradizione del canto jazz applicato agli standards, ne' sullo scat. Piuttosto, punta sull'elaborazione corale delle indicazioni armoniche dettate dai compositori. Oltre a Hutcherson, infatti, la seduta si avvale dei contributi di Joe Chambers ("Hello To The Wind"), Herbie Lewis ("The Creators") e Harold Land ("Black Heroes"). Ne risultano insiemi stranianti, basati su contrasti a volte rischiosi e su iterazioni di chiara derivazione africana, come testimoniano ad esempio i 12'32" di "The Creators". Qui, come negli altri brani piu' estesi, si assiste allo sviluppo corale di spunti ed idee su pedali ossessivi (un dato che avrebbe contraddistinto parecchie analoghe esperienze degli anni successivi, anche in campo extrajazzistico).

Anche l'uso di certi colori (il piano elettrico di Stanley Cowell, il timbro quasi rock della chitarra di Wally Richardson) e' significativo in tal senso ed aggiunge alla musica qualche larvato sentore psichedelico. Questi tratti, abbinati al contenuto dei versi, trasmettono all'ascoltatore una sensazione un po' datata. Tuttavia, sono di gran lunga maggiori i pregi. Negli interventi al vibrafono Hutcherson concilia il blues feeling ereditato da Milt Jackson con le escursioni in territori atonali sperimentate con Eric Dolphy. Land, suo assiduo sodale fin dalla comune militanza nell'orchestra di Gerald Wiggins, esplora le tracce con fuoco creativo, urgenza espressiva ed adeguato impatto sonoro. Chambers esprime appieno la sua visione ritmica in bilico tra hard bop e poliritmi africani. Un ultimo, non trascurabile dettaglio: nella formazione vocale figura Christine Spencer, ospite di Archie Shepp nel fondamentale On This Night.

Le versioni orchestrali di "Slow Change", "Now!" e "Hello To The Wind" aggiunte alla ristampa provengono da un concerto registrato alla Hollywood Bowl di Los Angeles nell'agosto 1977. L'apporto della L.A. Philarmonic Orchestra diretta da Calvin Simmons non modifica sostanzialmente gli equilibri (ne' inficia la validita' ) delle composizioni, accentuandone semmai il respiro.

Valutazione:
A Night in Tunisia: * * * * *
Easterly Winds: * * * *
Now!: * * *

Sito della Blue Note:
www.bluenote.com

Elenco dei brani:
A Night In Tunisia
01. A Night In Tunisia (Gillespie - Paparelli) - 11:13
02. Sincerely Diana (Shorter) - 6:48
03. So Tired (Timmons) - 6:37
04. Yama (Morgan) - 6:22
05. Kozo's Waltz (Morgan) - 6:46
06. When Your Lover Has Gone (Einer Swan) - 6:44
07. Sincerely Diana (alternate take) - 6:58

Easterly Winds
01. Do It (Wilson) - 6:23
02. On Children (Wilson) - 5:24
03. A Time For Love (Mandel) - 5:45
04. Easterly Winds (Wilson) - 5:53
05. Nirvanna (Wilson) - 6:33
06. Frank's Tune (Strozier) - 8:04

Now!
01. Slow Change (Hutcherson - McDaniels) - 7:14
02. Hello To The Wind (Chambers - McDaniels) - 5:56
03. Now (Hutcherson - McDaniels) - 2:44
04. The Creators (Lewis) - 12:32
05. Black Heroes (Land) - 7:03
06. Slow Change - 5:05
07. Now - 2:49
08. Hello To The Wind - 3:06
09. Now (reprise) - 1:43

Musicisti:
A Night In Tunisia
Lee Morgan (tromba)
Wayne Shorter (sax tenore)
Bobby Timmons (piano)
Jymie Merritt (contrabbasso)
Art BLakey (batteria)

Easterly Winds
Lee Morgan (tromba)
Garnett Brown (trombone)
Jackie McLean (sax alto)
Jack Wilson (piano)
Bob Cranshaw (contrabbasso)
Billy Higgins (batteria)

Now!
Bobby Hutcherson (vibrafono)
Harold Land (sax tenore, 01-05)
Kenny Barron (piano, 02-03)
Stanley Cowell (piano, piano elettrico, 01, 04-05)
Wally Richardson (chitarra, 01-05)
Herbie Lewis (contrabbasso, 01-05)
Joe Chambers (batteria, 01-05)
Candido Camero (congas, 01-05)
Gene McDaniels (voce, 01-05)
Christine Spencer (voce, 01-05)
Hilda Harris (voce, 02-03)
Albertine Robinson (voce, 02-03)
Eileen Gilbert (voce, 01, 04-05)
Maeretha Stewart (voce, 01, 04-05)
Manny Boyd (sax tenore, soprano, 06-09)
George Cables (piano, 06-09)
James Leary (contrabbasso, 06-09)
Eddie Marshall (batteria, 06-09)
Bobbye Porter Hall (percussioni, 06-09)
Dale Oehler (arrangiamenti, 06-09)
L.A. Philarmonic Orchestra diretta da Calvin Simmons (06-09)



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