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Enzo Boddi
La Blue Note persegue con sistematica continuita' la sua politica di ristampe, che offrono
la possibilita' ad appassionati ed operatori del settore di riscoprire incisioni preziose,
tra cui non pochi capolavori entrati a buon diritto a far parte della storia del jazz. Ci
sono poi opere ed autori apparentemente "minori", da rivalutare adeguatamente.
Alla prima categoria appartiene senz'altro A Night in Tunisia, registrato
nell'agosto 1960 da Art Blakey con una storica edizione dei Jazz
Messengers: Wayne Shorter al tenore, Lee Morgan alla tromba, Bobby
Timmons al piano e Jymie Merritt al contrabbasso. Si tratta di una stagione
estremamente fertile per questo combo-laboratorio, animato da forti personalita' anche sul
piano compositivo.
Shorter, che gia' a 27 anni stava assumendo le redini del gruppo come direttore musicale,
firma "Sincerely Diana" (qui riproposta anche in versione alternativa), evidenziando il
gusto inimitabile per progressioni armoniche avanzate. Di un anno piu' giovane, Morgan
contribuisce con una ballad, "Yama", ed un up tempo come "Kozo's Waltz".
In "So Tired" Timmons esibisce la propensione per architetture responsoriali, di matrice
blues e gospel, sulla falsariga di "Moanin'" e "This Here".
Le esecuzioni godono di un'intensita', una fluidita' ed un gioco di squadra invidiabili. A
cominciare dalla versione di "A Night in Tunisia", intrisa di densi umori afrocubani
nell'introduzione e di sferzanti accenti della ritmica, che durante gli assolo di Shorter
e Morgan accentuano il latente portato africano. Qui come altrove, il sassofonista
sviluppa le sue idee attraverso rigorose concatenazioni logiche, con l'inconfondibile
timbro nasale ed i caratteristici viluppi nel fraseggio; il trombettista elabora linee di
grande nitidezza, con senso verticale della costruzione ed inarrestabile fuoco creativo.
Timmons si produce in digressioni corpose, grondanti di blues feeling, ed innesta
pregnanti punteggiature nel supporto ritmico, mentre Merritt fornisce l'ancoraggio ed il
bilanciamento necessari a stabilire un trait d'union con le brucianti dinamiche e
le figure poliritmiche del batterista.
Rispetto alla pubblicazione originale su LP, la ristampa e' arricchita dalla gia' citata
alternate take di "Sincerely Diana" e da una rilettura del classico "When Your
Lover Has Gone".
Singolare e' il caso del misconosciuto pianista Jack Wilson (Chicago, 1936), di cui
la Blue Note ha ristampato Easterly Winds. Una figura defilata rispetto alla scena
jazzistica, dalla quale si e' isolato a piu' riprese. Dopo gli studi musicali compiuti a
Fort Wayne nell'Indiana ed alcune collaborazioni con Nancy Wilson e Roland Kirk a
Columbus (Ohio), nel 1958 Wilson fu notato da Dinah Washington ad Atlantic City,
dove guidava la house band del locale Cotton Club. La cantante lo volle nel suo
gruppo, avviando una collaborazione che si protrasse fino al 1962. Wilson decise quindi
di trasferirsi a Hollywood, dove inizio' un'intensa attivita' con gruppi e cantanti (Sammy
Davis Jr., Sarah Vaughan, Eartha Kitt), affiancandovi il lavoro di turnista e compositore
di colonne sonore per cinema e TV.
Realizzato nel settembre 1967, Easterly Winds e' il secondo album di Wilson per la
Blue Note dopo Something Personal (1966) e prima di Song for My Daughter
(1968). Come pianista e compositore di quattro dei sei brani in programma, Wilson rivela
un'adesione ai correnti stilemi hard bop ed un forte legame con le radici blues e
gospel. L'opening track, "Do It", si colloca nel solco del piu' contagioso soul
jazz: swing quadrato e generoso, piano bluesy, apporto corale dei fiati,
struttura responsoriale. Presenta comunque una particolarita': la costruzione e' in sedici
battute invece delle tradizionali dodici.
La coppia ritmica Bob Cranshaw - Billy Higgins coniuga leggerezza ed incisivita'
di accenti, caratteristiche necessarie ad integrare il poderoso lavoro di raccordo del
pianista (da cui si evince tra l'altro l'abitudine ad accompagnare le voci). La front
line si giova di felici invenzioni e prorompente vitalita'. Lee Morgan e'
perfettamente a suo agio in questo contesto, come del resto avevano gia' dimostrato The
Sidewinder e The Gigolo, incisi come titolare proprio con la ritmica Cranshaw -
Higgins: purezza timbrica, brillantezza di intuizione melodica e rapidita' di esecuzione
contribuiscono in misura determinante alle dinamiche collettive. Jackie McLean
rappresenta senz'altro la voce piu' "nera" della congregazione: come il preacher di
una chiesa battista od il solista di un coro gospel scava nel tessuto armonico con il
canto sanguigno dell'alto, sollecitando le altre voci alla partecipazione. Al trombone
Garnett Brown lega gli insiemi e sviluppa le sue linee con timbro pastoso e
sintassi articolata, memore della tradizione dello strumento.
Dopo la fine del rapporto con la Blue Note, Wilson si ritiro' dalle scene per un decennio.
Ricomparve abbastanza fugacemente tra la fine degli anni '70 ed i primi '80, per poi
sparire definitivamente. Forse non ha lasciato un vuoto incolmabile, ma sicuramente il
jazz ha perso un professionista valido ed ingegnoso.
E' stato riedito anche un lavoro peculiare e probabilmente sottovalutato di Bobby
Hutcherson: Now!, realizzato tra l'ottobre ed il novembre del 1969.
Essenzialmente sono due le particolarita' distintive: il tentativo di impiegare una
formazione vocale coordinata da Gene McDaniels, autore delle liriche; il preciso
intento di evocare la Madre Africa, ora latentemente, ora esplicitamente, con lo sviluppo
di impianti modali reiterati e nella loro interazione con la vocalita'.
Il lavoro di McDaniels non poggia dunque ne' sulla tradizione del canto jazz applicato
agli standards, ne' sullo scat. Piuttosto, punta sull'elaborazione corale
delle indicazioni armoniche dettate dai compositori. Oltre a Hutcherson, infatti, la
seduta si avvale dei contributi di Joe Chambers ("Hello To The Wind"), Herbie
Lewis ("The Creators") e Harold Land ("Black Heroes"). Ne risultano insiemi
stranianti, basati su contrasti a volte rischiosi e su iterazioni di chiara derivazione
africana, come testimoniano ad esempio i 12'32" di "The Creators". Qui, come negli altri
brani piu' estesi, si assiste allo sviluppo corale di spunti ed idee su pedali ossessivi
(un dato che avrebbe contraddistinto parecchie analoghe esperienze degli anni successivi,
anche in campo extrajazzistico).
Anche l'uso di certi colori (il piano elettrico di Stanley Cowell, il timbro quasi
rock della chitarra di Wally Richardson) e' significativo in tal senso ed aggiunge
alla musica qualche larvato sentore psichedelico. Questi tratti, abbinati al contenuto
dei versi, trasmettono all'ascoltatore una sensazione un po' datata. Tuttavia, sono di
gran lunga maggiori i pregi. Negli interventi al vibrafono Hutcherson concilia il
blues feeling ereditato da Milt Jackson con le escursioni in territori atonali
sperimentate con Eric Dolphy. Land, suo assiduo sodale fin dalla comune militanza
nell'orchestra di Gerald Wiggins, esplora le tracce con fuoco creativo, urgenza
espressiva ed adeguato impatto sonoro. Chambers esprime appieno la sua visione ritmica in
bilico tra hard bop e poliritmi africani. Un ultimo, non trascurabile dettaglio:
nella formazione vocale figura Christine Spencer, ospite di Archie Shepp nel
fondamentale On This Night.
Le versioni orchestrali di "Slow Change", "Now!" e "Hello To The Wind" aggiunte alla
ristampa provengono da un concerto registrato alla Hollywood Bowl di Los Angeles
nell'agosto 1977. L'apporto della L.A. Philarmonic Orchestra diretta da Calvin Simmons
non modifica sostanzialmente gli equilibri (ne' inficia la validita' ) delle composizioni,
accentuandone semmai il respiro.
Valutazione:
A Night in Tunisia: * * * * *
Easterly Winds: * * * *
Now!: * * *
Sito della Blue Note:
www.bluenote.com
Elenco dei brani:
A Night In Tunisia
01. A Night In Tunisia (Gillespie - Paparelli) - 11:13
02. Sincerely Diana (Shorter) - 6:48
03. So Tired (Timmons) - 6:37
04. Yama (Morgan) - 6:22
05. Kozo's Waltz (Morgan) - 6:46
06. When Your Lover Has Gone (Einer Swan) - 6:44
07. Sincerely Diana (alternate take) - 6:58
Easterly Winds
01. Do It (Wilson) - 6:23
02. On Children (Wilson) - 5:24
03. A Time For Love (Mandel) - 5:45
04. Easterly Winds (Wilson) - 5:53
05. Nirvanna (Wilson) - 6:33
06. Frank's Tune (Strozier) - 8:04
Now!
01. Slow Change (Hutcherson - McDaniels) - 7:14
02. Hello To The Wind (Chambers - McDaniels) - 5:56
03. Now (Hutcherson - McDaniels) - 2:44
04. The Creators (Lewis) - 12:32
05. Black Heroes (Land) - 7:03
06. Slow Change - 5:05
07. Now - 2:49
08. Hello To The Wind - 3:06
09. Now (reprise) - 1:43
Musicisti:
A Night In Tunisia
Lee Morgan (tromba)
Wayne Shorter (sax tenore)
Bobby Timmons (piano)
Jymie Merritt (contrabbasso)
Art BLakey (batteria)
Easterly Winds
Lee Morgan (tromba)
Garnett Brown (trombone)
Jackie McLean (sax alto)
Jack Wilson (piano)
Bob Cranshaw (contrabbasso)
Billy Higgins (batteria)
Now!
Bobby Hutcherson (vibrafono)
Harold Land (sax tenore, 01-05)
Kenny Barron (piano, 02-03)
Stanley Cowell (piano, piano elettrico, 01, 04-05)
Wally Richardson (chitarra, 01-05)
Herbie Lewis (contrabbasso, 01-05)
Joe Chambers (batteria, 01-05)
Candido Camero (congas, 01-05)
Gene McDaniels (voce, 01-05)
Christine Spencer (voce, 01-05)
Hilda Harris (voce, 02-03)
Albertine Robinson (voce, 02-03)
Eileen Gilbert (voce, 01, 04-05)
Maeretha Stewart (voce, 01, 04-05)
Manny Boyd (sax tenore, soprano, 06-09)
George Cables (piano, 06-09)
James Leary (contrabbasso, 06-09)
Eddie Marshall (batteria, 06-09)
Bobbye Porter Hall (percussioni, 06-09)
Dale Oehler (arrangiamenti, 06-09)
L.A. Philarmonic Orchestra diretta da Calvin Simmons (06-09)
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