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Double Life of a Chair
Jacek Kochan (Bomba Records/Gowi Records - Polonia - 2002)

Maurizio Comandini

Sappiamo bene che questo disco è piuttosto difficile da trovare. Ma sappiamo altrettanto bene che con un po' di pazienza, mettendo alla prova le grandi potenzialità della rete, questo gioiello può essere recuperato.
E allora cosa aspettate?
Questo è certamente uno dei dischi più interessanti degli ultimi anni e anche una ricerca complicata è degna di essere intrapresa. Per darvi un aiuto decisivo vi segnalo il motore di ricerca più adatto a queste esigenze da discomane, il celebre www.gemm.com. Oppure provate a contattare il distributore polacco (l'indirizzo è in calce a questa recensione). Ma non fatevi mancare questa meraviglia.

Jacek Kochan è un batterista polacco con una evidente propensione alla leadership che gli consente di mettere in campo un progetto di grande bellezza, al cui servizio riesce a legare una mezza dozzina di ottimi musicisti, presi sia dalla scena polacca, sia da quella europea e da quella statunitense. Del resto lui stesso ha suonato e studiato negli anni ottanta a New York e in Canada, dove per un po' si era trasferito, per poi tornarsene in Europa nel 1995, a cercare di sviluppare la sua musica nella sua terra d'origine. Ha già pubblicato alcuni album interessanti, anche con compagni di viaggio molto noti come John Abercrombie, Kenny Wheeler e altri.

In questo Double Life of a Chair dieci dei dodici brani sono scritti dal leader e si aggiungono due brevi frammenti (piccole improvvisazioni ben calibrate all'interno del flusso narrativo dell'album) accreditati rispettivamente a David Tronzo e a Briggan Krauss. I due ottimi musicisti americani sono, assieme al trombettista danese Palle Mikkelborg, le punte di diamante del settetto impegnato in questo lavoro. Gli altri sono il poco noto (ma bravo) pianista Anthony Alexander, il violinista Henryk Gembalski e il giovane pianista Slawek Jaskulke, qui alla fisarmonica. Jacek Kochan è impegnato anche al basso, alle tastiere e alla gestione dei vari loop campionati che fanno capolino qua e là.

La bellissima musica di questo album non è facilmente classificabile. L'impianto generale è indubbiamente di estrazione jazzistica, ma i riferimenti utilizzati sono ben più ampi. Non mancano accenni a momenti rarefatti che fanno pensare alla musica da camera contemporanea. La gamma timbrica messa a disposizione dagli strumenti utilizzati è vasta e ben congeniale alle situazioni che si succedono. Forse il punto di forza del progetto è proprio la moltitudine di elementi, diversificati anche dal punto di vista delle etnie di partenza, che interagiscono a dovere e danno un sapore del tutto peculiare a questa musica. Certi momenti sono decisamente funky: Kochan ha studiato a New York con Jaco Pastorius e con Mike Clark e questo fatto ha lasciato fortunatamente tracce ben consistenti. Una delle cose più riuscite è proprio la maniera in cui si alternano gli scenari evocati, senza soluzione di continuità, quasi come se il tutto fosse una lunga suite teatrale, piena di immagini e sapori, di forza e sentimento.

Questo album così poco noto ci fa tornare in mente il bellissimo (e altrettanto sconosciuto) Ed Ware's Tree di un paio di anni fa. Chissà se sono segnali che autorizzano a tenere particolarmente d'occhio i progetti che vengono da lontano, in cui il leader è il batterista. In fondo, anche certe cose nordiche di Edward Vesala (non a caso, ancora un batterista decisamente off- center) possono essere un riferimento appropriato, anche se nel progetto di Kochan c'è molta più carne al fuoco, molto più sangue nell'arena.

Di certo troviamo un David Tronzo in grandissima forma, con la sua chitarra elettrica slide che si muove circospetta all'interno di questi paesaggi mittel-europei, con andatura sbilenca, a volte spettrale, ma sempre affilata e pericolosa. In certi momenti il suono della sua chitarra slide è filtrato da qualche pedalino che lo rende ancora più acido ed espressivo. La capacità di estrarre fraseggi stralunati ed inquietanti da uno strumento normalmente pensato per ben altri paesaggi (il country, la musica hawaiana) è il vero punto di forza di questo musicista straordinario che troppo spesso viene ignorato. David Tronzo appare come il vero mattatore di Double Life of a Chair (gli capita spesso, nei progetti che lo vedono presente), anche se è veramente ingiusto togliere merito agli altri sei, tutti bravissimi, a cominciare dal leader.

Anche Palle Mikkelborg e Briggan Krauss, difatti, danno il meglio della loro arte, perfettamente amalgamati nella musica di Kochan, come se il sodalizio andasse avanti da sempre. Il trombettista danese è particolarmente adatto a questa musica e la sua voce un po' soffusa sa assumere la giusta vena declamatoria quando la situazione si fa più epica e appassionata. Il giovane saxofonista è bravissimo a prendere il sopravvento nei momenti in cui i toni drammatici si fanno più sostenuti, con la sua grana rauca e stridente che cavalca gli ensemble con autorevolezza e sprezzo del rischio. Dei tre musicisti meno noti va subito segnalato l'ottimo lavoro del pianista, che sa prendere spesso il proscenio con ottimi interventi, mettendo in evidenza un tocco classico di ottimo livello. Gli altri due sono utilizzati con maggiore parsimonia, ma i profumi preziosi provenienti dai loro strumenti (il violino e la fisarmonica) sono sapientemente amalgamati nella ricetta e senza di loro il risultato non sarebbe così esaltante.

Complimenti al cuoco!

Valutazione: * * * * *

Sito di Jacek Kochan:
www.jacekkochan.com
Sito del distributore polacco di Gowi Records:
www.gigicd.com

Elenco dei brani:
01. Alberta (Kochan) - 8:34
02. Momentations (Tronzo) - 1:31
03. Indiano (Kochan) - 5:51
04. What About Them Penguins on Hudson Pkwy (Kochan) - 4:04
05. Tjame (Kochan) - 5:39
06. El Toro (Kochan) - 7:13
07. What's Left (Kochan) - 3:25
08. Gash (Kochan) - 4:46
09. Day in Apparatus (Krauss) - 0:55
10. Corporate Highlanders (Kochan) - 5:59
11. Kowloon (Kochan) - 7:31
12. If You Went That Far (Kochan) - 1:42

Musicisti:
Palle Mikkelborg (tromba)
Dave Tronzo (chitarra)
Briggan Krauss (sax alto)
Henryk Gembalski (violino)
Slawek Jaskulke (fisarmonica)
Anthony Alexander (piano; piano elettrico)
Jacek Kochan (batteria; basso; tastiere; loops e samplers)



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