Questo disco è una testimonianza di tempi d'odio e discriminazione che solo false certezze spingono alle spalle,
ma che la dura realtà rimanda inevitabilmente in primo piano.
Perché, come un boomerang dalla traettoria impazzita, la battaglia per i diritti civili, rischia di
colpirci a tradimento, se poi, per risolvere i problemi, si proclamano guerre e si tirano bombe.
Quando Alan Ribback con un registratore Ampex Pr10, un mixer e un paio di
microfoni decise di registrare gli incontri che la gente di colore del sud intratteneva
nelle chiese, o nelle piazze, per mostrare tutto il proprio disagio, ma anche tutta la
propria testarda e impareggiabile fede, i movimenti per i diritti civili stavano proprio nascendo.
Era il 1962 e le varie organizzazioni (Aacp, Sclc,
Sncc) con o senza il sostegno finanziario e politico dall'amministrazione
Kennedy, promuovevano una campagna non violenta per assicurare ai neri del sud
l'iscrizione nelle liste elettorali.
Pensate, siamo solo nel 1962, mica un
secolo fa. E per di più, a queste rimostranze civili, la polizia, i sudisti, il Ku Klux
Klan, rispondevano con inaudita violenza.
Questo CD, originariamente pubblicato nella seconda metà degli anni sessanta e ora
ristampato con un dettagliato libretto interno, è un documento prezioso che
mette insieme interviste, sermoni, mass meeting, canti responsoriali (coinvolgente "Wade in the Water"
che ha come lead singer, Willie Peacock, in una conferenza organizzata dallo Sncc), e gospel intramontabili,
eseguiti a cappella con tanto di hand clappin' o col semplice ausilio di
un piano ("Go Tell it on the Mountain", "This Little Light of Mine", "Ain't Gonna Let
Nobody Turn Me 'Round").
Tutto il materiale registrato ed assemblato (potrebbe già essere nelle mira del campionatore
di qualche astuto DJ, ultima generazione) sono la dimostrazione di come un disco possa essere, non solo
un veicolo di emozioni ludiche, ma anche una forma di ambìto contatto spirituale di 'comprensione' terrestre,
tra chi, senza violenza, pretende un diritto e chi, invece, glielo nega, senza ragione e magari col fucile puntato.
Ecco perché, pur se la musica, per come viene generalmente intesa, è quasi assente, qui, le parole, le speranze, piene
d'ambizioni pacifiche, graffiano più di un sax alto o di un assolo distorto di chitarra.
Live Recordings of Songs and Sayings... , alla stessa stregua di un album di free jazz, di uno
di soul o di rap, è un disco di denuncia immediato e diretto che dovrebbe stare nella discoteca di chiunque.