Andrea Bruno
Co Streiff è una talentuosa sassofonista svizzera, che di recente ha acquistato una fama (relativamente) più
ampia grazie alla pubblicazione - nel 2002 - di Twin Lines un album in duo al fianco della sua turbolenta conterranea Irene
Schweizer. La storica Intakt Records di Zurigo, che già aveva prodotto quel lavora pubblica ora il suo primo disco a proprio
nome (dopo diversi interessanti lavori usciti per la Unit Records in cui la Streiff era leader dei Kadash).
Qattara costituisce un progetto composito e variegato, in cui la Streiff è affiancata da un manipolo
di musicisti, anch'essi elvetici, ai quali è legata da una profonda e condivisa sensibilità.
Una sensibilità che si basa sull'amore sconfinato per le indimenticabili pagine, sempre
feconde di nuovi spunti, scritte dalle avanguardie jazzistiche nere a cavallo tra gli
anni '60 e i primi '70; e quindi questo Qattara è un omaggio all'eclettismo
dell'Art Ensemble of Chicago, alla terragna cosmicità di Sun Ra,
all'allucinato funk del Miles elettrico, nonché alla travolgente e danzante
vitalità della musica africana.
Il CD si distingue per il suo carattere collettivo, nel quale nessuna
personalità si erge al di sopra dei compagni, ma in cui tutti svolgono egregiamente il proprio ruolo, in
ossequio ad una ben precisa poetica, che si fonda su di una sonorità d'insieme calda e
ricca, grazie anche al multistrumentalismo dei vari membri, e sulla sagace
alternanza tra momenti preordinati e sezioni più aperte, riprese di temi celebri e
composizioni originali.
Si parte con una sorta di suite in quattro parti incentrata sul deserto, inteso come
luogo fisico ed interiore (il Qattara del titolo dell'album è una zona del deserto
libico). Le percussioni creano un fondale ipnotico, sul quale si instaura il
pesante, "grasso" groove del clavinet con tanto di effetto wah wah
di saturniana memoria, al quale si unisce il tagliente e torrido contralto della
leader. Il flusso si rompe per poi ricomporsi secondo logiche (non lontane da
quelle delle Unit tayloriane degli anni '70) che tendono ad organizzare e dare
forma al caos. Dopo lo spezzato e sincopato funk di "Nus Nuss", in cui ha modo di
mettersi in luce la tromba di Christof Gantert, nella title track il tempo
sembra sospendersi, in un clima di irreale immobilità: le sgocciolanti note del piano e i
meditativi sussurri dei fiati sul profondo bordone del basso sono il perfetto correlativo
oggettivo degli spazi infiniti del Sahara; lentamente la pulsazione torna a farsi sentire
in "Darb-el-Mashashas", colorata dall'inconfondibile suono del balafon, sulle cui
insistenti note la Streiff dispiega un canto libero e appassionato.
Non c'è tempo per riprendere fiato che il sestetto ci regala un'altra perla: il dolente
ed evocativo tema di "Message from Thule", ricco di echi di un immaginifico folklore
nordico, incornicia lo straniante assolo di Tommy Meier, la cui cornamusa
modificata, reminiscente degli strumenti a fiato arabi, ci porta molto più a sud (anche
se egli dichiara nelle note di copertina di essersi ispirato alle melodie vocali degli
sciamani siberiani).
L'album prosegue con una serie di espliciti omaggi: ad Andrew Cyrille, con la
contagiosa melodia di "Second Celebration", resa più ruspante dalla fisarmonica
dell'eclettico Ben Jeger, e ai due dioscuri dell'AeoC, Mitchell e
Jarman, con "Nonaah" e "Blues for Zen", quest'ultima introdotta dall'abrasivo
soliloquio al basso di Christian Weber. Concludono il programma lo scuro e
ficcante "Siwa", il funkeggiante "NowNow!", dominati entrambi dall'organo Farfisa, e
l'atmosferico, spaziale "Gebrselassie", dall'incedere lento e pesante, in cui fa capolino
il tema di "Mu", del "Dio Sole" di Birmingham, Alabama, quasi a voler chiudere il cerchio
della ricerca intrapresa con l'iniziale “Ra”.
Il passato al quale Co Streiff e i suoi si ispirano, ricalcandone le atmosfere e
riattualizzandone l'impeto libertario, non appare mai un modello costrittivo e
soffocante; sarà per il fatto che esso è stato finora raramente battuto (in particolare
da musicisti europei, forse bloccati dalla sua cifra prettamente afro-americana), sarà
perché aveva in sé i germi per fertili sviluppi futuri, ma gli spazi e le potenzialità
che offre risultano essere un importante trampolino di lancio per avventure musicali
fresche e coinvolgenti. Ancor più, come nel caso di Qattara, quando le supportano
la passione e la dedizione.
Valutazione: * * * *
Il sito della Intakt Records:
www.intaktrec.ch
Elenco dei brani:
01. Ra (Meier) - 4:54
02. Nus nus (Streiff) - 4:12
03. Qattara (Streiff) - 4:17
04. Darb-el-Mashashas (Streiff) - 3:27
05. Message from Thule (Meier) - 5:06
06. Second celebration (Streiff/Cyrille) - 6:43
07. Nonaah (Mitchell) - 5:53
08. Intro / Blues for zen (Weber/Jarman) 4:44
09. Siwa (Streiff) - 7:18
10. Nownow! (Streiff) - 4:31
11. Gebrselassie (Meier/Sun Ra) 5:08
Musicisti:
Co Streiff: (sassofono contralto; sassofono soprano; percussioni)
Tommy Meier (sassofono tenore; clarinetto basso)
Christof Gantert (tromba)
Ben Jeger (piano; organo Farfisa; fisarmonica; balafon; clavinet)
Christian Weber (basso)
Fredi Flükiger (batteria)