Songbird Suite
Susie Ibarra Trio (Tzadik Records - USA - 2001 - distr. Demos)
Paolo Curtabbi
Only birds sing the music of heaven in the world.
Questa frase di Kobayashi Issa è l'assunto programmatico della nuova fatica di Susie
Ibarra, batterista di origini filippine che debutta nella nuova collana della Tzadik
Oracles riservata alla diversità e alla creatività delle donne nella
musica sperimentale.
Dunque, questa Songbird Suite dovrebbe riportarci la musica paradisiaca che incanta gli umani
(almeno chi sa ascoltare) come la luce divina incanterebbe i beati in cielo. Intento quanto meno
curioso per una percussionista, una manipolatrice di suoni la cui natura, difficilmente
evoca i cinguettii degli uccelli, riuscendo piuttosto a riprodurre il fremito di un battito d'ali
(giusto il fruscio delle spazzole sulle pelli) o quei suoni ritmati tipici di alcune specie
tropicali.
In effetti, di paradisiaco in questo disco c'è ben poco.
Tutta la musica pare sospesa in una atmosfera indefinita, che riporta certi paesaggi dell'inconscio,
l'irrealtà della fantasie notturne con i loro passaggi allegorici, un'allucinazione che porta ai
limiti dell'estremo, dell'ignoto.
Non a caso, le composizioni (tutte della Ibarra) sono intercalate da tre squarci ipnotici,
le trances, solitarie cavalcate percussive, dove l'animo dell'autrice si contorce alla
ricerca dell'indefinito orgiastrico, convulsivo, che fa della frenesia la sua esteriorizzazione
emotiva.
Se l'iniziale Azul ci accoglie con l'enfasi di un ritmo accelerato e colorito (unico brano
dove i musicisti dialogano in gradi paritetici costruendo un percorso compiuto e lineare) il
disco si chiude con la meditativa Passing Clouds che pare sancire la fine del viaggio in
una sorta di malinconica e frustrante condizione interrogativa.
Un mistero profondo aleggia su questo disco, merito anche di un sofisticato procedimento che
intreccia sonorità che, anche quando costruiscono un 'andamento melodico, risultano acuminate,
spigolose, come del resto la personalità dei musicisti, tutti dediti al più ampio sperimentalismo,
richiede.
Tra questi, la virtuosa di violino, Jennifer Choi ha il ruolo più importante, è lei che
costruisce le timide melodie, che esaspera i passaggi più accesi, illuminandoli con striature
fosforescenti, quasi minacciose. Graig Taborn, ormai collaudato campione di
sonorizzazioni edulcolorate, predilige le estremità della tastiera del suo pianoforte, è spesso
tagliente, ossessivo, irruvidisce la trama sonora e rafforza l'inquieto climax che contraddistingue
la maggior parte dei brani. Gli dà man forte anche un'altra creatura della Knitting Factory, la
rumorista Ikue Mori che interviene in tre episodi del disco con i suoni processed del
suo computer.
Un panorama composito, da foresta pluviale che si risveglia dopo le ansie della notte, tra suoni
indistinti e poco naturali, come se una inquietante, aliena presenza avesse selvaggiamente
attraversato l'aria soverchiandola di antiche paure umane come l'ignoto, l'ansia, il dolore.
Un rimpianto, più che un'evocazione, del paradiso perduto.
Valutazione: * * ½
Sito di Susie Ibarra:
www.susieibarra.com
Sito della Tzadik Records:
www.tzadik.com
Elenco dei brani:
01. Azul - 4:15
02. Songbird Suite - 8:40
03. Trance No. 1 - 5:32
04. Illumination - 4:03
05. Trance No. 2 - 2:28
06. Flower After Flower - 5:43
07. Nocturne - 4:42
08. Trance No. 3 - 5:15
09. Passing Clouds - 5:12
Musicisti:
Susie Ibarra (drums)
Jennifer Choi (violin)
Graig Taborn (piano, samples, electronics)
Ikue Mori (laptop computer)
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