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Sangam
Trygve Seim (ECM - Germania - 2004 - distr. Ducale)

Neri Pollastri

Dello "stile ECM", troppo spesso, si parla in termini non proprio entusiastici, sostenendo che sia vuoto e lezioso, lento e pieno di pause, destituito del ritmo e poco espressivo. Eppure, ascoltando dischi come questo Sangam del sassofonista norvegese Trygve Seim, le considerazioni critiche finiscono inevitabilmente per sgretolarsi.

Il CD e' infatti puntualmente lento, pieno di pause e di silenzi, incentrato su di un'ispirazione tipicamente nordica - Seim e' in certa misura influenzato da Jan Garbarek, tanto che come lui suona il soprano ricurvo. Inoltre le atmosfere messe in scena sono di profonda oscurita', anche in forza di un organico fatto di ottoni ed ance perlopiu' "scure" (clarinetti basso e contrabbasso, sassofono basso), al quale si aggiungono solo un violoncello, una fisarmonica ed una batteria. Infine, la parte centrale del lavoro e' occupata da una lunga suite (commissionata a Seim da un'istituzione norvegese) ampiamente scritta. Insomma, la quintessenza dello "stile ECM", cosi' come lo era stato il precedente disco di Seim Different Rivers, del 2001.

Ciononostante - o, forse, proprio per questo - il lavoro e' splendido nel suo rielaborare la tradizione sinfonica europea, innervandola di una liberta' solistica in essa inusitata e di un incedere narrativo sviluppato senza troppa adesione alle forme.

Il lavoro procede infatti per lunghi tratti all'insegna della costruzione di un'atmosfera prodotta dall'ensemble su colorazioni scure e dilatate, ma il "cambio di passo" e' ogni volta ottenuto grazie all'intervento dei solisti - ora vincolati alla scrittura, ora improvvisanti - ed in particolare dello stesso Trygve Seim e dell'eccellente trombettista Arve Henriksen, in primo piano in numerosi momenti. Se per Seim il riferimento principale e' Garbarek, per Henriksen l'ispirazione proviene, piu' che dai classici trombettisti del jazz, da alcuni maestri europei, come Markus Stockhausen e Thomas Stanko. Il trombettista ricama rilassate e malinconiche meditazioni sopra la trama sonora tessuta dell'ensemble, nella quale spiccano sovente la voce del clarinetto contrabbasso e del sassofono basso di Nils Jansen e la vistuosistica ed espressiva tuba di Lars Andreas Haug.

Suggestiva e tipicamente nordica la prima traccia, "Sangam", dall'inizio cameristico ed il prosieguo epico, appoggiato sulla pienezza degli ottoni, piu' leggera e movimentata "Dansante", ancora dai sapori etnici ma anche caratterizzata da un arrangiamento dei fiati che ricorda certi passi della Brass Fantasy di Lester Bowie, e' in "Beginning an Ending" che il disco tocca un primo apice. Il brano infatti emerge lentamente da profonde oscurita', prendendo pian piano quota dinamicamente e liricamente. Henriksen lo domina a lungo, aprendo spazi all'orchestra, poi riprendendo piu' volte il tema e variandolo, da prima, limpida ed espressiva voce. Mancano quasi del tutto i ritmi del jazz - e la batteria che segna il tempo sembra, forse volutamente, una caricatura - ma non il protagonismo libero del solista, ora riassorbito dall'incedere orchestrale, ora ancora deputato a concludere intensamente il brano.

La suite "Himmerland i Tidevand", in quattro parti per circa mezz'ora complessiva, e' forse il momento maggiormente sinfonico, anche per la presenza aggiuntiva di una sezione d'archi e di due tromboni. Identica la cifra generale, alcuni dei passaggi si ricollegano alla tradizione sinfonica nei suoi sviluppi contemporanei (Part, Kancheli) e nelle sue ascendenze ottocentesche (Wagner e soprattutto Bruckner). Qui l'ensemble allargato suona per tutta la prima parte in simbiosi orchestrale, producendo solo vivide espressioni all'interno del colore complessivo. E' percio' ancor piu' apprezzabile lo scarto che si origina allorche' ora questo solista (Seim, nella seconda parte), ora quello (Henriksen e poi Jansen nella terza) rompono l'organica unita' per avventurarsi in narrazioni personali, intense ed evocative, che preludono ad una partecipazione solistica intrecciata nella parte finale. Davvero un bel brano, che ha da insegnare a molti compositori contemporanei.

Dopo la sospesa "Trio", ove trova maggiore spazio la batteria di Per Oddvar Johansen, ma che e' dominata dalla tuba di Haug, il disco trova una splendida conclusione in "Prayer", lirica composizione dagli accenti garbarekiani, nella quale sono protagonisti il soprano di Seim e la fisarmonica di Frode Haltli, accompagnati sullo sfondo dalla batteria e dal violoncello di Morten Hannisdal.

Un disco davvero affascinante, che solo un ascolto superficiale puo' far apparire freddo o piatto e che percio' e' da ascoltare con attenzione e ripetutamente, per coglierne pienamente la complessita', la raffinatezza degli impasti, l'intensita' solistica.

Valutazione: * * * * 1/2

Sito della ECM:
www.ecmrecords.com

Elenco dei brani:
Sangam - 6:26
Dansante - 12:01
Beginning an Ending - 9:23
Himmelrand i Tidevand
Part I - 8:17
Part II - 6:23
Part III - 9:01
Part IV - 5:12
Trio - 6:57
Prayer - 5:31

Tutti i brani sono di Trygve Seim

Musicisti:
Trygve Seim (sax tenore e soprano)
Havard Lund (clarinetto, clarinetto basso)
Nils Jansen (sax basso, clarinetto contrabbasso)
Arve Henriksen (tromba)
Tone Reichelt (corno francese)
Lars Andreas Haug (tuba)
Frode Haltli (fisarmonica)
Morte Hannisdal (violoncello)
Per Oddvar Johansen (batteria)
Oyvind Braekke (trombone in 4-7)
Helge Sunde (trombone in 4-7)
Sezione d'archi diretta da Christian Eggen (in 4-7)





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