Neri Pollastri
Dello "stile ECM", troppo spesso, si parla in termini non proprio entusiastici,
sostenendo che sia vuoto e lezioso, lento e pieno di pause, destituito del ritmo e poco
espressivo. Eppure, ascoltando dischi come questo Sangam del sassofonista
norvegese Trygve Seim, le considerazioni critiche finiscono inevitabilmente per
sgretolarsi.
Il CD e' infatti puntualmente lento, pieno di pause e di silenzi, incentrato su di
un'ispirazione tipicamente nordica - Seim e' in certa misura influenzato da Jan
Garbarek, tanto che come lui suona il soprano ricurvo. Inoltre le atmosfere messe in
scena sono di profonda oscurita', anche in forza di un organico fatto di ottoni ed ance
perlopiu' "scure" (clarinetti basso e contrabbasso, sassofono basso), al quale si
aggiungono solo un violoncello, una fisarmonica ed una batteria. Infine, la parte
centrale del lavoro e' occupata da una lunga suite (commissionata a Seim da
un'istituzione norvegese) ampiamente scritta. Insomma, la
quintessenza dello "stile ECM", cosi' come lo era stato il precedente disco di Seim
Different Rivers, del 2001.
Ciononostante - o, forse, proprio per questo - il lavoro e' splendido nel suo rielaborare
la tradizione sinfonica europea, innervandola di una liberta' solistica in essa inusitata
e di un incedere narrativo sviluppato senza troppa adesione alle forme.
Il lavoro procede infatti per lunghi tratti all'insegna della costruzione di un'atmosfera
prodotta dall'ensemble su colorazioni scure e dilatate, ma il "cambio di passo" e'
ogni volta ottenuto grazie all'intervento dei solisti - ora vincolati alla scrittura, ora
improvvisanti - ed in particolare dello stesso Trygve Seim e dell'eccellente
trombettista Arve Henriksen, in primo piano in numerosi momenti. Se per
Seim il riferimento principale e' Garbarek, per Henriksen
l'ispirazione proviene, piu' che dai classici trombettisti del jazz, da alcuni maestri
europei, come Markus Stockhausen e Thomas Stanko. Il trombettista ricama
rilassate e malinconiche meditazioni sopra la trama sonora tessuta dell'ensemble,
nella quale spiccano sovente la voce del clarinetto contrabbasso e del sassofono basso di
Nils Jansen e la vistuosistica ed espressiva tuba di Lars Andreas Haug.
Suggestiva e tipicamente nordica la prima traccia, "Sangam", dall'inizio cameristico ed
il prosieguo epico, appoggiato sulla pienezza degli ottoni, piu' leggera e
movimentata "Dansante", ancora dai sapori etnici ma anche caratterizzata da un
arrangiamento dei fiati che ricorda certi passi della Brass Fantasy di Lester
Bowie, e' in "Beginning an Ending" che il disco tocca un primo apice. Il brano infatti
emerge lentamente da profonde oscurita', prendendo pian piano quota dinamicamente e
liricamente. Henriksen lo domina a lungo, aprendo spazi all'orchestra, poi
riprendendo piu' volte il tema e variandolo, da prima, limpida ed espressiva voce. Mancano
quasi del tutto i ritmi del jazz - e la batteria che segna il tempo sembra, forse
volutamente, una caricatura - ma non il protagonismo libero del solista, ora riassorbito
dall'incedere orchestrale, ora ancora deputato a concludere intensamente il brano.
La suite "Himmerland i Tidevand", in quattro parti per circa mezz'ora complessiva,
e' forse il momento maggiormente sinfonico, anche per la presenza aggiuntiva di una
sezione d'archi e di due tromboni. Identica la cifra generale, alcuni dei passaggi si
ricollegano alla tradizione sinfonica nei suoi sviluppi contemporanei (Part,
Kancheli) e nelle sue ascendenze ottocentesche (Wagner e soprattutto
Bruckner). Qui l'ensemble allargato suona per tutta la prima parte in
simbiosi orchestrale, producendo solo vivide espressioni all'interno del colore
complessivo. E' percio' ancor piu' apprezzabile lo scarto che si origina allorche' ora questo
solista (Seim, nella seconda parte), ora quello (Henriksen e poi
Jansen nella terza) rompono l'organica unita' per avventurarsi in narrazioni
personali, intense ed evocative, che preludono ad una partecipazione solistica
intrecciata nella parte finale. Davvero un bel brano, che ha da insegnare a molti
compositori contemporanei.
Dopo la sospesa "Trio", ove trova maggiore spazio la batteria di Per Oddvar
Johansen, ma che e' dominata dalla tuba di Haug, il disco trova una splendida
conclusione in "Prayer", lirica composizione dagli accenti garbarekiani, nella quale sono
protagonisti il soprano di Seim e la fisarmonica di Frode Haltli,
accompagnati sullo sfondo dalla batteria e dal violoncello di Morten Hannisdal.
Un disco davvero affascinante, che solo un ascolto superficiale puo' far apparire freddo o
piatto e che percio' e' da ascoltare con attenzione e ripetutamente, per coglierne
pienamente la complessita', la raffinatezza degli impasti, l'intensita' solistica.
Valutazione: * * * * 1/2
Sito della ECM:
www.ecmrecords.com
Elenco dei brani:
Sangam - 6:26
Dansante - 12:01
Beginning an Ending - 9:23
Himmelrand i Tidevand
Part I - 8:17
Part II - 6:23
Part III - 9:01
Part IV - 5:12
Trio - 6:57
Prayer - 5:31
Tutti i brani sono di Trygve Seim
Musicisti:
Trygve Seim (sax tenore e soprano)
Havard Lund (clarinetto, clarinetto basso)
Nils Jansen (sax basso, clarinetto contrabbasso)
Arve Henriksen (tromba)
Tone Reichelt (corno francese)
Lars Andreas Haug (tuba)
Frode Haltli (fisarmonica)
Morte Hannisdal (violoncello)
Per Oddvar Johansen (batteria)
Oyvind Braekke (trombone in 4-7)
Helge Sunde (trombone in 4-7)
Sezione d'archi diretta da Christian Eggen (in 4-7)