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Dance of the Infidels
Meshell Ndegeocello presents the Spirit Music Jamia (Universal - Francia - 2005 - distr. Universal)

Enrico Bettinello

"La mia intenzione era quella di creare una musica che permettesse al musicista di interpretare e al tempo stesso di esprimere se stesso. In questo disco l'individualita' di ciascun interprete e' quello che mi ha attirato a loro e di questo sono grata a ognuno! "

Cose' Me'Shell Ndegeocello introduce il suo nuovo lavoro, dal titolo powelliano di Dance of the Infidels, pubblicato dalla Universal francese [nazione in cui e' molto popolare] a nome del gruppo Spirit Music Jamia che da un po' e' al centro del lavoro della bassista e compositrice.

Figura tra le piu' interessanti emerse nella musica nera dello scorso decennio, portatrice di una visione della cultura africano-americana in cui emergono con chiarezza i concetti di fluidita' e ibridazione, che mette in discussione il comodo concetto di autenticita' per fare emergere una forte natura conversazionale, che travalica e unisce i generi, la sessualita', le posizioni socioeconomiche, riuscendo al tempo stesso a "svelare" la maschera nera spesso indossata per difendere la blackness e a costruire un discorso musicale di significativa intensita'.

In Italia Me'Shell ha avuto un certo seguito tra gli appassionati, anche se l'intensita' delle sue tematiche e' stata spesso ignorata a favore di elementi piu' prosaici quali la bravura come bassista o i favori di Madonna. In realta' tutta la sua produzione - in particolare quel sottovalutato e controverso capolavoro che e' stato Cookie - The Anthropological Mixtape - si muove attorno alle contraddizioni degli schemi e apre felicissimi squarci verso un abbraccio comunicativo molto ampio.

In questo nuovo progetto la questione testuale non e' preponderante [sono cantati solo tre brani su otto], ma la musicista schiude un dialogo fertilissimo con diversi musicisti, costruendo delle "zone" di connessione linguistica di semplice bellezza.

Si parte con gli splendidi dueminutiscarsi di un tappeto funk su cui si innesta un obliquo riff di fiati ["tipetti" come Oliver Lake o Don Byron...], per poi lasciare che le percussioni ci trascinino dentro la trama liquida e sinuosa di "Al Falaq 13", dove si distendono le voci strumentali come pennellate.

Oltre ai gia' citati Lake e Byron, i nomi coinvolti sono davvero ragguardevoli, da Kenny Garrett all'ottimo pianoforte di Michael Cain, da Brandon Ross a Jack DeJohnette, da Wallace Roney ai "figli d'arte" Matt Garrison [che divide con Me'Shell l'onere di sostenere le trame bassistiche], Gene Lake e Oran Coltrane... solo per dirne alcuni.

Le uniche composizioni in cui compare la voce sono affidate alla giovane Sabina Sciubba dei Brazilian Girls - eterea come si conviene dentro le pareti ipnotiche di "Aquarium" - a Cassandra Wilson che accarezza con la consueta sensualita' una "The Chosen" che sembra avvolgersi in spire attorno al pulsare della linea di basso, per finire con Lalah Hathaway [altra figlia d'arte] che chiude il disco ricongiungendo idealmente alla matrice blues quello che e' stato ascoltato.

"Papillon", caratterizzata dalle tastiere di Federico Gonzalez Pena e' un lungo viaggio attraverso dilatazioni semplici e coinvolgenti, apparentemente banale nelle premesse, ma seducentissimo, specie nell'eco lontana dei fiati, mentre la title- track veleggia sulle rischiose spiagge di un suono post-fusion, uscendone indenne e rafforzata dal fatto che il concetto di "fusione" e' da sempre genetico nella musica di Me'Shell [anche se le armonie non nuove rendono abbastanza prevedibili alcuni passaggi].

Da segnalare sono anche gli undici minuti di "Luqman", innervati di inquietudini e di frammenti linguistici neri, sostenuti da un basso che puo' fare cadere nell'abisso se non si sta attenti a dove si mettono i piedi, ma che e' capace di portare oltre le nuvole [i solisti rispondono benissimo!]

Contrariamente a progetti in qualche modo lontanamente assimilabili - pensiamo agli spazi del Miles Davis elettrico o alle stratificazioni lessicali di Steve Coleman - in questa sua Spirit Music Jamia la musicista si mette spesso da parte, rende fluida, a volte inafferrabile la propria presenza, lasciando pero' che l'energia metta in connessione i musicisti, non abbandonandoli mai all'ansia spazio/temporale delle jam elettriche, ma al contrario lasciando che i flussi espressivi si accrescano nello scambio.

Un disco di notevole bellezza - anche di primo impatto, senza bisogno di particolari mediazioni - che conferma come l'approccio di Me'Shell Ndegeocello sia prima di tutto un pensiero e una spiritualita' , poi una riflessione sulle connessioni umane e artistiche e infine [inteso come risultato], una delle musiche piu' stimolanti e umane che vi possa capitare di ascoltare.

Valutazione: * * * *

Sito di Me'Shell:
www.freemyheart.com

Elenco dei brani:
01. The Believer
02. Al Falaq 13
03. Aquarium [featuring Sabina Sciubba]
04. Papillon
05. The Chosen [featuring Cassandra Wilson]
06. Dance Of The Infidels
07. Luqman
08. Heaven [feat. Lalah Hathaway]

Musicisti:
Me'Shell (basso, elettronica)
Oliver Lake, Kenny Garrett, Don Byron, Ron Blake, Oran Coltrane (sax, clarinetti)
Wallace Roney (tromba)
Joshua Roseman (trombone)
Michael Cain, Didi Gutman, Federico Gonzales Pea'ħa, Neal Evans (piano, tastiere)
Brandon Ross (chitarre)
Chris Dave, Gene Lake, Jack DeJohnette (batteria)
Gregoire Maret (armonica)
Mino Cinelu, Dan Rieser, Pedro Martinez, Yosvany Terry (percussioni)
Matthew Garrison (basso)
Sabina Sciubba, Cassandra Wilson, Lalah Hathaway (voce, piano)
Ari Raskin, Takuya Nakamura (elettronica)



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