Maurizio Comandini
Avevamo avuto modo di ascoltare con quanta grinta e determinazione il
batterista danese Kresten Osgood avesse saputo occupare lo spazio all'interno del
quartetto denominato Blake Tartare, in occasione del tour italiano dell'autunno
del 2002 (per leggere la recensione del loro concerto a Faenza
clicca qui). Lo ritroviamo
qui in trio (la presenza alle percussioni-fantasma di Anders Provis è del tutto
occasionale e sporadica) con Michael Blake (che già era leader del quartetto
sopracitato) ai saxofoni e soprattutto lo strepitoso (almeno in questa occasione) Dr.
Lonnie Smith, organista spesso incostante ma qui in forma smagliante.
La musica è stata registrata dal vivo a Copenhagen, nel mese di marzo del 2002 e occupa
per intero lo spazio disponibile dei due CD che compongono questa produzione 'povera'.
Grafica e dettagli di contorno appaiono molto 'fatti in casa'. Con tanto buon gusto,
però. E la musica è decisamente straripante, coinvolgente, pervasiva. I brani sono tutti
di lunghissima durata, con una sola eccezione, una brevissima divagazione, a chiusura del
primo CD, che vede Michael Blake impegnato contemporaneamente con i suoi due saxofoni. Il
repertorio alterna brani originali, scritti da Osgood stesso, con classici
provenienti dai book di Lucky Thompson, Curtis Mayfield, Roland Kirk
e altri.
La formazione in trio organo-sax-batteria ci riporta immediatamente ad un format che ebbe
grande successo, per una decina d'anni, dalla fine degli anni cinquanta in poi, quando
gli eroi dell'organo Hammond si chiamavano Jimmy Smith, Big John Patton e
Larry Young. Ma in questo caso l'energia che pervade gli arrangiamenti è diversa,
più vicina a quella delle jam band degli anni novanta, con una brillantezza ed un 'tiro'
sempre solidissimi e iper-adrenalici. Michael Blake prende assoli di proporzioni
epiche, con citazioni continue e sovrapposte, derivate dal mondo di Roland Kirk,
Eddie Harris, Dexter Gordon, e Johnny Griffin per arrivare a
sfiorare l'ascesi mistica di John Coltrane e discepoli vari. Ma il suo modo di
stare sul ritmo è decisamente diverso, aggiornato sul modello della generazione attuale
dei grandi e raffinati soffiatori. Con una capacità camaleontica e mimetica di primissimo
livello, ma allo stesso tempo con la determinazione feroce a conservare una identità che
nel suo caso è ben strutturata ed evidente e lo propone come uno dei migliori saxofonisti
attuali.
La spinta della batteria di Kresten Osgood è incessante, impetuosa, inarrestabile.
A volte gigioneggia anche con la timbrica, nelle sue divagazioni percussive, andando a
cercare suoni quasi caricaturali, ma senza mai perdere di vista la spinta propulsiva,
decisamente di origine funky, che un format del genere richiede, per restare rigoglioso e
vitale, evitando il rischio di cadere nel revisionismo. La sua dimestichezza con i
progetti di Blake gli consente di comprendere al volo dove vanno a parare le frasi
del saxofonista e la sua bravura tecnica gli permette di non farsi trovare mai
impreparato nel seguire le bizzarie metriche e le cesure irregolari del saxofonista.
Il vero protagonista, senza nulla togliere ai fantastici Osgood e Blake, è
comunque l'organista col turbante, il mitico Dr. Lonnie Smith qui in una delle
migliori prove della sua ormai lunghissima carriera. Il suo Hammond è sempre presente
nella giusta misura, sia quando prende assoli convulsi e arabescati, sia quando
accompagna le circonvoluzioni del saxofonista. Le sue scelte timbriche sono sempre
coerenti e il loro dispiegarsi con sempre continue variazioni aiuta a superare uno dei
limiti impliciti nel format: il deja vu sempre in agguato. Un rischio che qui non
corriamo proprio, a meno che non sia una momentanea scelta progettuale, utile al
dipanarsi della storia. Senza troppi fronzoli i tre si inerpicano sulle vette impervie
costituite da brani iper-dilatati, spesso basati su riff, spesso attorcigliati attorno
alla pianta del blues. E lo fanno senza mai cadere in situazioni banali o scontate,
sempre con una lucidità invidiabile. Forse proprio la mancanza di pressione da parte di
una vera e propria casa discografica ha prodotto questo devastante gioiellino che vi
invitiamo a cercare con i potenti mezzi offerti da Internet: non ve ne pentirete di
sicuro.
Valutazione: * * * * ½
Sito di Kresten Osgood:
http://osgood.funky.dk
Sito della ILK Music:
www.ilkmusic.com
Elenco dei brani:
01. Collins (Osgood)
02. The World Awakes (Lucky Thompson) - 11:41
03. The Makings Of You (Curtis Mayfield) - 12:17
04. Three For Dizzy (Rahsaan Roland Kirk) - 7:41
05. London Pride (Osgood) 23:55
06. Jens Bloch And Rahsaan Take A Break From The Choir Of Angels To Jam A Little
(Osgood) - 1:01
07. I´m Black (dedicated to alvin queen) (Osgood) - 14:01
08. Chop Suey (Slide Hampton) - 16:20
09. The Beat-Up Blues (Osgood) - 10:17
10. Baby Let Me Take You (in my arms) (Abrim Tilmon) - 16:52
11. Like Lonnie (Osgood) - 21:25
Musicisti:
Michael Blake (sax tenore e soprano)
Dr. Lonnie Smith (organo Hammond)
Kresten Osgood (batteria)
Anders Provis (percussioni-fantasma, occasionali e sporadiche)