Stefano Merighi
Dave Douglas ha deciso da tempo di far valere il proprio talento compositivo
giocando simultaneamente più partite.
Naturale allora che ogni nuovo disco sposti provvisoriamente il tiro, quasi fosse una
porzione di una grande opera "a tesi" che dimostri la pluralità necessaria della lingua
sonora del jazz contemporaneo. È una pratica rischiosa ma, a saperla condurre, molto
gratificante.
Il nutrito organico qui presente fa interagire costantemente un suono acustico con la sua
trasfigurazione elettronica, facendo scoccare scintille nervose, disegnando contrasti
timbrici, generando ritmi, figure melodiche, folgoranti improvvisazioni senza tregua.
È un ulteriore aspetto dell'arte di Dave Douglas, interprete fedele della realtà
reticolare che ci circonda.
In una vecchia intervista rilasciata a chi scrive, a proposito delle sue principali
influenze, Douglas diceva che "l'influenza di Miles Davis va ben al di là del
semplice stile strumentale: riguarda la sostanza della concezione musicale, il suo modo
di concepire la leadership, di dettare nuove direzioni. Quindi Davis ha avuto su di me la
più grande influenza come artista nel senso più stretto del termine".
Ed è proprio Davis, dunque, un punto di riferimento del Douglas di Freak In, così
come lo era per The Infinite: lì il quintetto anni '60, qui le formazioni iper-funk dei '70.
La differenza rispetto ai grandi del passato è però che mentre quelli, pur cambiando
spesso direzione, anche in maniera radicale, portavano a compimento un percorso di anni,
i nuovi leader come Douglas scivolano velocemente da una situazione all'altra.
È il nostro "spirito del tempo", inutile rinfacciarlo ad un artista che anzi ha sempre
dimostrato una preparazione, una serietà, una sensibilità fuori dal comune.
Il brano introduttivo, che titola l'album, è emblematico nella sua fisionomia riassuntiva
dell'intero spettro sonoro che pervade il disco.
In 3' e 47'', "Freak In" comprime: un breve prologo percussivo, lo stacco di un up-
tempo con la tromba che si libra velocissima, una scansione swing che differisce per
un attimo il clima e annuncia il tema, "cinematico" e assertivo; quindi si alternano
grooves, modulazioni, sospensioni metriche con spazio per punteggiature
elettroniche, rapidi passaggi in assolo di chitarra e sassofono, ritorno del tema e
finale tronco.
Questo procedimento adrenalinico è contraddetto da brani invece quieti, rilassati, per
una scaletta che mostra una riuscita dicotomia linguistica.
"Culver City Park" è malinconica come molto spesso le melodie di Douglas, orientata un
po' verso il flamenco dalla chitarra acustica di Lubambo e scandita dalle tabla di
Karsh Kale.
La presenza delle tabla caratterizza molti episodi ed è a volte invadente. Richiama il
ruolo che Badal Roy ricopriva in alcune incisioni di Davis ("Black Satin" in On
The Corner, ad esempio).
E tracce davisiane sono disseminate in ogni solco, in un sofisticato gioco di rimandi,
che non toglie nulla alla personalità di Douglas.
"Black Rock Park" guarda a Live-Evil (l'inizio di "Gemini"), con Ribot e
Baron a rifare con gusto McLaughlin e De Johnette...
In "November", l'approccio cantabile di Douglas evoca quello di Miles in "Time After
Time" e via di questo passo. Tutto però è fresco, pertinente, smagliante.
Altri momenti più personali li trovate in "Porto Alegre" - chiaro riferimento emotivo
alla "capitale" del World Social Forum -, in "Maya", e in un'ultima traccia non indicata,
una ghost track "atmosferica".
Da segnalare anche le prove di Seamus Blake, per la prima volta accanto a Douglas,
e di Ikue Mori, le cui tinte acide alle percussioni elettroniche danno continue
lievi scosse a una musica che è già tutta un sussulto.
Valutazione: * * * *
Sito di Dave Douglas :
www.davedouglas.com
Sito della Bluebird :
www.bluebirdjazz.com
Elenco dei brani:
01. Freak In (Dave Douglas) - 3:47
02. Culver City Park (Douglas) - 7:19
03. Black Rock Park (Douglas) - 4:54
04. Hot Club Of 13th Street (Douglas) - 2:12
05. Eastern Parkway (Douglas) - 5:36
06. November (Douglas) - 5:41
07. Porto Alegre (Douglas) - 5:57
08. The Great Schism (Douglas) - 4:36
09. Wild Blue (Douglas) - 2:59
10. Maya (Douglas) - 6:51
11. Traveler There Is No Road (Douglas) - 7:54
Musicisti:
Dave Douglas (tromba, tastiere, voce)
Jamie Saft (tastiere, programmazione elettronica)
Marc Ribot (chitarra elettrica)
Karsh Kale (tabla, batteria)
Joey Baron, Michael Sarin (batteria)
Romero Lubambo (chitarra acustica)
Brad Jones (basso acustico ed elettrico)
Ikue Mori (percussioni elettroniche)
Seamus Blake (sax tenore)
Chris Speed (sax tenore, clarinetto)
Craig Taborn (piano elettrico)