Neri Pollastri
Ecco un disco che, per la sua particolare atipicità, costringe l'ascoltatore ad un
esercizio di adeguamento della propria estetica e dei propri schemi di interpretazione.
Programmaticamente caratterizzato fin dal titolo, Koiné è l'ultimo lavoro della
pianista Rita Marcotulli ed è realizzato attingendo ad una molteplicità di mondi
musicali diversi, sotto forma sia di ispirazioni - raccolte dall'autrice per la
composizione dei brani, tutti a sua firma - sia di personalità musicali che vi prendono
parte.
Ciò che tiene uniti i diversi universi musicali, per sé presi molto lontani tra loro, è
soprattutto la personalità di Rita Marcotulli, la sua sensibilità ed il
rapporto che essa ha intrattenuto nel corso degli anni con i musicisti ospiti. Ne
consegue che, aldilà delle forti differenze - ben percepibili ad esempio gli scarti tra
il canto di Lena Willemark e quello di Gianmaria Testa, o tra la voce
algida di Anja Garbarek e quella evocativa di Arto Tuncboyaciyan, ma anche
il contrasto tra le elettroniche di Metaxu ed il legno caldamente acustico di
Anders Jormin - la cifra stilistica del disco è data proprio dal lirismo della
pianista e compositrice.
E proprio riferendosi all'universo dell'autrice si può sciogliere il problema estetico e
di valutazione che sorge allorché l'ascoltatore si chieda entro quale campo musicale si
svolga tutta l'operazione. Rita Marcotulli è infatti una musicista formatasi in
ambito classico, passata attraverso il jazz in vari modi (anche tradizionali, dato
che è la pianista del gruppo europeo di Dewey Redman) ma che certo fa della
pluralità delle collaborazioni e dei contesti il suo personale sfondo culturale. Questo
comporta che un lavoro sfaccettato come "Koiné" non faccia pernio sul paradigma
afroamericano, che anzi rimane largamente sullo sfondo, come mostra
chiaramente "Afromenia", nel quale i ritmi provenienti dall'Africa sono mere suggestioni
che si trasformano nel corso del brano in atmosfere nordeuropee. Viceversa, il progetto
si presenta come una "collana" di diversità, il cui "filo" è appunto la
sensibilità musicale dell'autrice e che, per il resto, vivono in emisferi separati:
nordico e tradizionale "Il richiamo"; postmoderno e pop "Interference"; pura
canzone "Numeri"; lirico "Just Feel", già interpretata da Noa; e via dicendo.
Un tale, manifesto, abbandono del paradigma afroamericano (del resto abituale per
Marcotulli) può mettere in discussione l'appartenenza di questo lavoro al mondo
del jazz, tanto che perfino l'autrice è disposta a farlo. Così come può metterlo in
dubbio l'impiego personalizzato delle influenze e degli stili, che riconduce ad un
approccio europeo alla composizione ed alla fruizione della musica.
Dall'altro lato non si possono però negare la presenza di elementi fortemente
caratteristici del jazz, quali il ruolo delle percussioni e degli stilemi ritmici, quello
delle voci soliste - che caratterizzano in modo determinate il lavoro, impensabile senza
la presenza di proprio quegli interpreti - o la funzione essenziale della coppia
pianoforte-contrabbasso, non a caso incentrata sull'affiatamento decennale di Rita
Marcotulli con Anders Jormin e Palle Danielsson.
Aldilà delle etichette, per apprezzare questo disco è dunque necessario lasciar cadere la
lettura in chiave afroamericana e recuperare criteri di valutazione e di ascolto diversi,
che includono il lirismo ed un certo universalismo costruito, tipicamente europeo, ma non
per questo meno apprezzabile, se ben compreso. Elementi che però - curiosamente e forse
un po' a sorpresa - trovano la loro sintesi nello stesso "luogo" ove viene solitamente
sintetizzato un progetto di jazz afroamericano: nella sensibilità del musicista, nel suo
essere "sé stesso", nel suo incarnare un ruolo profondamente sentito - e che tuttavia
inevitabilmente muta enormemente al mutare dell'origine, della formazione, della
collocazione storica e geografica del musicista stesso, che in questo caso ha "radici"
fortemente europee.
Le "perle" della "collana" composta da Rita Marcotulli sono, come è per lei
solito, molto belle e si avvalgono dell'efficace partecipazione di musicisti di
straordinaria bravura, tra i quali spiccano un Anders Jormin sempre più ai vertici
del suo strumento - memorabili alcuni interventi lirici, anche all'archetto, come quelli
in "G.Continuo" ed in "Koiné" - ed Arto Tuncboyaciyan, già apprezzato con la
pianista in Triboh e che con essa trova forse gli spazi più adatti per liberare la
propria esplosiva creatività.
Accanto ad essi, svettano un Andy Sheppard, impegnato quasi sempre al soprano e
con una voce insospettabilmente "scandinava", che si adatta perfettamente alle atmosfere
della pianista, e la straordinaria cantante svedese Lena Willermark, presente in un
unico brano, "Il richiamo", forse il migliore dell'intero CD, nel quale figurano
degnamente anche Palle Danielsson, Joachim Milder e Javier Girotto.
Valutazione: * * * ½
Sito di Rita Marcotulli:
www.ritamarcotulli.com
Sito di Storie di Note:
www.storiedinote.com
Intervista con Rita Marcotulli
Elenco dei brani:
01. G.Continuo - 6:18
02. Fragment/1
03. Interference - 3:02
04. Afromenia - 4:26
05. Fragment/2
06. Il richiamo - 8:40
07. Numeri - 4:30
08. Koiné - 4:30
09. Just Feel - 2:05
10. E per non fare la fine di quella talpa
11. Fuori dal tempo - 4:15
Tutti i brani sono di Rita Marcotulli; i testi di 03. sono di Anja Garbarek, quelli di
07. Di Gianmaria Testa
Musicisti:
Rita Marcotulli (pianoforte, harmonium, voce)
Stanley R. Adams (trombone)
Michele Ascolese (chitarra)
Donatella Bonanni (violino)
Luca Bulgarelli (contrabbasso)
Jon Christensen (batteria)
Palle Danielsson (contrabbasso)
Anja Garbarek (voce)
Roberto Gatto (batteria)
Javier Girotto (sassofoni, flauti)
Anders Jormin (contrabbasso)
Audun Kleive (batteria)
Metaxu (elettronica)
Joachim Milder (sassofoni)
Pasquale Minieri (elettronica)
Alessandra Montani (violoncello)
Rita Salis (violino)
Ivo Scarponi (violoncello)
Andy Sheppard (sassofoni)
Marcello Strignano (violino)
Gianmaria Testa (chitarra, voce)
Giuseppe Tortora (violoncello)
Arto Tunbyaciyan (percussioni, voce)
Lena Willemark (voce)