Quantcast

jazz Padova Porsche Jazz Festival 2006
  ricerca avanzata
    Newsletter  
  bookmark - aggiornamento periodico contattaci - per i redattori  





SITE PARTNERS
All About Jazz: US
Francia: Citizen jazz


Koiné
Rita Marcotulli (Storie di Note - Italia - 2002 - distr. Suonimusic)

Neri Pollastri

Ecco un disco che, per la sua particolare atipicità, costringe l'ascoltatore ad un esercizio di adeguamento della propria estetica e dei propri schemi di interpretazione.

Programmaticamente caratterizzato fin dal titolo, Koiné è l'ultimo lavoro della pianista Rita Marcotulli ed è realizzato attingendo ad una molteplicità di mondi musicali diversi, sotto forma sia di ispirazioni - raccolte dall'autrice per la composizione dei brani, tutti a sua firma - sia di personalità musicali che vi prendono parte.

Ciò che tiene uniti i diversi universi musicali, per sé presi molto lontani tra loro, è soprattutto la personalità di Rita Marcotulli, la sua sensibilità ed il rapporto che essa ha intrattenuto nel corso degli anni con i musicisti ospiti. Ne consegue che, aldilà delle forti differenze - ben percepibili ad esempio gli scarti tra il canto di Lena Willemark e quello di Gianmaria Testa, o tra la voce algida di Anja Garbarek e quella evocativa di Arto Tuncboyaciyan, ma anche il contrasto tra le elettroniche di Metaxu ed il legno caldamente acustico di Anders Jormin - la cifra stilistica del disco è data proprio dal lirismo della pianista e compositrice.

E proprio riferendosi all'universo dell'autrice si può sciogliere il problema estetico e di valutazione che sorge allorché l'ascoltatore si chieda entro quale campo musicale si svolga tutta l'operazione. Rita Marcotulli è infatti una musicista formatasi in ambito classico, passata attraverso il jazz in vari modi (anche tradizionali, dato che è la pianista del gruppo europeo di Dewey Redman) ma che certo fa della pluralità delle collaborazioni e dei contesti il suo personale sfondo culturale. Questo comporta che un lavoro sfaccettato come "Koiné" non faccia pernio sul paradigma afroamericano, che anzi rimane largamente sullo sfondo, come mostra chiaramente "Afromenia", nel quale i ritmi provenienti dall'Africa sono mere suggestioni che si trasformano nel corso del brano in atmosfere nordeuropee. Viceversa, il progetto si presenta come una "collana" di diversità, il cui "filo" è appunto la sensibilità musicale dell'autrice e che, per il resto, vivono in emisferi separati: nordico e tradizionale "Il richiamo"; postmoderno e pop "Interference"; pura canzone "Numeri"; lirico "Just Feel", già interpretata da Noa; e via dicendo.

Un tale, manifesto, abbandono del paradigma afroamericano (del resto abituale per Marcotulli) può mettere in discussione l'appartenenza di questo lavoro al mondo del jazz, tanto che perfino l'autrice è disposta a farlo. Così come può metterlo in dubbio l'impiego personalizzato delle influenze e degli stili, che riconduce ad un approccio europeo alla composizione ed alla fruizione della musica.

Dall'altro lato non si possono però negare la presenza di elementi fortemente caratteristici del jazz, quali il ruolo delle percussioni e degli stilemi ritmici, quello delle voci soliste - che caratterizzano in modo determinate il lavoro, impensabile senza la presenza di proprio quegli interpreti - o la funzione essenziale della coppia pianoforte-contrabbasso, non a caso incentrata sull'affiatamento decennale di Rita Marcotulli con Anders Jormin e Palle Danielsson.

Aldilà delle etichette, per apprezzare questo disco è dunque necessario lasciar cadere la lettura in chiave afroamericana e recuperare criteri di valutazione e di ascolto diversi, che includono il lirismo ed un certo universalismo costruito, tipicamente europeo, ma non per questo meno apprezzabile, se ben compreso. Elementi che però - curiosamente e forse un po' a sorpresa - trovano la loro sintesi nello stesso "luogo" ove viene solitamente sintetizzato un progetto di jazz afroamericano: nella sensibilità del musicista, nel suo essere "sé stesso", nel suo incarnare un ruolo profondamente sentito - e che tuttavia inevitabilmente muta enormemente al mutare dell'origine, della formazione, della collocazione storica e geografica del musicista stesso, che in questo caso ha "radici" fortemente europee.

Le "perle" della "collana" composta da Rita Marcotulli sono, come è per lei solito, molto belle e si avvalgono dell'efficace partecipazione di musicisti di straordinaria bravura, tra i quali spiccano un Anders Jormin sempre più ai vertici del suo strumento - memorabili alcuni interventi lirici, anche all'archetto, come quelli in "G.Continuo" ed in "Koiné" - ed Arto Tuncboyaciyan, già apprezzato con la pianista in Triboh e che con essa trova forse gli spazi più adatti per liberare la propria esplosiva creatività.

Accanto ad essi, svettano un Andy Sheppard, impegnato quasi sempre al soprano e con una voce insospettabilmente "scandinava", che si adatta perfettamente alle atmosfere della pianista, e la straordinaria cantante svedese Lena Willermark, presente in un unico brano, "Il richiamo", forse il migliore dell'intero CD, nel quale figurano degnamente anche Palle Danielsson, Joachim Milder e Javier Girotto.

Valutazione: * * * ½

Sito di Rita Marcotulli:
www.ritamarcotulli.com
Sito di Storie di Note:
www.storiedinote.com

Intervista con Rita Marcotulli

Elenco dei brani:
01. G.Continuo - 6:18
02. Fragment/1
03. Interference - 3:02
04. Afromenia - 4:26
05. Fragment/2
06. Il richiamo - 8:40
07. Numeri - 4:30
08. Koiné - 4:30
09. Just Feel - 2:05
10. E per non fare la fine di quella talpa
11. Fuori dal tempo - 4:15

Tutti i brani sono di Rita Marcotulli; i testi di 03. sono di Anja Garbarek, quelli di 07. Di Gianmaria Testa

Musicisti:
Rita Marcotulli (pianoforte, harmonium, voce)
Stanley R. Adams (trombone)
Michele Ascolese (chitarra)
Donatella Bonanni (violino)
Luca Bulgarelli (contrabbasso)
Jon Christensen (batteria)
Palle Danielsson (contrabbasso)
Anja Garbarek (voce)
Roberto Gatto (batteria)
Javier Girotto (sassofoni, flauti)
Anders Jormin (contrabbasso)
Audun Kleive (batteria)
Metaxu (elettronica)
Joachim Milder (sassofoni)
Pasquale Minieri (elettronica)
Alessandra Montani (violoncello)
Rita Salis (violino)
Ivo Scarponi (violoncello)
Andy Sheppard (sassofoni)
Marcello Strignano (violino)
Gianmaria Testa (chitarra, voce)
Giuseppe Tortora (violoncello)
Arto Tunbyaciyan (percussioni, voce)
Lena Willemark (voce)




Padova Porsche Jazz Festival 2006
home   -   bookmark   -   per i redattori   -   contattaci
© 2006 Tutti i diritti su articoli, foto e disegni sono riservati Privacy