Enrico Bettinello
Qualche annotazione biografica non sarà di troppo, dato che una delle poche possibilità
che abbiate incontrato il nome di Philip Cohran sta negli annuari
dell'Arkestra di Sun Ra, con cui il nostro ha suonato la tromba dal 1958 al
1961 - lo troviamo su dischi come Angels & Demons at Plays [in un paio di brani
suona anche lo zither] o nel recentemente ristampato Music from Tomorrow's World.
Nato nel Mississippi nel 1927 e cresciuto a St. Louis [tra i suoi primi colleghi c'era
anche Oliver Nelson], suona nel 1950 con Jay McShann, esperienza
particolarmente formativa per la grande varietà di musica che con la band si trovavano ad
affrontare. Trasferitosi a Chicago nel 1953 dove viene introdotto da John
Gilmore e Walter Perkins alla corte spaziale di sua maestà Sun Ra.
Chicago rimane la sua base anche dopo l'avventura con Sun Ra, e Cohran coltiva una
incredibile serie di interessi, dalla matematica alla storia, alla zoologia, in una
biografia che lo vede educatore, attivista, studioso, inventore di strumenti, maestro
spirituale, punto di riferimento per la comunità nera...
Suona qualche volta con Muhal Richard Abrams [il suo rapporto con la AACM
sarà controverso, di proposizione, ma con qualche presa di distanza] e le sue orchestre
sperimentali, guadagnandosi da vivere con i lavori più diversi e fondando The Artistic
Heritage Ensemble, formazione che troviamo anche in questa bellissima ristampa di un
disco che era stato originariamente pubblicato dall'etichetta dello stesso Cohran, la
Zulu, nel 1968, "On the Beach".
Nel gruppo ci sono alcuni pregevoli sessionmen della Chess - tra cui quel
Pete Cosey che suonerà la chitarra anche con Miles Davis - che riescono a
soddisfare l'esigenza di Cohran di esplorare musicalmente e spiritualmente nuovi
territori della libertà, prendendo anche fisicamente "possesso" del territorio della
spiaggia del lago Michigan [quella del titolo] come luogo di meditazione e di performance.
Nell'autunno del 1967 Cohran dirige infatti l'Affro-Arts Theatre, luogo di eventi
musicali, ma anche di condivisione culturale e di insegnamento di lingue africane, il
luogo da cui sgorgano le musiche di questo disco, avvicinabile a larghissime linee a
Alice Coltrane o Don Cherry, un disco in cui convivono felicemente blues e
Africa, oriente e nascente funk, free e ritorno alle radici, il tutto
cementato da un intenso senso collettivo.
Tra le caratteristiche da sottolineare c'è l'uso del frankiphone [ovviamente
inventato dal nostro], sorta di mbira amplificata che caratterizza bene questo
ponte tra passato e futuro, questa ricerca che costituisce un passo importante del lungo
intreccio tra tradizione afroamericana e elettronica a Chicago - si pensi a George
Lewis, ma anche a musicisti più recenti come Jeff Parker.
Cinque brani, più una ripresa di "Unity" dal vivo, tutti da ascoltare, carichi di
misticismo, ma anche di groove [questi sono territori in cui i djs saccheggiano a
man basse...], di musica caldissima e densa, timbricamente stuzzicante, da riscoprire.
Subito.
Valutazione: * * * * ½
Sito della Aestuarium:
http://aestuarium.com
Elenco dei brani:
01. The Minstrel
02. Unity
03. On The Beach
04. Motherhood
05. New Frankiphone Blues
06. Unity Live 1968
Musicisti:
Philip Cohran (cornetta, frankiphone, violino)
Pete Cosey (chitarra)
Bob Crowder Jr. (batteria)
Aaron Dodd (tuba)
Eugene O. Easton (sax tenore, flauto, oboe)
Steven Galloway (trombone)
Master Henry Gibson (congas, timbales)
Charles Handy (tromba, musette)
Mrs. Ella Pearl Jackson, Patricia Ann Smith (voce)
Charles James Williams (sax alto)
Donald Myrick (sax tenore e baritono)
Louis Satterfield (basso, trombone)
Clarence Bridgdes (elettronica)