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L'opera per flauto - Vol. II
Salvatore Sciarrino (Stradivarius - Italia - 2001 - distr. Jupiter)


Francesca Bellino

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"Può la tecnologia immergere l'ascoltatore in una dimensione veramente acustica, comunicare la meraviglia dello spazio, la freschezza di un'esecuzione estemporanea? Può creare una dimensione al medesimo tempo nuova e naturale, senza forzate oggettività, senza la menzogna di riprodurre ciò che non è riproducibile?"

Nell'opera per Flauto, Salvatore Sciarrino parte da quest'interrogativo e si propone di sviscerarlo, analizzandolo e anatomizzandolo nel dettaglio, in ciascun brano. Ma aggiunge un ulteriore svolgimento alla composizione: guida è una tecnica che deve indurre alla riflessione per la sua metodica lucidità, preferita - sempre e comunque - all'eccesso di un virtuosimo che muore in arida autorefenzialità. Dunque un progetto ampio, al limite della costruzione artigianale dello 'spazio suono' quello che Sciarrino imposta per organizzare il proprio comporre, e che, in un secondo tempo, stabilisce per guidarne interpreti e traduttori.

Due CD illustrano il complesso percorso nella dimensione acustica, tecnica ed esecutiva dell'opera per flauto; dodici pezzi, molti dei quali composti negli ultimi tre anni, altri noti da tempo, vengono riuniti in un'unica opera. Interprete nella capacità di trasfigurare idea e senso, nonchè virtuoso dotato di penetrante sensibilità, è Mario Caroli. E per creare lo 'spazio suono', l'ambiente di fondo viene dilatato e trasfigurato. &"Diverse le postazione microfoniche, simultanee, da mixare a seconda delle esigenze di ogni pezzo. Due posizioni per il solista, una delle quali produce un incredibile sdoppiamento della frase, bello da non rimpiangere qualsiasi effetto elettronico" (S.Sciarrino). Scenario: il Duomo di Città di Castello.

Il vol. II si propaga in continuità con il precedente (Stradivarius str 33598). &"Fra i testi dedicati alle nubi" è l'aggancio. Un suono determinato e secco, a intervalli cadenzato, immette ai brusii e pigolii che caratterizzano il movimento. Brevissimi, pennellate eteree, un'effetto acustico che, intenzionalmente impalpabile, tende a farsi sempre più evanescente: una nube, pronta a dissolversi e a trasformarsi -incessantemente- allo spirare e al soffiar dei venti. E ancora, con una continuità che ammalia, in &"Addio case del vento" l'etereo è 'frusciato' (flauto in bocca), l'incorporeo è visualizzato in un allegro movimento finale, danza d'addio d'improbabili case sparpagliate all'aria.

Ne &"l'orologio di Bergson", con un'operazione artigianale da vero mastro orologiaio, Sciarrino forza al massimo il complesso di ingranaggi che costituisce l'ordine temporale della composizione. Il tempo del brano è convertito, seguendo Bergson, in uno spazio dove trasformare l'idea stessa di coscienza (qui, sequenza di tempo e di suoni). Il brano diventa luogo di composizione dell'esperienza dove si insediano i dati immediati che il soggetto acquisisce attraverso la percezione. Contrazione e condensazione del suono ne imitano l'attività e, nell'intuizione di Sciarrino, solo uno strumento a fiato, sussultante ed 'estendibile nelle sue possibilità' quale è il flauto traverso, è capace di restituire alla coscienza la corporeità di tale esperienza.

In &"Morte tamburo" e &"Immagine fenicia" ci si concentra sull'effetto delle diverse postazioni microfoniche, simultanee. Le due posizioni per il solista, una delle quali produce sdoppiamento della frase, rendono perfettamente l'effetto espanso e propagato. Il primo dei due brani è probabilmente quanto di più interessante e sperimentale è contenuto nel CD (alcuni accorgimenti sono ripresi, amplificati e studiati, nella bonus track &"L'orizzonte luminoso di Aton"). Senz'altro Caroli, concentrato all'inverosimile, sa supplire al dubbio-tecnologia di Sciarrino, rivelando lui &"la meraviglia dello spazio, la freschezza di un'esecuzione estemporanea". Il che potrebbe già bastare a rendere sia il mastro compositore, sia il trasfiguratore in suoni due indiscusse meraviglie nel deserto panorama musicale italiano.

Con &"Lettera degli antipodi portata da vento" si riprende fiato. È quello necessario a prospettare, ancora una volta, lo 'spazio suono'. Il ritmo arriva dall'intimità, e non può che irrompere dentro, in spinte velocissime sul diaframma.

Chiude una bonus track, &"L'orizzonte luminoso di Aton", già presente nel vol. I, qui, in una versione remixata.

Per concludere, Sciarrino progetta e impianta un'opera che si propone sicuramente come pietra miliare nella ricerca compositiva e interpretativa dedicata al flauto. Vincendo la sfida nel riuscire a commuovere persino le pietre (come nell'incantesimo poetico di Orfeo), attraversa la tecnica, abbandonata laddove si trasfigura in una etera espressione di fiato.

Per inciso: segnalo una lettura da accompagnare all'ascolto. Si tratta di un articolo dello stesso interprete Mario Caroli, "Fabbrica degli incantisimi. Salvatore Sciarrino: l'opera per flauto", pubblicato su "Syrinx - trimestrale di cultura ed informazione sul flauto" n° 34 anno IX, ottobre-dicembre 1997. Il brano oggetto di studio è stato interpretato in Esplorazione del bianco (Stradivarius str 33539) da Manuel Zurria, dell'ensemble Alter Ego e dallo stesso Caroli nel vol. I dell'opera per flauto.

Valutazione: * * * * *

Pagina Web su Salvatore Sciarrino (in francese):
mac-texier.ircam.fr/textes/c00000091
Pagina Web su Salvatore Sciarrino (in italiano).
www.iaphet.it/sciarrino.htm
Sito di Mario Caroli.
www.mariocaroli.it
Sito della Stradivarius:
www.stradivarius.it

Elenco dei brani:
01. Fra i testi dedicati alle nubi (1989) - 9.06
02. Addio case del vento (1993) - 2.45
03. L'orologio di Bergsono (1999) - 8.39
*+ 04. Morte tamburo (1999) - 4.26
*+ 05. Immagine fenicia (2000) - 5.37
0 06. Lettera degli antipodi portata da vento (2000) - 6.35
* 07. L'orizzonte luminoso di Aton (remixing) - 12.18

*= prima registrazione mondiale
+= dedicato a mario caroli
0= versione non amplificata

Tutti i brani sono stati scritti da Salvatore Sciarrino e interpretati, al flauto, da Mario Caroli.



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