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Soul of Things
Tomasz Stanko (ECM - Germania - 2002 - distr. Ducale)


Valerio Prigiotti

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Sessant'anni sono un'eta importante per un musicista ancora attivo.
Tomasz Stanko li raggiunge da protagonista del jazz polacco, un movimento attivo da decenni, malgrado le restrizioni che il comunismo ha spesso imposto su una forma d'arte molto lontana dall'estetica del realismo socialista.
Protagonista del movimento free, ha sempre espresso un'estetica intima, raccolta e meditativa. Passato il momento più vitale dell'iconoclastia creativa europea, Stanko ha valorizzato un fraseggio raccolto, post-chetbakeriano, spesso molto vicino al pop d'autore per la semplice cantabilità delle frasi. Come molti della sua generazione non ha mai approfondito il linguaggio della tradizione jazzistica, limitando la propria espressione a un ambito raccolto e fragile, sempre in bilico tra fascino e inconsistenza.

Soul of Things è una lunga suite costituita da tredici variazioni, che lo vede alla testa del suo gruppo polacco. Tre giovanissimi virtuosi, dotati di gran tocco e molta sensibilità, da sette anni al fianco del veterano trombettista. La loro estetica è rigorosamente ECM, molto vicina al trio di Peter Erskine. Swing leggero, pulsazione aerea dei piatti, rari colpi di cassa, note tornite del contrabbasso e del timpano. Poco rullante, mano sinistra che si tiene quasi sempre al centro della tastiera, tendenza a una tessitura leggera, ricerca esasperata della melodia anche da parte degli strumenti per tradizione più votati al ritmo.
Pregi e rischi di un trio che promette molto, soprattutto quando abbandona l'ortodossia ECM e sviluppa un approccio più ricco, presente in alcuni brani.

Il CD si apre con tre composizioni che promettono molto di buono. La "Variation I" si abbandona a una pulsazione ritmica leggera e chiara, cullante. Ottima per le frasi brevi di Stanko, che spesso sporca il timbro scuro dello strumento con un suono graffiante - vicino all'estetica passionale della scuola slava degli ottoni - e si muove su fragili note alte, schiacciate in un espressivo pianissimo. Con la "Variation II" lo swing s'intensifica e si mette al servizio di una tenera ballad. La "Variation III" si allontana ancor di più dal camerismo ECM. Qui Stanko dà il meglio, con un assolo originale, dalla forte identità melodica, quasi libero dalle frasi fatte cui ricorrono molti trombettisti d'estrazione free quando sono a corto d'idee su un brano veloce.
L'andamento lirico riprende il sopravvento con la successiva "Variation IV" e Stanko lascia la scena al pianista Marcin Wasilewski e al bassista Slawomir Kurkiewicz, sempre ben sostenuti da Michal Miskiewicz.

La "Variation V" inizia a presentare qualche limite estetico che si aggraverà nel corso della suite. L'andamento melodico leggero, vicino al pop più sofisticato, prende un sapore dolciastro e Stanko alterna momenti di fraseggio gustoso a frasi fatte post-free, ormai logore. È ancora il trio ritmico a mantenere alto l'interesse, con una menzione particolare per Wasileski.

Le successive variazioni, prese individualmente, sono apprezzabili, ma l'andamento della composizione si fa sempre più uniforme. La tendenza coloristica a-ritmica si accentua e soffoca la varietà espressiva. La "Variation VI" sembra un lungo preludio in attesa di un brano-Godot che non arriverà mai. Non è certo priva di momenti significativi, ma apre un fase centrale della suite votata a un'estetica timbrica fin troppo immateriale. Alla ricerca dell'anima delle cose, come recita il titolo del CD, il quartetto si ripiega su se stesso, la poesia sfiora minacciosa un gusto decadente e soporifero.
Tendenza confermata dalla "Variation VII". Si accentua l'abbandono della pulsazione ritmica (anche nella versione leggera, cantabile, delle prime variazioni) ed è sempre più forte la sensazione di un fascinoso, ma estenuante, preludiare privo di finalità. Il quartetto si lascia ipnotizzare dalla bellezza del proprio suono strumentale e la suite si ferma, incantata da sirene troppo spesso presenti nelle produzioni di Manfred Eicher.
Simili, molto, nell'andamento la "Variation VIII" - con un assolo di Miskiewicz che non riesce a spezzare la monotonia - e la "Variation IX".
Devo ripetere che i singoli brani, malgrado qualche lirismo intimista di troppo, sono validi. È la lunga insistenza su una trama esile, raccolta, notturna, ad annoiare. Sempre che lo stato d'animo dell'ascoltatore non sia giusto in cerca d'emozioni crepuscolari...

La suite si rianima con la "Variation X", vicina alla "Variation III" nell'impiego di un materiale tematico facile da memorizzare, quasi pop. Stanko è protagonista del primo assolo e si conferma la tendenza ad alternare belle frasi logiche e articolate a trilli e glissando scontati. Ottimo il trio ritmico che, dopo tanta estasi, molla il freno e restituisce impeto e direzione alla musica.

La "Variation XI" è una sintesi di pregi e difetti della musica attuale di Stanko. In bilico fra movimento e implosione il brano è sottoposto a una disciplina nelle dinamiche tale da far desiderare all'ascoltatore uno slancio energetico che appena affiora è subito represso.
La valenza implosiva domina la "Variation XII", e si fa forte una sensazione di già sentito.

Tomasz Stanko apre in solitudine l'ultimo movimento di "Soul of Things", la "Variation XII". Non accade molto di nuovo in questo brano, che segue senza slancio la falsariga di troppe variazioni che l'hanno preceduto.

È un peccato che questo lavoro sia così legato ai canoni estetici di casa ECM.
Si avvertono le potenzialità di Stanko e dei suoi ottimi compagni di viaggio. Ma, a forza di temere il battito del piede, si cade in conformismi opposti rispetto al bop revival più rispettoso, ma altrettanto ingessati.

Valutazione: * * *

Sito di Tomasz Stanko:
www.stanko.polishjazz.com
Sito della ECM:
www.ecmrecords.com/ecm/history.html

Intervista con Tomasz Stanko

Elenco dei brani:
01. Variation I (Tomasz Stanko) - 5:39
02. Variation II (TS) - 7:57
03. Variation III (TS) - 4:22
04. Variation IV (TS) 5:10
05. Variation V (TS) - 5:41
06. Variation VI (TS) - 4:59
07. Variation VII (TS) - 5:46
08. Variation VIII (TS) - 3:20
09. Variation IX (TS) - 8:06
10. Variation X (TS) - 6:11
11. Variation XI (TS) - 6:51
12. Variation XII (TS) - 5:03
13. Variation XIII (TS) - 5:11

Musicisti:
Tomasz Stanko (tromba)
Marcin Wasilewski (pianoforte)
Slawomir Kurkiewicz (contrabbasso)
Michal Miskiewicz (batteria)



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