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Recensione: L'affrontement des prétendants





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L'affrontement des prétendants
Louis Sclavis Quintet (ECM - Germania - 2001 - distr. Giucar)


Francesco Bigoni

L'affrontement

Ce lo ricordiamo nel periodo della sua decisa affermazione sulla scena internazionale, con l'eccentrico Dominique Pifarély, in Acoustic Quartet. A distanza di sette anni viene pubblicata l'ultima uscita di Louis Sclavis per l'ECM.

L'artista francese è ormai ben lontano dall'accademismo degli inizi. Quest'ultima produzione - tutta francese - denota chiarezza e freschezza di pensiero a dir poco uniche, oltre ad una totale estraneità ad ogni tipo di cliché - che si tratti di retaggio jazzistico tradizionale, o di schematismi nei quali inevitabilmente anche la musica d'avanguardia è venuta talvolta a cadere.
La formazione è perfettamente equilibrata: due strumenti a fiato (le ance del leader e la tromba di Jean-Luc Cappozzo), due strumenti a corde (il violoncello di Vincent Courtois e il contrabbasso del fedelissimo Bruno Chevillon), con la batteria di François Merville quasi a fare da ponte di collegamento fra le due immaginarie sezioni. Sclavis utilizza questo organico sfruttandone tutte le potenzialità espressive, cavando fuori da ogni strumento la più piccola sfumatura.

Quasi che fossero i pezzi di una scacchiera, i cinque musicisti si trovano a suonare ora in solo, ora in duo, ora in trio, ora in quartetto, più raramente in quintetto. I versatili Courtois e Chevillon passano con agilità dall'accompagnamento, ai raddoppi della melodia, a linee tematiche secondarie, liberando spazio prezioso a vantaggio dell'estro poliritmico di Merville.
Ascoltando L'affrontement des prétendants si ha quasi l'impressione che all'interno dei brani contino di più le pause, i silenzi, rispetto ai suoni. Spesso i solisti sono accompagnati soltanto da uno o due strumenti della ritmica; i temi risultano sviluppati più che altro monodicamente, o con l'ausilio di due voci che si rincorrono.

La musica dell'album si suddivide tra evocative suggestioni africane e improvvisazione radicale; ma ad emergere è soprattutto la personalissima ricchezza espressiva di Sclavis. Un susseguirsi di situazioni a tratti radicalmente diverse non intacca minimamente il prodotto finale - ne risulta al contrario il punto di forza; il lirismo dei cinque musicisti si staglia innegabilmente in ogni situazione.

Si pensi al brano di apertura, che dà il titolo al disco; ricorda le atmosfere della Suite Africaine con Aldo Romano e Henri Texier nella ritmica vivace e sincopata. L'improvvisazione iniziale sull'ostinato di violoncello è affidata al trombettista Jean-Luc Cappozzo, forse una gradita sorpresa per molti, musicista eclettico - ricordiamo le sue esperienze nell'ambito del folk francese - influenzato tanto dalla più arcaica tradizione jazzistica quanto dal free più estremo (si tratta probabilmente, in questo senso, dello strumentista europeo più vicino a Hugh Ragin).
Il tema che segue riporta l'attenzione sui clarinetti di Sclavis, all'unisono con la tromba e all'ottava con il contrabbasso. L'effetto è di notevole impatto; l'improvvisazione del leader che segue è tutta giocata su un frammento ritmico ad imitazione della batteria.

Il periodo della collaborazione con Pifarély e Marc Ducret, al confine tra jazz e musica eurocolta, è ricordato nel duo clarino-violoncello "Distances" (assieme, ovviamente, al duo con Ernst Reijseger). Menzione particolare meritano anche alcuni brani solistici, per il loro alto livello; "Hors les murs" è un'improvvisazione fortemente ritmica e atonale di Chevillon, uno dei contrabbassisti più maturi e inventivi sulla scena europea.
"Maputo introduction" è invece lasciata al sax soprano di Sclavis, che in questo caso si avvicina particolarmente all'ultimo Sam Rivers per timbro e scelta linguistica. Il leader rimane fondamentalmente un improvvisatore "europeo", che fonde elementi di riferimento classico, jazzistico (free e non) e popolare (non soltanto francese; si ascolti "Hommage à Lounès Matoub", dedicata al poeta e cantante contestatore algerino assassinato nel 1998, che colloca influssi del folklore maghrebino all'interno di una struttura estesa, sul modello mingusiano), in un lessico del tutto originale.
Ciò che impressiona di più all'ascolto è proprio la sua dirompente personalità.

Uno dei migliori dischi degli ultimi anni.

Valutazione: * * * * *

Biografia di Louis Sclavis (in inglese, da EJN):
www.ejn.it/mus/sclavis.htm
Sito di Louis Sclavis (in francese e giapponese):
www.netlaputa.ne.jp/~lili/
Potete trovare il CD sul sito www.nannucci.it

Elenco dei brani:
01. L'affrontement des prétendants (Sclavis) - 8:41
02. Distances (Sclavis - Courtois) - 3:16
03. Contre contre (Sclavis) - 6:36
04. Hors les murs (Chevillon) - 2:50
05. Possibles (Sclavis) - 5:20
06. Hommage à Lounès Matoub (Sclavis) - 16:55
07. Le temps d'apres (Sclavis) - 8:02
08. Maputo introduction (Sclavis) - 2:32
09. Maputo (Sclavis) - 6:27
10. La mémoire des mains (Sclavis - Courtois - Merville) - 2:29

Musicisti:
Louis Sclavis (clarinetto; clarinetto basso; sassofono soprano)
Jean-Luc Cappozzo (tromba)
Vincent Courtois (violoncello)
Bruno Chevillon (contrabbasso)
François Merville (batteria)

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