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Recensione: Live At Umbria Jazz vol.1





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Live At Umbria Jazz - vol. 1
Gil Evans Orchestra (Egea - Italia - 2000)


Maurizio Comandini

Live At Umbria Jazz

Estate 1987, nel cuore dell'Italia. Caldo. Perugia ospita, come al solito, il Festival di Jazz più noto e più frequentato. Sabato 11 luglio l'orchestra di Gil Evans è di scena allo Stadio Curi con Sting ospite alla voce. Un evento massmediologico trasmesso in diretta dalla televisione italiana, addirittura su RaiUno. Incredibile, il grande jazz al sabato sera sulla rete televisiva con il più alto ascolto in Italia. Sappiamo bene che questa decisione era stata presa più per la presenza di Sting che per quella di Gil, ma Sting era stato molto chiaro nella conferenza stampa: "Il vero protagonista è Gil, con la sua orchestra, io sono solo il cantante."

Il concerto andò benissimo, con una scintillante "Bud & Bird", senza Sting, a chiarire subito come stavano le cose. Ma questo era solo l'inizio di una settimana che avrebbe lasciato il segno.

La sera dopo allo stadio Curi era di scena Miles Davis con Foley, Darryl Jones, Kenny Garrett e così via. Buon concerto, ma dopo il concerto del divino trombettista americano, chi davvero bruciava per la musica non se ne andò affatto a casa. L'appuntamento, quasi segreto, era attorno a mezzanotte. I fortunati che sapevano si ritrovarono a percorrere le stradine medioevali sino alla chiesa sconsacrata di San Francesco al Prato, dove l'Orchestra di Gil Evans iniziava una settimana di concerti notturni. San Francesco al Prato, costruita attorno al 1300, era stata tormentata, negli anni, dai numerosi e ripetuti cedimenti del suolo sottostante. Dopo innumerevoli riparazioni e consolidamenti, all'ennesimo cedimento, con relativo crollo del tetto dell'abside, si decise di rinunciare e la chiesa divenne un bellissimo monumento, poco agibile, senza più una specifica funzionalità religiosa.

Proprio nella zona dell'abside, che aveva come tetto il cielo stellato, era posizionata l'orchestra. Gil era sulla sinistra, piegato sul piano elettrico, spesso immobile, rapito dalla musica che i suoi musicisti creavano per lui istante per istante. Lo spazio riservato all'orchestra era piuttosto gremito e qualche volta il solista di turno si alzava e invadeva il corridoio della navata, dove stava il pubblico. Credo che mai setting fu più appropriato per l'intera settimana di concerti notturni che Gil e la sua gente tennero qui fra il 12 e il 19 di luglio del 1987.

Ricordo i problemi derivati dalla affluenza di pubblico, assolutamente superiore alle attese degli organizzatori, che mai avevano potuto pensare che, per concerti notturni da mezzanotte in poi, si dovesse addirittura arrivare a suddividere lo spettacolo in due set. Dopo una prima serata con molti potenziali ascoltatori scontenti per non avere trovato posto all'interno della chiesa, si decise di chiedere al pubblico di uscire alla fine del primo set per permettere a tutti quelli che erano rimasti fuori di alternarsi con i fortunati che avevano potuto ascoltare la prima parte. Ovviamente non dispiacque, agli stessi organizzatori, la possibilità, in questo modo, di vendere un numero doppio di biglietti.

Riuscii a vedermi le prime tre serate e ognuna fu diversa dall'altra, con il repertorio che in parte si modificava, in parte veniva riproposto, ma in versioni lontane mille miglia una dall'altra. Ricordo, la seconda sera, una medley dedicata a Charles Mingus con George Adams che letteralmente andò in trance davanti ai nostri occhi increduli, durante un lunghissimo, devastante assolo preso fra l'abside e la navata, ciondolante e rapito, quasi sospeso per aria, con la mente e lo strumento a dialogare col suo ex-leader che lo ascoltava da lassù, fra le stelle.

Da quelle meravigliose serate questo primo volume ci propone una scelta di brani molto interessante, perché ci permette di avere per la prima volta su disco ufficiale il brano "Sometimes" di Delmar Brown, vero showcase per il falsetto molto churchy del tastierista nero che già, in una edizione precedente del Festival, aveva avuto grandissimo successo con il trio Bushrock. "Orgone" é una versione allargata di "Gone", brano scritto da Gil come variazione della gershwiniana "Gone, Gone, Gone", e fino ad ora era presente solo nel cofanetto integrale giapponese di 8 CD Complete Gil Evans & the Monday Night Orchestra at Sweet Basil. La versione di Perugia parte con il tema scoppiettante di "Gone" e poi si muove in territori più pacati, con un uso suggestivo della voce di Ursula Dudziak. Nello stesso rarissimo cofanetto giapponese era contenuto anche un altro pezzo mai inciso da Gil in studio, "Subway", il brano fortemente impressionistico scritto da Peter Levin. Un'altra versione di questa composizione, quella tratta dal concerto di Firenze del 7 maggio 1986, era stata proposta nel bel CD Live 1986 Unissued allegato alla rivista Musica Jazz (luglio 1994), poi ripubblicato, dopo pochi mesi, come The Honey Man, dalla Newtone di Roby Droli.

Questo CD è completato dalle battutissime "Up From The Skies", dove il flauto di Chris Hunter aggiunge sapori inconsueti, "Orange Was The Colour…" con George Adams protagonista a ripercorrere sentieri mingusiani e il grintoso blues "Bud and Bird" che vede giustapposti "Bird Feathers" di Charlie Parker e un brano di Bud Powell, due temi riarrangiati magicamente da Gil Evans in modo da esaltare il gioco di incastro dei fiati, facendo sfavillare tutte le sezioni dell'orchestra.

Magiche giornate di una calda estate: ricordo che già nel pomeriggio, nelle stradine del centro di Perugia, ci si poteva imbattere in Gil a spasso con Anita e con il figlio Miles, ricordo George Lewis e signora chiedere indicazioni su dove poter trovare una lavanderia, ricordo le battutine indirizzate a Delmar Brown, che era un po' sopportato dai senatori dell'orchestra, senza che questo avesse alcuna influenza sulla serenità di Gil, che invece lo stimava moltissimo e che, senza dare troppo nell'occhio, in realtà teneva sotto controllo queste piccole tensioni foriere di buona energia creativa sul palco.

Avendo ormai consumato, nella serata con Sting allo stadio, tutto lo stress derivante dalla pressione dei media, l'atmosfera nell'abside era molto rilassata, ma allo stesso tempo carica di energia e di una giusta tensione brulicante indirizzata verso la creatività.

Al di là di queste considerazioni, la grande qualità artistica di quelle notti resta inspiegabile utilizzando la razionalità come strumento di analisi. Magari l'assenza di Hiram Bullock e della sua chitarra elettrica, abituale voce 'forte' della band, aveva costretto l'ensemble a rivedere certe sezioni degli arrangiamenti, cavandone fuori nuovi sapori, nuovi chiaroscuri, nuovi impasti raffinati. O forse il setting così inconsueto e fortemente suggestivo era servito a tirare fuori dai musicisti tutte le componenti immaginifiche della loro arte. Di fatto la musica era felicemente sospesa fra arrangiamento ed improvvisazione, con sezioni molto libere e sezioni molto compatte e scoppiettanti, con le percussioni che si affacciavano a colorare gli spunti melodici e la ritmica che si piegava dolcemente alle esigenze dei solisti sempre in vena di sperimentare nuovi sentieri prima di tornare a casa base. I brani si dilatavano e libravano nell'aria, verso il cielo stellato sopra San Francesco al Prato.

Non avrei mai pensato che da quella situazione, meravigliosa da un punto di vista artistico, ma apparentemente caotica da un punto di vista delle possibilità di una presa del suono ottimale, si fossero ottenuti nastri con una qualità così elevata e 'musicale' come quella che troviamo in questo bellissimo CD pubblicato da Egea. Saranno scherzi giocati dalla memoria, ma addirittura mi pare che qui il suono sia migliore, più bilanciato, con più particolari in evidenza, di quanto non mi fosse sembrato dal vivo, magari anche perché i concerti me li ero visti seduto per terra, a trenta centimetri dalla sezione fiati…

Fortunatamente nella copertina di questo album viene precisato che si tratta del 'volume uno', per cui siamo certi che ne arriverà almeno un altro e non si vede perché non possano essere anche di più. Mettere limiti alla Provvidenza per concerti tenuti nella chiesa di San Francesco al Prato parrebbe proprio blasfemo.

Dov'è che devo firmare la petizione popolare per avere la pubblicazione integrale in cofanetto di tutti i nastri di quella magica settimana della Orchestra di Gil Evans a Perugia?

Valutazione: * * * * *

Sito della Egea Records:
www.egearecords.it

Recensione di Live At Umbria Jazz - vol. 2

Elenco dei brani:
01. Up From The Skies (Jimi Hendrix) 09:30
02. Orange Was The Colour Of Her Dress... (Charles Mingus) 08:31
03. Subway (Peter Levin) 13:40
04. Orgone (Gil Evans) 11:17
05. Sometimes (Delmar Brown) 07:46
06. Bud & Bird (Gil Evans) 19:30

Musicisti:
Gil Evans (conduzione; pianoforte; piano elettrico Fender Rhodes)
Lew Soloff, Shunzo Ono, Miles Evans (tromba)
David Bargeron (tuba; trombone basso)
George Lewis (trombone)
Tom "Bones" Malone (trombone)
John Clark (corno francese)
John Surman (sax baritono e soprano; tastiere)
Chris Hunter (sax alto; flauto)
George Adams (sax tenore; canto)
Gil Goldstein, Peter Levin (tastiere)
Delmar Brown (tastiere, canto)
Ursula Dudziak (canto)
Emily Mitchell (arpa)
Mark Egan (basso elettrico)
Danny Gottlieb (batteria)
Anita Evans (percussioni)

Padova Porsche Jazz Festival 2006
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