Originariamente concepita per una coreografia di Noemie Lafrance che si e' svolta di fronte alla Grand Central
Station di New York nel maggio del 2005, "Migration" e' il nuovo capitolo di quella ricerca sonora di grande respiro
che Janek Schaefer sta portando avanti ormai da qualche anno.
Cerchiamo innanzitutto di immaginare brevemente il contesto: i danzatori posizionati sui cornicioni delle finestre sopra
il pubblico, in gradi di fluttuare grazie a corde e elastici in una evocazione dello spazio attorno a noi e della
possibilita' di attraversarlo come uccelli migratori.
Il materiale sonoro scelto da Schaefer per questa occasione e' il montaggio di registrazioni sul campo raccolte dall'artista
negli anni, come evidenziano i titoli delle quattro sezioni. Atmosfere quindi che lentamente si trasformano, che includono
ronzii, canti di uccelli, fruscii in lontananza, drones gentili, rumori metropolitani, suoni d'organo, spruzzi
industriali, frequenze polverose...
Le note che accompagnano il disco - nell'intenzione forse di prevenire una delle osservazioni piu' scontate - spiegano
come Migration sia stato scritto per essere ascoltato come esperienza completamente indipendente dalla sua funzione
di musica per la coreografia e, data la natura della costruzione sonora, si puo' essere d'accordo.
Questo non toglie che, come spesso accade in simili circostanze [e senza nulla togliere alla bravura e sensibilita' di
Janek Schaefer, che e' artista tra i piu' concreti della sua generazione], la magia e il fascino che promanano dalla
musica dipendano in modo decisivo dall'attitudine dell'ascoltatore. Magia o tedio, viaggio o galleggiamento in
superficie... la chiave per accedere ai segreti del disegno complessivo si nasconde da qualche parte, il cercarla e'
gia' motivo di interesse.