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The Preacher & The Ghost / Free Spirits
Nexus (Splasc(H) Records - Italia - 1991/1994)

Enrico Bettinello

Riascoltare oggi due tra i dischi piu' significativi della storia dei Nexus, a undici e quattordici anni di distanza rispettivamente dalla loro uscita, e' esperienza al tempo stesso sorprendente e confortante. Confortante lo e' perche' le varie tessere del colorato mosaico che il gruppo guidato dal batterista Tiziano Tononi e dal sassofonista Daniele Cavallanti in questi anni ha costruito sono ancora scintillanti e hanno un ruolo che alla luce dei tanti progetti successivi risulta evidente e indispensabile. Sorprendente perche' la musica di The Preacher & The Ghost e di Free Spirits e' ancora oggi di una attualita' spesso bruciante.

The Preacher & the Ghost, del 1991, e' il primo disco "a tema" della combriccola Tononi/Cavallanti ed e' anche il primo banco di prova per un progetto articolato. La scelta di lavorare attorno alla figura di Albert Ayler si puo' vedere oggi con due diversi sguardi: se da un lato si tratta di un musicista che per il collettivo ha costituito sempre un imprescindibile punto di riferimento, sorge comunque la curiosita' di immaginare come si sarebbero rapportati i Nexus con l'incendiario tenorista qualche anno dopo, con un approccio ancora piu' largo e meno riverente.

Non che la musica di Ayler sia qui riproposta pedissequamente anzi! Gli anni Ottanta erano stati collettivamente quanto di piu' distante del culto ayleriano si possa immaginare ed e' singolare come due interessanti tentativi di rilettura siano giunti piu' o meno nello stesso periodo da parte di artisti del giro milanese: prima il pianista Giorgio Gaslini con lo straordinario Ayler's Wings per la Soul Note, poi appunto i Nexus.

In The Preacher & the Ghost Tiziano Tononi si assume il compito e la responsabilita' di comporre e arrangiare due lunghe suite, in cui lo "spirito" ayleriano aleggi con citazioni, brevi spunti melodici, modalita' di approccio improvvisativo.

Nella prima suite, "...Of Ghosts, Witches & Devils" [che non mancarono mai nell'immaginario del musicista di Cleveland], i Nexus sono un sestetto con Gianluigi Trovesi a contralto e clarinetto, Giancarlo Schiaffini alla tuba e gli "stranieri" Mark Dresser al contrabbasso e Glenn Ferris al trombone, oltre ovviamente a Tononi e Cavallanti.

Il gruppo funziona egregiamente, spruzzando di blues e di densita' sonore che si sciolgono nel continuo swing e che vengono impastate continuamente dall'ottimo lavoro di Dresser; il cuore della suite, con il felice tema di "Song for a Day of Happiness" - richiamato a turno dagli strumenti - e' un tuffo nel fuoco della poesia "ayleriana" in senso lato.

La seconda suite, "L'Orchestre Hallucinant" - in cui si aggiungono un altro contrabbasso e un altro trombone, rispettivamente Attilio Zanchi e Lauro Rossi - ha un carattere di maggiore strutturazione e approfondisce i singoli momenti sonori con maturita' sorprendente, aprendosi a raggiera per contemplare climi musicali e tensioni di natura piu' varia. Come attraverso un rito di iniziazione, per i Nexus la grande prova e' superata e la materia sonora puo' ora scottare tra le mani in attesa di essere plasmata! Bellissimo.


Registrato tre anni dopo, Free Spirits e' un disco dalla forte connotazione politica, non soltanto per gli evidenti riferimenti, ma per una continua tensione che attraversa i temi. Free Spirits e' anche il disco delle "dediche", quelle disseminate all'interno della lunga suite "La Lunga Aurora Rossa" - che vanno da Dolores Ibarruri a Marguerite Duras - a quella per musicisti di profondo riferimento, Dresser e Donald Raphael Garrett per Cavallanti, Bob Moses per Tononi.

Si tratta di un disco in cui l'avvenuta "conquista" dello spazio espressivo richiede con forza di non essere lasciata sola [sebbene dotata di forze spontanee in grado di sorreggerla]. E' questa una lezione che mi sembra attraversi poi tutto il lavoro di Tononi e Cavallanti, con diverse modalita' evolutive: quello che si e' raggiunto e' solo una "grammatica" di base per esprimere ora liberamente le proprie idee e i propri ideali.

In questo emergono punti di riferimento piuttosto evidenti come la Liberation Music Orchestra, la necessita' di un respiro corale da cui poi si possa staccare la voce individuale - che rientra poi con rinnovato vigore nell'istanza collettiva - una emotivita' antifonale che e' l'energia prima della narrazione musicale.

"La Lunga Aurora Rossa" occupa per oltre trenta minuti il disco, attraversando diversi climi e infuocate declamazioni, seguita da "The Dresser", tema ispirato al contrabbassista americano che era stato compagno di avventura nel disco precedente.

Il contrabbasso e' qui invece quello di Daniele Patumi - artista dalla traiettoria artistica sempre coerente e mai giustamente sottolineata - mentre al sax contralto e clarinetto troviamo un superbo Gianluigi Trovesi e al trombone Beppe Caruso. Lo "straniero" della squadra e' Herb Robertson - conosciuto attraverso Tim Berne - musicista che rimarra' poi sempre profondamente legato ai due musicisti milanesi: il suo suono incrinato e emozionante assume per il collettivo una connotazione quasi "lesterbowiana", tra malinconia e euforia.

E' dedicata all'allora da poco scomparso Donald Raphael Garrett la successiva "Raphael's Walk", il cui tema si concretizza solo dopo una lunga escursione timbrica collettiva e trova Cavallanti a disegnare con il baritono guizzi che si avvolgono su se stessi o che schioccano come lingue di fuoco.

Il disco si chiude con la dedica a Moses, "Red Souls, Free Spirits", tribale e evocativo nell'intreccio dei fiati, sorretti da un Tononi che ha integrato al meglio nella batteria tutta una serie di ritmi e accenti percussionistici. Come in tutto il disco, le atmosfere piu' colorate possono incupirsi improvvisamente, a riprova della profonda ambivalenza emotiva delle espressioni tradizionali nere e come segno di un fervore musicale e anche di pensiero che non puo' essere taciuto.

Riascoltati a distanza di diversi anni, questi due lavori dei Nexus sono tasselli importanti nella storia recente del nostro jazz, espressione di un modo profondamente individuale, ma sempre teso al collettivo, di fare musica, di comunicarla, di viverla. I successi che di li' a poco arrideranno - anche se tutto e' relativo, poi - a Tononi e soci, trovano qui le loro basi. Non e' poco.

Valutazione: * * * * [per entrambi]

Sito della Splasc(h):
www.splaschrecords.com

Elenco dei brani:
The Preacher & The Ghost
Part One: ...Of Ghosts, Witches And Devils
01. When Ornette Meets The Ghost - 12:45
02. We Play Spaces - 5:11
03. Song For A Day Of Happiness - 7:47
04. 2*3*3*4*3*2 - 10:26
05. Street Music - 2:56
Part Two: L'Orchestre Hallucinant
06. Hallucination I - 7:13
07. White Hallucination (For Jackson Pollock) - 6:36
08. The Spaced Out Dancer - 9:27
09. Peyote Drum Song - 6:42
10. We Love You - 2:28

Tutti i brani sono composti da Tiziano Tononi

Free Spirits
01. La Grande Aurora Rossa (Tononi) - 30.14
02. The Dresser (Cavallanti) - 17:08
03. Raphael's Walk (Cavallanti) - 10:48
04. Red Souls, Free Spirits [Dedicated To Bob Moses] (Tononi) - 14:00

Musicisti:
The Preacher & The Ghost
Daniele Cavallanti (sax tenore)
Gianluigi Trovesi (sax contralto, clarinetti)
Glenn Ferris, Lauro Rossi (trombone)
Giancarlo Schiaffini (tuba)
Mark Dresser, Attilio Zanchi (contrabbasso)
Tiziano Tononi (batteria, percussioni)

Free Spirits
Daniele Cavallanti (sax tenore e baritono)
Gianluigi Trovesi (sax contralto, clarinetto)
Herb Robertson (trombone, cornetta)
Beppe Caruso (trombone, conchiglie)
Daniele Patumi (contrabbasso)
Tiziano Tononi (batteria, percussioni)



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