Enzo Boddi
Nell'iter artistico di Franco D'Andrea non poteva mancare il confronto in
solitudine con l'opera di Thelonious Monk. Registrato dal vivo il 18 febbraio 2002
al Teatro Metastasio di Prato nell'ambito di Metastasio Jazz e prodotto dalla
Philology in collaborazione con la Backbeat (emanazione della SIDMA, Società Italiana di
Musicologia Afroamericana), questo disco si inserisce nella recente copiosa produzione
discografica del pianista meranese e ne testimonia la prolificità artistica, frutto di un
evidente stato di grazia e di un gran fermento creativo.
Per D'Andrea si tratta di un'occasione di analisi introspettiva condotta attraverso una
delle componenti determinanti del suo complesso mondo espressivo. Lo conferma in pieno
l'interpretazione delle pagine monkiane, neanche lontanamente paragonabile ad una
rilettura. Piuttosto, la si potrebbe definire un'opera di (ri)creazione, nel cui ambito
Monk assume la funzione di filo conduttore di un flusso di idee propagato attraverso un
mosaico composito, oppure di veicolo verso una riflessione sulle radici del pianismo jazz
(lo stride, Jelly Roll Morton, il blues).
"Blue Monk", ad esempio, gode di un'esposizione tematica vagamente dissonante, con un
sostegno walking non canonico, per confluire in uno sviluppo impregnato nella sua
essenza di un sottile senso del blues ed arricchito nei suoi risvolti dal caratteristico
andamento alternato dello stride. Una sintesi lucida, di grande modernità, che si
ha modo di riassaporare più a fondo in "Monk's Dream". Due esecuzioni che Earl
Hines o James P. Johnson avrebbero potuto interpretare se fossero stati nostri
contemporanei.
Altro esempio della capacità di D'Andrea di svincolarsi da canoni interpretativi o
semplici smanie di citazione è "'Round Midnight". Il tema viene spezzettato per costruire
dilatazioni ritmico-armoniche punteggiate di dissonanze, sgombrando il campo da accenti
retorici o tratti melensi e prevedibili anche mediante l'introduzione di una pulsazione
ritmica che in certi frangenti assume una cadenza ossessiva. D'altro canto, l'impiego di
frammenti tematici come nuclei fondanti di nuove strutture è un criterio ricorrente nella
prassi esecutiva del pianista.
Al celebre standard è collegata una medley certamente non corrispondente
alla fisionomia canonica basata su una mera successione di riferimenti tematici. In un
collage di frammenti e connessioni, "Well You Needn't" e "I Mean You" si intersecano per
riapprodare all'introduttiva "Epistrophy", terreno fertile per la creazione di un
impianto ritmico-armonico iterativo, ipnotico. Qui emerge anche la felice intuizione di
sviscerare gli aspetti africani latenti nella musica di Monk, caratteristica
riscontrabile anche nel fitto lavoro contrappuntistico e nell'ostinato che
animano "Pannonica".
Un tale approccio, evidente anche in "Light Blue", è del resto connaturato alla poetica
di D'Andrea, interessato da tempo agli aspetti poliritmici della musica africana, al
punto da innestarli sapientemente nella propria musica, a partire dalla collaborazione
con Africa Djolé per finire al progetto Eleven. Ciò gli consente inoltre di
approfondire la sua ricerca sui registri gravi, rafforzare il ruolo paritetico della mano
sinistra ed esplorare così ancor più efficacemente altri referenti, fonti ispirative e
discendenze stilistiche: Paul Bley e Lennie Tristano in "Rhythm-a-ning";
Cecil Taylor, sorprendentemente, su "Misterioso"; il bop attraverso "Let's Call
This". Una vera e propria summa, dunque, del pianismo jazz contemporaneo.
Valutazione: * * * * *
Sito di Franco D'Andrea:
www.francodandrea.com
Sito della Philology:
www.philologyjazz.it
Elenco dei brani:
01. Pannonica (Monk) - 6:00
02. Blue Monk (Monk) - 8:30
03. Rhythm-a-ning (Monk)- 5:25
04. Round Midnight/Epistrophy-Well You Needn't-I Mean You (Monk) - 12:58
05. Monk's Mood (Monk) - 7:36
06. Misterioso (Monk) - 8:07
07. Monk's Dream (Monk) - 6:14
08. Light Blue (Monk) - 8:32
09. Let's Call This - 10:27
Musicisti:
Franco D'Andrea (piano)