Enrico Bettinello
Incominciamo il nostro racconto dal 1959, quando il sassofonista Sam Rivers [che
di anni all'epoca ne ha già 36, nonostante per diverso tempo molti "sacri testi" lo
abbiano ringiovanito di ben sette candeline!] invita nel proprio Boston
Improvisational Ensemble un tredicenne che con i tamburi e i piatti sembra saperci
davvero fare, tale Tony Williams.
Il ragazzetto rimane ovviamente molto legato a Rivers e quando pochi anni dopo i due si
ritrovano "là dove le cose di jazz accadono", cioè a New York, si ricorda di lui e
ricambia l'invito nel disco Lifetime e nel gruppo in cui si trova a suonare in
quel momento: già, perché il quintetto di Miles Davis nel 1964 perde per strada il
diligente George Coleman e prima di approdare definitivamente a Wayne
Shorter, stacca un biglietto per una trasferta a Tokyo a Sam Rivers!
Doveva respirarsi una gran bell'aria in quegli ultimi mesi del 1964: il nostro
sassofonista saluta Miles [o forse è meglio dire il contrario...], è a fianco
dell'organista Larry Young per Into Somethin' e si appresta a incidere il
primo disco a proprio nome per la Blue Note. La seduta di registrazione viene
fissata per l'11 dicembre... eh già, il 9 proprio non si poteva, lo studio è già stato
prenotato da John Coltrane per A Love Supreme... [che giorni quei giorni!]
Con Rivers ci sono ovviamente Tony Williams, il contrabbasso di Ron Carter
e il pianoforte di Jaki Byard: in una intervista apparsa su Wire del marzo
2002, Rivers racconta che la musica che aveva in mente sembra un po' troppo ardita al
buon Alfred Lion che mette i soldi, cosicché si ripiega su materiale scritto
qualche tempo prima, materiale "di cui sono ancora orgoglioso, ma che era in qualche modo
parte del mio passato", ricorda il sassofonista quasi minimizzando.
In realtà - o forse proprio in considerazione di questo stimolante iato tra la
struttura "tradizionale" del disco e la tensione verso nuovi territori che di lì in poi
Rivers soddisferà - il disco è un capolavoro! Si intitola Fuchsia Swing Song ed
essendo un capolavoro la Blue Note ha aspettato ovviamente fino ad ora per ristamparlo
[mercato del Sol Levante escluso]!
Come dicevamo, il periodo è di grande fertilità: Coltrane, Eric Dolphy è morto da
pochi mesi lasciando Out To Lunch, stanno venendo fuori Archie Shepp e
altri "disturbatori" della quiete jazzistica. Per entrare nel novero dei radicali,
Rivers è costretto ad aspettare, ma non si perde certo d'animo e getta nelle sei
composizioni del disco [nella ristampa ci sono quattro versioni 'alternate' in più] i semi
di un abbraccio trasversale alla creatività nera, che si può fare esplodere
tranquillamente - come ben sappiamo - anche nel consunto giro di blues.
Jaki Byard è in questo senso un compagno importantissimo, con il suo pianismo che
contempla al tempo stesso il cluster e lo stride, le frenesie del fraseggio
bop e un'acutissima sapienza armonica. Nemmeno da ricordare che Carter e Williams suonano
divinamente: in particolare il batterista è un instancabile motore poliritmico, come
nello swing tirato della title-track, deliziosa composizione che riempie di
labirintici angoli l'esplosione hard-bop e in cui Rivers sembra non volersi più fermare
nel turbine delle idee solistiche.
Di "Downstairs Blues Upstairs" troverete la versione edita e ben tre 'alternate', tutte da
confrontare e da gustare, con Rivers che osa e scalpita verso i confini della struttura
senza mai stravolgere né la coerenza né l'armonia d'insieme. È questo un atteggiamento
costante nel disco: il tenore attinge a piene mani dal proprio serbatoio r'n'b, blues,
bop, ma non si piega mai a una logica di riproposizione, attualizzando con una grande
modernità il senso stesso del fraseggio [tanto che alcune frasi sembrano quelle di molti
giovani sassofonisti dei nostri giorni, per cui è storia sia il bop che il free] e
sondando il terreno delle future esplorazioni.
"Luminous Monolith" tiene sospesa la tensione e poi la rilascia come un elastico,
consentendo a Rivers di costruire un solo magnifico, seguito a ruota da un Byard
cristallino, mentre l'atmosfera si fa distesa nella dolcissima "Beatrice", dedicata alla
moglie con cui animerà il loft Rivbea, ballata dai tanti accenti e colori,
giustamente rimasta famosa.
Tutto il disco brilla di una luce speciale, una sorta di ponte che apre come i petali di
un fiore la lezione di Sonny Rollins, sovrapponendo gli strati della storia del
jazz, condensandoli in un flusso ispiratissimo di novità che si sposano alla tradizione
[basti ascoltare l'assolo di Byard in "Ellipsis"], una musica che proprio riascoltata
oggi grazie alle oscure dinamiche editoriali dell'etichetta - e dopo qualche tempo queste
ristampe in serie limitata vengono anche ritirate - suona di grandissima profondità.
Imperdibile!
Valutazione: * * * * *
Sito della Blue Note:
www.bluenote.com
Elenco dei brani:
01. Fuchsia Swing Song - 6:01
02. Downstairs Blues Upstairs - 5:30
03. Cyclic Episode - 6:55
04. Luminous Monolith - 6:29
05. Beatrice - 6:10
06. Ellipsis - 7:40
07. Luminous Monolith [alt. tk] - 6:36
08. Downstairs Blues Upstairs [1st alt. tk] - 8:06
09. Downstairs Blues Upstairs [2nd alt. tk] - 7.44
10. Downstairs Blues Upstairs [3rd alt. tk] - 7:47
Tutte le composizioni sono di Sam Rivers
Musicisti:
Sam Rivers (sax tenore)
Jaki Byard (pianoforte)
Ron Carter (contrabbasso)
Tony Williams (batteria)