Quantcast

jazz Padova Porsche Jazz Festival 2006
  ricerca avanzata
    Newsletter  
  bookmark - aggiornamento periodico contattaci - per i redattori  





SITE PARTNERS
All About Jazz: US
Francia: Citizen jazz


Fuchsia Swing Song
Sam Rivers (Blue Note - USA - 1964/rist. 2003)

Enrico Bettinello

Incominciamo il nostro racconto dal 1959, quando il sassofonista Sam Rivers [che di anni all'epoca ne ha già 36, nonostante per diverso tempo molti "sacri testi" lo abbiano ringiovanito di ben sette candeline!] invita nel proprio Boston Improvisational Ensemble un tredicenne che con i tamburi e i piatti sembra saperci davvero fare, tale Tony Williams.

Il ragazzetto rimane ovviamente molto legato a Rivers e quando pochi anni dopo i due si ritrovano "là dove le cose di jazz accadono", cioè a New York, si ricorda di lui e ricambia l'invito nel disco Lifetime e nel gruppo in cui si trova a suonare in quel momento: già, perché il quintetto di Miles Davis nel 1964 perde per strada il diligente George Coleman e prima di approdare definitivamente a Wayne Shorter, stacca un biglietto per una trasferta a Tokyo a Sam Rivers!

Doveva respirarsi una gran bell'aria in quegli ultimi mesi del 1964: il nostro sassofonista saluta Miles [o forse è meglio dire il contrario...], è a fianco dell'organista Larry Young per Into Somethin' e si appresta a incidere il primo disco a proprio nome per la Blue Note. La seduta di registrazione viene fissata per l'11 dicembre... eh già, il 9 proprio non si poteva, lo studio è già stato prenotato da John Coltrane per A Love Supreme... [che giorni quei giorni!]

Con Rivers ci sono ovviamente Tony Williams, il contrabbasso di Ron Carter e il pianoforte di Jaki Byard: in una intervista apparsa su Wire del marzo 2002, Rivers racconta che la musica che aveva in mente sembra un po' troppo ardita al buon Alfred Lion che mette i soldi, cosicché si ripiega su materiale scritto qualche tempo prima, materiale "di cui sono ancora orgoglioso, ma che era in qualche modo parte del mio passato", ricorda il sassofonista quasi minimizzando.

In realtà - o forse proprio in considerazione di questo stimolante iato tra la struttura "tradizionale" del disco e la tensione verso nuovi territori che di lì in poi Rivers soddisferà - il disco è un capolavoro! Si intitola Fuchsia Swing Song ed essendo un capolavoro la Blue Note ha aspettato ovviamente fino ad ora per ristamparlo [mercato del Sol Levante escluso]!

Come dicevamo, il periodo è di grande fertilità: Coltrane, Eric Dolphy è morto da pochi mesi lasciando Out To Lunch, stanno venendo fuori Archie Shepp e altri "disturbatori" della quiete jazzistica. Per entrare nel novero dei radicali, Rivers è costretto ad aspettare, ma non si perde certo d'animo e getta nelle sei composizioni del disco [nella ristampa ci sono quattro versioni 'alternate' in più] i semi di un abbraccio trasversale alla creatività nera, che si può fare esplodere tranquillamente - come ben sappiamo - anche nel consunto giro di blues.

Jaki Byard è in questo senso un compagno importantissimo, con il suo pianismo che contempla al tempo stesso il cluster e lo stride, le frenesie del fraseggio bop e un'acutissima sapienza armonica. Nemmeno da ricordare che Carter e Williams suonano divinamente: in particolare il batterista è un instancabile motore poliritmico, come nello swing tirato della title-track, deliziosa composizione che riempie di labirintici angoli l'esplosione hard-bop e in cui Rivers sembra non volersi più fermare nel turbine delle idee solistiche.

Di "Downstairs Blues Upstairs" troverete la versione edita e ben tre 'alternate', tutte da confrontare e da gustare, con Rivers che osa e scalpita verso i confini della struttura senza mai stravolgere né la coerenza né l'armonia d'insieme. È questo un atteggiamento costante nel disco: il tenore attinge a piene mani dal proprio serbatoio r'n'b, blues, bop, ma non si piega mai a una logica di riproposizione, attualizzando con una grande modernità il senso stesso del fraseggio [tanto che alcune frasi sembrano quelle di molti giovani sassofonisti dei nostri giorni, per cui è storia sia il bop che il free] e sondando il terreno delle future esplorazioni.

"Luminous Monolith" tiene sospesa la tensione e poi la rilascia come un elastico, consentendo a Rivers di costruire un solo magnifico, seguito a ruota da un Byard cristallino, mentre l'atmosfera si fa distesa nella dolcissima "Beatrice", dedicata alla moglie con cui animerà il loft Rivbea, ballata dai tanti accenti e colori, giustamente rimasta famosa.

Tutto il disco brilla di una luce speciale, una sorta di ponte che apre come i petali di un fiore la lezione di Sonny Rollins, sovrapponendo gli strati della storia del jazz, condensandoli in un flusso ispiratissimo di novità che si sposano alla tradizione [basti ascoltare l'assolo di Byard in "Ellipsis"], una musica che proprio riascoltata oggi grazie alle oscure dinamiche editoriali dell'etichetta - e dopo qualche tempo queste ristampe in serie limitata vengono anche ritirate - suona di grandissima profondità.

Imperdibile!

Valutazione: * * * * *

Sito della Blue Note:
www.bluenote.com

Elenco dei brani:
01. Fuchsia Swing Song - 6:01
02. Downstairs Blues Upstairs - 5:30
03. Cyclic Episode - 6:55
04. Luminous Monolith - 6:29
05. Beatrice - 6:10
06. Ellipsis - 7:40
07. Luminous Monolith [alt. tk] - 6:36
08. Downstairs Blues Upstairs [1st alt. tk] - 8:06
09. Downstairs Blues Upstairs [2nd alt. tk] - 7.44
10. Downstairs Blues Upstairs [3rd alt. tk] - 7:47

Tutte le composizioni sono di Sam Rivers

Musicisti:
Sam Rivers (sax tenore)
Jaki Byard (pianoforte)
Ron Carter (contrabbasso)
Tony Williams (batteria)





Padova Porsche Jazz Festival 2006
home   -   bookmark   -   per i redattori   -   contattaci
© 2006 Tutti i diritti su articoli, foto e disegni sono riservati Privacy