Valerio Prigiotti
«Moon Glow» è il nuovo capitolo della rinascita di Jimmy Scott, uscito
pochi mesi dopo «Falling in
Love Is Wonderful», magnifica testimonianza della
prima fase della sua carriera, distrutta dalle pressioni mafiose del boss della Savoy.
Il paragone fra i due CD è utile per delineare l'evoluzione artistica di un cantante
unico, che una rara sindrome ha bloccato nello sviluppo, lasciandogli un'eterna voce
bianca, pre-adolescenziale.
Gli acuti squillanti, il sostegno a pieni polmoni degli anni Sessanta, non ci sono più.
Senza alterare la dominante femminile del suo timbro, l'età ha inciso sulle corde vocali
e il fiato, ma il risultato è, a dir poco, affascinante. Scott, infatti, affronta il
passare del tempo senza timori e traduce le carenze in pregi interpretativi.
Un percorso che può ricordare quello di Billie Holiday e lo porta a trarre da
arrochimenti, ingolature e difficoltà di sostegno, il materiale prezioso per
interpretazioni uniche.
Le vocali lunghe e penetranti cedono il passo a sillabe corte, martellanti e roche, che
modificano l'andamento ritmico della frase e la riplasmano. Il senso del dramma che gli
aveva garantito il soprannome di Crying Scott, diviene sofferta rivelazione di
sentimenti e si distende su un repertorio affrontato con lo stesso relax notturno
di «Dream», il secondo disco del ritorno, inciso live in studio, come
precisavano le note di copertina.
Il senso d'intimità di quelle tre serate del febbraio 1994, è ripreso in «Moon
Glow», registrato fra novembre 2000 e agosto 2001, ma pubblicato solo ora.
La differenza sta nel variare, di brano in brano, degli accompagnatori, una formula
modulare spesso causa di eccessiva dispersione, ma il produttore Todd
Barkan ha scelto i musicisti con cura e li ha distribuiti trovando sempre il giusto
equilibrio.
Così Scott interpreta Moonglow con il sostegno di Joe Beck e George
Mraz, ma il tocco leggero di chitarra e contrabbasso è temperato dal robusto tenore
di Eric Alexander. Those Who Were è un piccolo gioiello: sette minuti di
assoluta concentrazione che il cantante affronta con il pianoforte di Larry
Willis, mentre How Long Has This Been Going On ha un classico timbro anni
Cinquanta, con Hank Crawford, Cyrus Chestnut, Grady Tate, Mraz e
Beck.
In I Thought Abut You la tromba di Lew Soloff affianca Scott, con tutta
l'esperienza di chi ha passato anni al fianco di Barbra Streisand. L'enfasi di
Yesterday esce quasi neutralizzata, perché al pathos della voce fa contrappunto
l'armonica delicata e leggera di Grégoire Maret.
Maret e Willis ritornano per Solitude, il momento più alto del disco: un lamento
accorato e autobiografico, privo di retorica.
Valutazione: * * * *
Biografia di Jimmy Scott:
www.fantasyjazz.com/html/scott_j_bio.html
Sito della Milestone Records:
www.fantasyjazz.com
Elenco dei brani:
01. Moonglow (Hudson; De Lange; Mills) - 3:46
02. Since I Fell for You (Buddy Johnson) - 4 :44
03. Those Who Were (Pedersen; Freeman) - 7:09
04. Yesterday (Lennon; McCartney) - 4:12
05. How Long Has This Been Going On? (Gershwin; Gershwin) - 7:29
06. I Thought About You (Van Heusen; Mercer) - 4:28
07. Time on My Hands (Youmans; Adamson; Gordon) - 6:13
08. If I Should Lose You (Rainger) - 3:39
09. Solitude (Ellington; De Lange; Mills) - 6:17
10. We'll Be Together Again (Laine ; Fischer) - 5:31
Musicisti:
Jimmy Scott (voce)
Lew Soloff (tromba)
Hank Crawford (sassofono contralto)
Eric Alexander; David "Fathead" Newman; Bob Kindred (sassofono tenore)
Grégoire Maret (armonica)
Larry Willis ; Cyrus Chestnut ; Renee Rosnes ; Michael Kanan (pianoforte)
Joe Beck (chitarra)
Joe Locke (vibrafono)
George Mraz (contrabbasso)
Clarence Penn; Grady Tate; Lewis Nash (batteria)