Valerio Prigiotti
Questa volta arriviamo tardi, con «Streams of Consciousness» che ha già ricevuto
il giusto plauso della critica. La colpa è, senza dubbio, di chi scrive, ma non per
inerzia, perché la ristampa di questo memorabile incontro l'abbiamo ricevuta da tempo e
ascoltata più volte.
È la musica, così perfetta e semplice, che ci ha posto in difficoltà, raschiando il fondo
del nostro vocabolario, col rischio di sfornare una recensione macchinale, sotto la
pressione della cronaca. Vediamo se questa è la volta giusta.
Max Roach incontra Abdullah Ibrahim (ex Dollar Brand) nel
1977, al culmine di una stagione che vide il trionfo di formati essenziali, duo e
assolo. Il motivo era economico, gli anni Settanta misero in crisi il jazz come non
accadeva dai tempi tragici del crollo di Wall Street.
Costava troppo una sala prove, figuriamoci un quintetto e non parliamo di una big band.
Meglio lavorare sulle aperture formali e idiomatiche elaborate negli anni Sessanta, che
si potevano usare come base di dialoghi poco o nulla preparati.
In fondo è opera simile alla codifica operata dai musicisti bebop, anch'essi costretti
a operare su organici poco articolati. La loro razionalizzazione dell'assolo e delle strutture armoniche, rendeva
possibile incontrarsi e suonare senza troppi preliminari.
Arriviamo a «Streams of Consciousness»: in una stagione dai forti toni politici,
non troviamo traccia di cronaca in alcun titolo. Strano, considerata la biografia dei due
protagonisti. Nessun disimpegno, la militanza si è fatta musica senza filtri e non sforna
titoli come Sweet Mao, imbarazzante dichiarazione d'amore per la dittatura cinese,
da parte di Roach e Archie Shepp.
La ricerca di libertà, assieme all'orgoglio di appartenere a culture oppresse, quanto
decisive, appare in ogni singola nota e la permea di blues e Africa. Tutto sotto il segno
di Ellington, il primo a mobilitare l'espressività di un popolo per cantarne le
gesta, senza alcuno sbandieramento e con efficacia assai superiore.
Non è casuale la presenza del Duca nella carriera d'entrambi i protagonisti. Roach era al
suo fianco in «Money Jungle», capolavoro assoluto, con il quale Ellington pose la
sua firma sul capitolo jazz e Africa, stabilendo il vero precedente di «Streams of
Consciousness».
Sempre Ellington è il fautore del riconoscimento internazionale di Ibrahim, che ne ha
subito l'influenza in termini di percussività, modulazione espressiva, gestione dei
colori e forza narrativa.
Sono doti che possono descrivere altrettanto bene il drumming di Roach,
costituendo un campo d'azione sul quale i due si muovono con profonda sicurezza
architettonica.
Le quattro improvvisazioni presentano tutte saldi riferimenti tematici, anche con ritorni
a distanza di molti minuti, come in Streams of Consciousness, che vede riproporsi,
nel finale, buona parte del materiale presentato all'inizio. In mezzo ventuno minuti che
si fatica a ritenere frutto di un'improvvisazione totale: un brano così bilanciato, sul
piano delle uscite in assolo e dello sviluppo generale, da sembrare una suite preparata
con cura.
Dopo un'apertura così imponente, fa contrasto Inception, un breve quadretto,
impostato da Roach sulla falsariga dei molti studi per sola batteria, che incise in
quegli anni. Sopra Ibrahim si muove per block chord, di gusto sudafricano.
Il blues si prende tutta la scena con Acclamation, un brano semplice, con la
spinta ritmica impostata dai piatti di Roach e dalla linea di basso del pianista, che
lascia alla mano destra il compito di rendere omaggio alla tradizione più downhome.
In chiusura Consaguinity e l'avvio è analogo a Inception: Roach imposta una
figurazione ritmica, che si fa asse portante di un'esecuzione sviluppata da Ibrahim,
sempre mediante l'uso di block chord, qui più incisivi e segmentati.
Valutazione: * * * * *
Sito di Abdullah Ibrahim:
www.abdullahibrahim.com
Biografia di Max Roach:
www.duke.edu/~src6/
Sito della Piadrum Records:
www.piadrum.com
Elenco dei brani:
01. Streams of Consciousness - 21:01
02. Inception - 3:53
03. Acclamation - 9:30
04. Consaguinity - 6:55
(tutti i brani composti da Max Roach e Abdullah Ibrahim)
Musicisti:
Max Roach (batteria)
Abdullah Ibrahim (pianoforte)