Olindo Fortino
Si sa, Cecil Taylor è uno di quelli che ha letteralmente divelto le
logiche del pianoforte e le sintassi della libera improvvisazione negli ultimi
quarant'anni. Dal canto suo l'Instabile Italian Orchestra contribuisce da ben
tredici anni a coagulare le più effervescenti voci della scena jazzistica italiana intorno
a progetti di grande rigore e spessore artistico. Spesso questi progetti
si sono trasformati in eventi di risonanza internazionale, e hanno dato
luogo a performance dal vivo ed incisioni in studio che hanno
documentato incontri e simposi sonori fibrillanti.
Come ebbe a dire una volta il suo fondatore, il trombettista
Pino Minafra, l'Instabile è nata con lo scopo d'essere "una breccia
attraverso la quale rompere l'indifferenza che circonda la creatività italiana di
derivazione jazzistica, e questo sia nel nostro paese che all'estero".
L'essere riusciti a catalizzare l'attenzione di Cecil Taylor e a solleticare il suo desiderio
di collaborare a più riprese con l'orchestra significa che tale indifferenza si è
ormai dissolta. La credibilità di questa atipica big band, anzi, ha ormai
raggiunto livelli ragguardevoli tanto nel circuito dei più rinomanti festival internazionali
quanto tra i maestri del jazz sperimentale.
The Owner Of The River Bank documenta il primo fruttuoso incontro
dell'Instabile con l'eresiarca del piano e della notazione scritta in quel di Ruvo, in
occasione del Talos Festival tenutosi presso la cittadina pugliese nel settembre del 2000.
Da lì le strade si sono di nuovo incrociate dapprima nel marzo 2002 (durante il
Banlieues Bleues Festival di Bobigny) e poi nel settembre 2003 in seno al festival sardo di
Sant'Anna Arresi. L'estesa suite autografa di Taylor da cui prende titolo il CD si snoda in sette
movimenti con caratteristiche e attributi differenti come le quattro stagioni. Vibrati ed
ondulati tessuti ritmici rilasciati in maniera sorniona dagli archi e dal piano
apprestano nel "primo movimento" una morbida passerella calpestata dal sottile respiro
della tromba e del sax che introduce il resto dell'orchestra.
In quello successivo blocchi di note e accordi si sfregano gli uni con gli
altri dando luogo a scintille timbriche che mano a mano si trasformano in ardenti e
roboanti cascate armoniche, una materia plastica tirata qua e là dal guizzo di ance ed
ottoni, dalle bellicose rullate di batteria e dagli squassanti passaggi e glissandi
pianistici da parte di Taylor e Umberto Petrin.
Nel "terzo movimento" l'incedere acquista invece i toni di un vero e proprio
"crescendo", gli interventi degli strumenti si dispongono secondo un solido senso
architettonico, la prospettiva è ripida, ma coerente, squarciata spesso da fughe, virtuosismi e
intrusioni deformanti. Il registro basso di Taylor appone sul lirismo dell'orchestra un
contrasto drammatico e impressionista che prende il largo nel "quinto movimento",
allorchè la febbrile mescolanza di voci e parti improvvisate crea un'atmosfera
primigenia e quasi tribale.
In alcuni passaggi l'echo degli esperimenti effettuati da Taylor con la
Jazz Composer's Orchestra of America sotto la conduzione di Michael Mantler e
Carla Bley nei tardi anni Sessanta affiora in modo manifesto, ma in questo contesto
l'approccio melodico e lo spirito europeo dell'Instabile soverchia i toni grigioscuri di
quell'esperienza con pennellate di luce e vivaci trame acustiche anche nei
momenti in cui gli enigmatici spartiti di Taylor esigono pause rarefatte e gamme timbriche
impalpabili.
Inutile poi cercare altri motivi ispiratori, rifletterci sopra sarebbe opera
vana e impossibile, qui l'amore di Taylor per Ellington e Monk trascina in un
vortice ogni forma di struttura musicale, sale in superficie e si confonde con una miriade di
visioni antiche e moderne, creando una zona franca dove classicismo contemporaneo e
improvvisazione afroamericana si fondono fino a provocare un'alterità
musicale potentemente icastica e suggestiva.
Anche i profani e coloro che hanno poca dimestichezza con le faccende
tayloriane non si imbarazzino di fronte a questo sorprendente lavoro, cerchino di carpire con
pazienza e attenzione le sottili sfumature tridimensionali del suono, la fulgida
trasparenza degli algoritmi immaginati e messi in libertà. Il senso di disorientamento che ha
attanagliato i rodati componenti e improvvisatori dell'Instabile Italian Orchestra
durante i primi due giorni di prove con il pianista newyorkese (riportato da Marcello Lorrai
nelle dettagliate note di copertina del CD) vale da solo a spiegare la misteriosa bellezza e
l'inafferrabile senso di provocazione emanati da The Owner of the River
Bank. Un riuscitissimo sodalizio tra l'espressione jazzistica italiana e la
sconfinata immaginazione di un artista ancora saldamente a cavallo del suo genio.
Valutazione: * * * * *
Sito della Italian Instabile Orchestra:
Italian Instabile Orchestra
Sito della Enja Records:
www.enjarecords.com
Elenco dei brani:
01. The Owner of the River Bank (C. Taylor) - 60:27
Musicisti:
Cecil Taylor (pianoforte, voce, composizione)
Carlo Actis Dato (clarinetto basso, voce)
Luca Calabrese (tromba, voce)
Daniel Cavallanti (sax tenore, voce)
Eugenio Colombo (flauto, sax sopranino, voce)
Paolo Damiani (violoncello, voce)
Renato Geremia (violino, voce)
Giovanni Maier (contrabbasso, voce)
Alberto Mandarini (tromba, voce)
Martin Mayes (corno, voce)
Guido Mazzon (tromba, voce)
Vincenzo Mazzone (batteria,timpani, voce)
Umberto Petrin (pianoforte, voce)
Lauro Rossi (trombone, voce)
Giancarlo Schiaffini (trombone, voce)
Mario Schiano (sax soprano, sax alto, voce)
Tiziano Tononi (batteria, percussioni, voce)
Sebi Tramontana (trombone)
Gianluigi Trovesi (sax alto)