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The Grand Unification Theory
Stefon Harris (Blue Note - USA - 2003 - distr. EMI Italia)

Maurizio Zerbo

Giunto alla sua quarta esperienza discografica da leader, Stefon Harris ha inteso riformulare la propria cifra espressiva, che - in The Grand Unification Theory - viene integrata principalmente dall'armonia e dai ritmi appartenenti alla tradizione dello Spanish Tinge, ritenuto non a caso da Jerry Roll Morton uno dei tratti essenziali del jazz.

Il progetto di Harris è molto ambizioso, in quanto costituisce la trasposizione musicale delle sue riflessioni sul significato ed il senso delle tappe essenziali dell'esistenza umana trasfigurate su un pentagramma molto eterogeneo e poliforme: l'origine dell'universo (The Birth of Time"), la nascita e la morte, ma anche la gioia e il dolore, come pure la dimensione ludica ("The Velvet Couch") e la meditazione filosofica ("The Mystic Messanger").

Il titolo del disco è una vera e propria dichiarazione di intenti, in quanto rimanda emblematicamente ad una visione unitaria dell'estetica musicale afroamericana, che accomuna in particolare jazz ed universo latino-americano.

Aperto agli intrecci tra i due idiomi soprindicati, sovrapposti con gusto e classe in un continuo gioco di interscambi, il disegno narrativo non manca talora ("Escape to Quiet Desperation", "Corridor of Elusive Dreams","The Grand Unification Theory") di sottolineare con efficacia l'anima africana della materia trattata. L'utilizzo di percussioni e batteria, spesso in primo piano, è infatti funzionale ad una architettura musicale che trascende la divisione gerarchica, tipicamente eurocentrica, tra strumenti melodici e ritmici.

Nel confrontarsi con la composizione orchestrale e l'arrangiamento per una formazione di ben 14 elementi, il vibrafonista è poi riuscito nel difficile intento di sfruttare a pieno le potenzialità dei solisti chiamati a collaborare al progetto e al tempo stesso esaltare - attraverso arrangiamenti essenziali ma efficaci - tutta la vasta gamma di accenti che caratterizzano il latin jazz, in un continuo gioco di tensione e distensione, ricco di contrasti dinamici.

La varietà timbrica del colore strumentale, è la diretta conseguenza di una preparazione musicale di prim'ordine nonché di un lungo apprendistato che Harris - non casualmente - ha esercitato con due big band: l' Empire State Youth Orchestra di New York e successivamente la prestigiosa Lincoln Center Orchestra diretta da Wynton Marsalis.

La consolidata maturità sul piano della tecnica strumentale del vibrafonista, che si conferma musicista dalle duttili capacità interpretative, è stata adeguatamente sostenuta da una scrittura originale, che attraverso la forma della jazz suite trascende i confini del chorus e del giro armonico, assumendo un respiro più ampio e dilatato.

Se si volesse a tutti i costi rintracciare un (lieve) limite nel disco, lo si potrebbe individuare nella rivisitazione del latin jazz, in quanto conformata in qualche brano su figurazioni melodiche di base standardizzate, che rimandano a Chick Corea, Carl Tjader e Steve Turre.

Valutazione: * * * *

Sito della Blue Note:
www.bluenote.com

Elenco dei brani:
01.Prologue - 5:37
02.The Birth Of Time - 6:20
03. Velvet Couch - 5:16
04. Transition - 1:16
05. Corridor Of Elusive Dreams - 2:42
06. Escape To Quiet Desperation -
07. Song Of The Wispering Banshee - 7:39
08. March Of The Angels - 5:09
09. The Mystic Messenger - 6:46
10. Rebirth - 6:35
11. The Grand Unification Theory - 10:15
12. Intro Epilogue - 1:10
13. Epilogue - 5.04
Tutte le composizioni sono di Stefon Harris

Musicisti:
Stefon Harris (vibrafono, marimba)
Xavier Davis (pianoforte)
Terreon Gully (batteria)
Tarus Mateen Kinch (contrabbasso)
Tim Warfield (sax tenore)
Derrick Gardner (tromba)
Anne Drummond (flauto)
Douglas Purviance (trombone basso)
Steve Turre (trombone)
Mark Vinci (clarinetto)
Khalil Bell (percussioni)
Myles Weinstein (timpani)



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