Four in One
Misha Mengelberg Quartet (Songlines - Canada - 2001)
Letizia Renzini
Si apre con un brano dalla "profonda storia del jazz" il bellissimo lavoro del quartetto di
Misha Mengelberg, Four in One. "Hypochristmutreefuzz" è una composizione del
pianista di origine Ucraina (ma olandese per spirito) che appariva su Last Date, la
registrazione radiofonica effettuata ad Amsterdam nel maggio del 1964 che riuniva in nome
di Eric Dolphy (sarebbe morto esattamente un mese dopo) due risoluzioni differenti del
jazz d'avanguardia: quella drammatica e spericolata di Dolphy e quella colta, irriverente
e concettuale del trio di Mengelberg, dove già brillava l'astro Han Bennink.
L'incontro con Brad Jones (già sperimentato nel primo dei due dischi prodotti da
John Zorn per la Avant, nel 1994) e soprattutto con Dave Douglas (che
produce questo Songlines) ha lo stesso sapore del confronto: una sfida scanzonata
ma sempre intenzionale tra due mondi geografici e culturali differenti che Mengelberg rinnova
ad ogni nuova traccia, e che Douglas prontamente accoglie ed omaggia, rinunciando per una volta
alla leadership, almeno a quella formale.
Di fatto, Mengelberg e Douglas dialogheranno in tutto il disco sulle infinite possibilità regalate
da una sezione impeccabile di basso e batteria: un insolitamente misurato Bennink garantisce
infatti la stabilità di una colonna ritmica sotterraneamente sorprendente (resa viva anche grazie
all'articolato lavoro sulla spazialità dei suoni, caratteristica di Bennink come
delle registrazioni Songlines, e qui realizzata da Joe Ferla).
Brad Jones, poi, è come un contrabbasso con le orecchie, costantemente aderente a
qualsiasi intenzionalità e guizzo interpretativo dei componenti del quartetto: se ne
apprezzano ancora una volta le doti di pertinenza e lungimiranza estetica.
La bellissima e ornettiana "Reef" era stata composta molti anni fa per l'orchestra di
Schlippenbach, così come "Kneebus", la cui scrittura all'europea (caos iniziale dal
quale sorge un motivetto scanzonato, in stile Instabile o ICP) esalta le qualità
espressive di Douglas.
La sessione centrale, dedicata al repertorio di Monk, ci regala la chiave di lettura per la
comprensione di questo incontro: Mengelberg suona Monk come chi lo ama e ne comprende l'essenza
profonda (cfr. Regeneration su Monk e Herbie Nichols, Soul Note 1982). Non
imitandolo mai, Mengelberg instaura con l'universo musicale monkiano un dialogo continuo, evocandoci
Monk con un'insolita quanto saggia lievità: quasi una lezione in musica per Douglas,
che -protetto e ispirato dall'approccio emotivo e profondo di Mengelberg- si lascia andare ad una
rivisitazione libera, lirica e piacevolmente impertinente della musica del monumentale maestro, che
qui Douglas affronta per la prima volta.
Qualche pesantezza stilistica del trombettista, che si stempera poi negli ultimi brani del disco,
dove ritorna la tradizionale ironia colta olandese; tra queste "Kwela P'Kwana", liberatoria
perla african jazz festosamente dedicata alla memoria del jazzista sudafricano Dudu Pukwana,
in cui i solisti infilano a turno due assoli davvero felici; è questo un vero momento "quattro
in uno" in cui riluce l'inusuale comunione di intenti e concezioni dei quattro musicisti, coronati
da adorabili accenni di fischietto, in stile "fluxus", probabilmente regalatici da Bennink.
Un altro roseo capitolo che ci racconta dell'incontro virtuoso tra le differenti visioni
musicali del jazz dei due mondi.
Valutazione: * * * *
Sito della Songlines:
www.songlines.com
Elenco dei brani:
01. Hypochristmutreefuzz (mengelberg) - 4.41
02. Reef (Mengelberg) - 3.53
03. Kneebus (Mengelberg) - 7.13
04. Die Berge Schuetzen die Heimat (Mengelberg) - 2.58
05. Four in One (T.Monk) - 4.47
06. Monk's Mood (T.Monk) - 8.02
07. Criss Cross (T.Monk) - 5.27
08. Blues After Piet (Mengelberg) - 8.44
09. Kwela P'Kwana (Mengelberg) - 5.24
10. We're Going Out for Italian (A.Mengelberg) - 5.48
11. Poor Wheel (Mengelberg) - 2.12
Musicisti:
Misha Mengelberg (pianoforte)
Dave Douglas (tromba)
Brad Jones (contrabbasso)
Han Bennink (batteria)
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