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Recensione: Dogmental





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Dogmental
Andy Biskin Quintet (GM Recordings - USA - 2000)


Gianni M. Gualberto

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Lavoro incantevolmente ironico, intelligente e denso al contempo, questo di Andy Biskin, clarinettista attivo nell'area newyorkese e un tempo assistente del celebre etnomusicologo Alan Lomax.

Di rado, negli ultimi tempi, è capitato al sottoscritto di ascoltare pagine così argute e raffinate, così capaci di elaborare una molteplicità di spunti che rivelano un'eccezionale capacità di sintesi.

Sorta di illuminante manifesto dell'improvvisazione contemporanea americana, Dogmental è un coacervo di fulminanti miniature strumentali, realizzate con uno spirito che dimostra di saper coniugare con abilità, raro sense of humor e straordinario equilibrio formale le strutture del camerismo accademico e il dialogo polifonico dell'improvvisazione nata a New Orleans.

Con sapidi guizzi di stravinskiana poliritmia Biskin, che è non solo abile strumentista ma anche notevole compositore, elabora una serie di motoristici bozzetti stralunati che, letterariamente parlando, paiono in bilico fra O Henry e Joseph Heller, e che accolgono nella loro struttura apparentemente ondivaga (ma in realtà di esattezza delineata con un asprigno bulino) marce, polke, mazurche sbilenche, ora memori del dixieland revival, ora del klezmer, ora di qualche pianoless gruppo cool (basti ascoltare la mulliganiana "Little Elsa") e persino (almeno a orecchie italiane) di reminiscenze à la Rota.

In questo clima da surreale parata popolare Biskin - che pare una sorta di bizzarro e perverso Norman Rockwell musicale - crea una serie di complessi e asimmetrici dialoghi che illustrano, come subitanei ripensamenti, l'intera storia del jazz: melodie destrutturate che paiono scaturite da un difettoso carillon; brandelli di growl; nervosi scatti neo bop; traslucidi impasti third stream; meccanici ballettismi ereditati da Raymond Scott; memorie dell'incontro fra Pee Wee Russell e Thelonious Monk riviste da un lisergico Buddy De Franco; echi dell'angolosa, pigolosa ed enigmatica reiteratività di uno Steve Lacy (non a caso il trombonista Bruce Eidem sembra rievocare talvolta l'enciclopedico approccio di un Roswell Rudd); ricordi tratti da una luminosa soffitta musicale, si accatastano in una sorta di schizofrenico ed etnomusicologico bric à brac che è animato da un indiscutibile senso dello swing e da un gusto impeccabile.

La raffinatissima operazione intellettuale che si cela dietro a questo affettuoso quanto acidulo patchwork (o non sarà piuttosto un ingannevole puzzle concepito come un astuto trompe l'oreille?) si avvale anche degli eccezionali interventi di un gruppo estremamente coeso (ogni musicista, dall'eccellente e lirico trombettista Ron Horton allo strepitoso batterista Matt Wilson, meriterebbe un'abbondante citazione), e che indubbiamente condivide appieno l'estetica di Biskin.

Un piccolo capolavoro della nostra contemporaneità.

Valutazione: * * * * *

Sito della GM Recordings:
www.GMRecordings.com

Elenco dei brani:
01. Laughing Stock - 2:26
02. Field Days - 8:55
03. Sad Commentary - 3:42
04. As the Crows Fly - 3:33
05. My Sentiments Exactly - 8:10
06. Dogmental - 5:10
07. Little Elsa - 3:39
08. Rondel - 4:17
09. No Bones - 4:47
10. Table Manners - 3:09
11. Good Question - 3:24
12. Brunching at the Bistro - 6:36
13. Story Line - 4:28
14. Film Flam - 6:23
15. Off Peak - 3:43

Musicisti:
Andy Biskin (clarinetto)
Ron Horton (tromba)
Bruce Eidem (trombone)
Ben Allison (contrabbasso)
Matt Wilson (batteria)



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