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Recensione: Live Train - The European Tours





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Live Train - The European Tours
John Coltrane (Pablo/Fantasy Records - USA - 2001)


Andrea Memeo

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Un cofanetto è un prodotto che divide i gusti degli appassionati dal momento, con da un lato chi ama avere in una sola soluzione l'opera omnia di un autore (o un suo periodo artistico, oppure il suo lavoro per una specifica etichetta etichetta naturalmente) e, dall'altro lato, chi preferisce collezionare i singoli dischi originali cercando di ripercorrere per tappe, passo dopo passo, l'attività delle etichette discografiche e dei propri jazz heroes.

Il plus valore dei cofanetti, tuttavia, si esprime spesso nell'eleganza della confezione e nell'aggiunta, tra le cose già pubblicate, di piccoli "regali": alternate takes inedite (se non in bootleg) o brani che al momento dell'uscita del CD singolo non erano stati compresi nel prodotto finale. Nel caso del cofanetto settuplo che sta girando da giorni nel mio lettore, Live Train - The European Tours di John Coltrane pubblicato della Pablo, molte sono le ragioni che farebbero gola ad un ascoltatore interessato all'opera di John Coltrane e ad avere qualcosa di speciale nella propria discoteca.

A partire dalla confezione che è bella, nera con elementi grafici in oro e rosso, molto curata nei dettagli (non è un'ovvietà) e arricchita da un libretto ottimamente redatto con analisi critiche, alcune foto eccezionali e l'intervento decisamente interessante in forma di intervista del chitarrista Carlos Santana che, da fan di Coltrane qual'è, chiarisce una volta di più l'impatto trasversale che la musica del prodigioso tenor sassofonista ha esercitato su più di una generazione di musicisti, arrivando spesso direttamente al cuore di alcuni problemi in linea di principio musicali e non semplicemente jazzistici. Il pathos, la tensione emotiva tenuta e scaricata dopo che l'ascoltatore è stato come sospeso in equilibrio percettivo, il denso e il vuoto che si alternano a sbozzare uno spazio sonoro in continuo movimento, qualcosa che ha a che vedere con il senso pittorico o, ancor di più architettonico, di concepire la musica. La forza e l'urgenza dell'attività di Coltrane in questo cofanetto è racchiusa nei limiti di un periodo preciso, dal 1961 al 1963, e geograficamente le performance sono quelle in Europa (centro e nord): la documentazione in tal modo è particolare e affascinante essendo abbastanza ristretta da consentire un'analisi al microscopio ma sufficientemente distribuita nel tempo da far apprezzare piccoli scarti e cambiamenti nel mondo espressivo del quartetto più incredibile che il jazz degli anni '60 ha potuto esperire. Ospite in alcuni dei concerti (quelli tra il 1961 e il 1962) è l'amico e compagno di studi musicali Eric Dolphy, presente al clarinetto basso, al flauto o al sax alto.

In 7 CD è raccontata una storia a puntate che non può che segnare per sempre la vita di chi ascolta e, ancor di più, se non si avevano già nella discoteca i CD che al tempo la Pablo produsse da questa serie di eventi Live. I Cd di riferimento sono The Paris Concert, Bye Bye Blackbird, European Tour e Afro Blue Impressions, ma va considerato che la perizia tecnica dei remasterizzatori ha fatto il suo dovere e le tracce sono state rinverdite, depurate il più possibile da elementi di disturbo (pur presenti talvolta ma assolutamente trascurabili) invogliando all'acquisto anche chi era già in possesso dei CD nominati. C'è da sottolineare, inoltre, che le alternate take inedite sono numerose e di un tale spessore da non poter essere considerate "secondarie" rispetto al materiale già noto: in più di un'occasione è possibile sentire in primo piano Jimmy Garrison che si estenua sul contrabasso in solitaria o altri duetti tra Trane e il batterista Elvin Jones di rara intensità che fanno capire quale ruolo di primaria grandezza ha avuto la sezione ritmica nei paesaggi che Coltrane andava cercando e disegnando, in particolar modo l'anima africana di Elvin Jones che è stato fonte di ispirazione fondamentale, una specie di spirito dionisiaco che ha bilanciato alcune tendenze apollinee (più presenti di quanto si possa credere) del suo compagno e band leader. Sarebbe poi lungo trattare del ruolo fondamentale che ha avuto McCoy Tyner del quale è possibile ascoltare performance uniche proprio in questo cofanetto.

Un altro interessante lavoro di ascolto lo si può operare confrontando il tour europeo con altre cose prodotte nello stesso periodo negli USA: tra tutte My Favourite Things della Atlantic registrato nel 1960 che si pone come un incipit di una certa estetica poi approfondita (se si vuole prescindere da Giant Steps che è il lavoro pulito di sistematizzazione di certe idee armoniche successivamente esplorate) e Live at Birdland della Impulse che invece si colloca sulla sponda opposta, nel novembre del 1963, in concomitanza con le ultime registrazioni europee documentate sul cofanetto.
Naturalmente ci sarebbero i dischi dal vivo della Impulse Live at Village Vanguard del 1961, il materiale contenuto in Impressions per il 1961 e il 1962 e At Newport del 1963 (alla batteria Roy Haynes sostituiva Elvin Jones in carcere in quel momento) e le registrazioni del 1962 poi pubblicate come Coltrane sempre dalla Impulse. Una delle cose che appaiono evidenti è che l'Europa deve essere sembrata agli occhi di un grande musicista quale era Coltrane una specie di laboratorio dove liberarsi dalle ultime possibili inibizioni e osare, talvolta persino esagerando, ma guidato da un fuoco creativo di intensità irripetibile. Anche il contesto diverso dai club o dallo studio, cioè teatri e auditorium, deve aver giocato un ruolo propulsivo e fondamentalmente interlocutorio rispetto alle possibilità musicali che sarebbero state espresse.

Un elemento di riflessione è il fatto che nel tour europeo Coltrane, pur cimentandosi con il repertorio che in quel momento era solito esplorare, si concede una rivisitazione di "Blue Train" nel 1961 a Stoccolma da far accapponare la pelle e, in più di un'occasione, forgia degli assoli - su "Bye Bye Blackbird" o "Naima" - che lasciano stupefatti e ancora assetati di tanta bellezza.
Qualcosa che definirei un quieto furore perchè non ha nulla a che vedere con il tornado che è distruttivo, ma ha molto a che spartire con un'invocazione urgente, ineludibile come un urlo che viaggia sopra le cose ma si sostanzia delle medesime non potendo farne a meno, e si manifesta come fosse preludio di un miracolo. Musicalmente parlando questo è il momento che solitamente si definisce modale o "orizzontale" ma trovo che sia da riconsiderare questa definizione che, in fin dei conti, liquida troppo semplicisticamente ciò che musicalmente è invece pregno di novità, sound personale e esplicite scelte estetiche che non sono solo legate agli aspetti melodici "modali".
In sostanza oltre alla giusta attenzione da porre alla esplorazione delle scale e dei modi che vengono quasi stirati e percorsi in maniera che siano visibili le infinite soluzioni della materia melodica ci sono altre caratteristiche che vanno giustamente collocate tra i motivi di acuto interesse per chi ama la musica: tra tutte l'idea forte della sovrapposizione di "strutture armoniche fantasma", la sintesi pentatonica e la frammentazione ritmica.

Per quanto riguarda le "strutture armoniche fantasma" ascoltando con semplicità ma attenzione ci si rende conto della duplicità del messaggio coltraniano che pur suonando su materiali "poveri" cioè con meno accordi segue un filo logico-emotivo come se questi accordi facessero direttamente parte del brano eseguito. In quest'operazione si crea una distonia tra l'esperibilità diretta dell'accompagnamento e del materiale di "base" e l'aspetto visionario, espressionista dei percorsi mentali dell'improvvisatore. Le sequenze armoniche che vengono in tal modo sovrapposte all'originale funzionano come delle piste, delle tracce, che hanno un'ossatura precisa e spesso facente capo agli incastri derivanti dal modulo "Giant Steps" ma che più volte deviano verso altri rapporti meno conseguenti e più intessuti di colori. L'obiettivo appare quello di guidare e gestire il rapporto tra tensione e rilassamento ingigantendo le parti tra zone toniche e dominanti cioè tra le fasi di consonanza e propulsione verso la risoluzione: un po' come avvicinarsi e allontanarsi dal centro di un bersaglio ma con criterio, guidando cioè l'ascoltatore tra i meandri di labirinti risolti cercando di generare un'afflizione o un desiderio di stasi dopo un moto che turba la gravità dell'accordo originale della sezione ritmica.

Si tratta di un'esperienza che deve le sue origine ad una riflessione armonica poi liberata entro un discorso per frasi. Lasciarsi andare a tale pensiero è immensamente gratificante. L'estrema varietà delle idee e l'originalità melodica mutuata da altre musiche popolari extra jazzistiche danno una chiave di lettura che induce a valutare questi aspetti come confinanti con il free jazz (idea parzialmente corretta) ma che hanno nella totale differenza e personalità dei concetti esposti da Coltrane la loro sostanza suprema.

C'è quindi un gioco musicale che si traduce nel suonare quello che sembrerebbe insuonabile ed esprimere quello che si credeva inesprimibile anche attraverso un sapiente e studiatissimo sistema di "storpiature" del timbro cioè effetti strumentali ai confini con il rumore anzi, più correttamente, con l'urlo cioè con un modo antichissimo di produrre i suoni.
Da qui, la sensazione di arrivare al cuore della materia e del senso, quello che allude e sembra non avere un significante netto a fronte di un significato aperto e per questo gravido di percezione emotiva. Queste considerazioni sono ancor più valide per i tours europei dove tutto appare ancora più liberatorio e privato di legami normativi.

Un'altra caratteristica vincente è la sintesi pentatonica cioè l'uso di scale a 5 toni tipiche di molte culture popolari di differenti zone del mondo che traducono con meno elementi, in parte semplificando ma solo per asciugatura, un pensiero complesso. L'elasticità di questa scala si nota subito dall'uso per piccoli pensieri simmetrici, composti ad incastro, compresi entro discorsi a più ampio respiro dove si distingue l'elemento combinatorio. Lateralmente a queste considerazioni, va sottolineato l'aspetto della frammentazone ritmica cioè dello spezzettamento di frasi musicali in cellule ritmiche che si ripetono e si specchiano l'un con l'altra, batteristicamente parlando siamo come in presenza di un rullante (tamburo) che canta, ed è prezioso sentire poi quanto di questi approcci confluirà in maniera levigata, rotonda e piena in A Love Supreme che - a ragione - è considerato come il capolavoro maturo di questo mondo espressivo, vertice di un pensiero liberato e poi convertito in un codice di regole nuove. Tracce dei temi melodici di A Love Supreme sono riscontrabili nella versione di "Naima" del quinto CD del cofanetto.

Questo cofanetto è un documento utile e meraviglioso, di assoluta fruibilità per chi non conosce la musica del Coltrane post-Giant Steps e anche per chi vuole arricchire la propria collezione con qualcosa di decisamente speciale e completo: tra i titoli di cui godere "My Favourite Things", "The Inch Worm", "I Want to Talk About You", "Impressions", "Mr. P.C." e tanti altri.

Il prezzo dovrebbe oscillare attorno alle 160mila lire e per 7 Cd che contengono tanta ricchezza c'è solo di che rallegrarsi.

Buon ascolto.

Valutazione: * * * * *

Sito della Fantasy Records:
www.fantasyjazz.com

Siti di interesse su Coltrane:
www.johncoltrane.com
home.att.net/~dawild/john_coltrane.htm
www-mcnair.berkeley.edu/95journal/EmmetPrice.html

Elenco dei brani:
01. Impressions (Coltrane) - 11:17
02. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) - 25:16
03. Blue Train (Coltrane) - 8:58
04. Naima (Coltrane) - 4:08
05. Impressions (Coltrane) - 7:22
06. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) - 20:27
07. Mr. P.C. (Coltrane) - 11:20
08. Miles' Mode (Coltrane) - 10:38
09. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) - 19:16
10. Norman Granz Introduction
11. Bye Bye Blackbird (Dixon/Henderson) - 19:48
12. The Inch Worm (Loesser) - 10:17
13. Ev'ry Time We Say Goodbye (Porter) - 4:57
14. Mr. P.C. (Coltrane) - 15:16
15. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) - 23:58
16. The Inch Worm (Loesser) - 7:09
17. Mr. P.C. (Coltrane) - 15:07
18. Naima (Coltrane) - 9:24
19. Traneing In (Coltrane) - 18:46
20. Bye Bye Blackbird (Dixon/Henderson) - 17:54
21. Impressions (Coltrane) - 8:04
22. Swedish Introduction (Coltrane) - 1:09
23. Traneing In (Coltrane) - 11:50
24. Mr. P.C. (Coltrane) - 18:27
25. Naima (Coltrane) - 6:49
26. The Promise (Coltrane) - 6:57
27. Spiritual (Coltrane) - 12:24
28. Impressions (Coltrane) - 11:35
29. I Want to Talk About You (Eckstine) - 9:54
30. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) - 13:56
31. Mr. P.C. (Coltrane) - 26:31
32. Lonnie's Lament (Coltrane) - 10:13
33. Naima (Coltrane) - 8:04
34. Chasin' the Trane (Coltrane) - 5:44
35. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) - 21:04
36. Afro Blue (Santamaria) - 7:42
37. Cousin Mary (Coltrane) - 9:54
38. I Want to Talk About You (Eckstine) - 8:26
39. Impressions (Coltrane) - 27:15

Musicisti:
John Coltrane (sax soprano e tenore)
Eric Dolphy (sax alto, flauto, clarinetto basso)
McCoy Tyner (piano)
Reggie Workman, Jimmy Garrison (contrabasso)
Elvin Jones (batterista)

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