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Recensione: A Space Within





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A Space Within
Federico Ughi (Slam Records - GB - 2000)


Sisifo

copertina ughi

Sembra naturale associare la pratica del duetto ance-batteria al free jazz (vedi, tanto per fare un esempio, i celeberrimi duetti di John Coltrane con Elvin Jones e Rashied Alì) ed alla musica improvvisata d'impronta radicale.
In questi casi, la scelta di limitare l'accompagnamento alla sola batteria indirizza lo strumento a fiato verso un eloquio asciutto e incisivo, dalla forte impronta espressionista, sovente spinto al parossismo dell'urlo dall'incalzante furia poliritmica delle percussioni.

Più raramente capita che siano i batteristi, spesso attratti dalla prospettiva di dirigere band dall'organico ampio, a scegliere come unico interlocutore un sassofono, magari rinunciando ad imporre la tirannia ritmico-dinamica del proprio strumento per porsi con discrezione al servizio della melodia, senza esitare a ridursi al silenzio, se occorre.

È proprio questo il caso di Federico Ughi, un giovane batterista originario di Roma, attivo dal 1994 sulla scena jazzistica londinese da cui si è, recentemente, spostato a New York. In questo A Space Within, disco di esordio come leader inciso per l'etichetta inglese SLAM Records, Ughi duetta con tre diversi sassofonisti, dando vita ad una musica vibrante, in cui l'austera essenzialità dell'impianto si coniuga efficacemente con una genuina tensione melodica.

La sequenza in cui sono posti i nove brani del CD, con il susseguirsi delle diverse voci strumentali dei partner di Ughi, fa pensare ad una sorta di suite. Alla solare, Rollinsiana cantabilità dei duetti con il sax contralto di Steve Buckley, che richiamano alla memoria anche il sound dell'illustre coppia Coleman Hawkins-Shelly Manne (Me And Some Drums, 1962), fa da contraltare l'atmosfera più scura e aspra che domina i brani incisi con il baritono di Matthews F. Morris, in dialoghi che dimostrano chiaramente la loro origine improvvisata. Nel mezzo, si collocano i due episodi, a nostro avviso i più felici dell'intero disco, in cui il sax tenore di Rachel Musson eleva il suo canto accorato sulle note della stupenda melodia di "Django" di John Lewis, mentre in "Remember" Ughi si fa da parte e la Musson ha la possibilità di prodursi in un solo di dolente compostezza formale.

La batteria di Ughi, che rifugge da ogni tentazione di plateale protagonismo, assicura continuità e coesione all'intero progetto. Potente e controllato nel fraseggio sui tamburi, attento ai timbri e alle dinamiche, preciso ed incalzante, quando occorre, nella scansione esplicita del tempo, Ughi sembra guardare al nitore espressivo di un Max Roach, insuperato esempio di batterista attento alla melodia, autentico e paritario interlocutore del solista di turno.

Valutazione: * * * *

Sito di Federico Ughi: www.federicoughi.com
Sito della Slam Records: www.//members.aol.com/slamprods

Elenco dei brani:
01. Ballance (Ughi) - 4:20
02. Slight (Ughi) - 7:47
03. In Fading Light (Buckley) - 7:14
04. Django - part one (John Lewis) - 3:13
05. Remember ((Musson) - 2:31
06. Django - part two (John Lewis) - 8:58
07. Two Whistlers (Morris/Ughi) - 3:47
08. Stranger (Morris/Ughi) - 1:59
09. Talk (Morris/Ughi) - 4:04

Musicisti:
Federico Ughi (batteria)
Steve Buckley (sassofono contralto; clarinetto basso)
Rachel Musson: (sassofono tenore)
Matthew F. Morris: (sassofono baritono)

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