Gabriele Marcelli
La tendenza inevitabile e feconda all'intersezione culturale che fa dell'ebraismo della
diaspora quasi un unicum nella storia dell'umanità è ben presente nel recente lavoro di
Steven Bernstein per la newyorkese Tzadik di John Zorn.
È questo un argomento che meriterebbe almeno un capitolo a parte, data la fitta serie di categorie
speculative che richiama ed coninvolge.
Di fatto occorrerebbe ragionare in primis sul portato schizofrenologico, per dirla
con Bateson, insito nel concetto ebraico di "kedushà" (santità): non è un caso del
resto se di recente vari esponenti della cultura e dell'arte ebraico-israeliana se ne spartiscano
l'indagine. Non è da ultimo, per citare un solo esempio, nel cinema, Amos Gitai e il
suo "Kadosh".
Kadosh, come 'santo' e come 'sacro', ma anche come 'separato', Kadosh come il Signore d'Israele ed
il suo popolo di sacerdoti, consegnati a regole precise e a una dispersione non ancora conclusa e
forse, nonostante l'avverato ritorno, eterna.
O per meglio dire sintomatica, segno del precipuo double-bind batesoniano, ch'è da un lato
separazione "liturgica" dai non ebrei, dall'altro precetto ad una profonda ed esemplare convivenza
in seno ed insieme ad altri popoli, spesso matrice di una ricca trasmigrazione culturale.
Così per larga parte è stato, in circa millenovecentotrenta anni di Diaspora.
Opera stratificata, la trentasettesima produzione della collana Radical Jewish Culture,
Diaspora Soul muove i suoi passi da una folgorante intuizione. La similitudine non tanto
espressiva quanto sociopolitica fra musica afroamericana e melodie di kehilà costituisce il
principio organico dell'idea di Bernstein. Il trombettista leader dei Sex Mob travasa
nell'espressione artistica la lunga e comune segregazione che ha visto, e vede, neri ed ebrei
storicamente invisi alla cultura dominante, affraternando in una comune conversione alla gioia le
due produzioni musicali.
Non a caso l'attenzione scende prima le rapide del Classic R&B, transitando per il cha-cha,
per immettersi infine nell'effervescente Soul Music: momenti essenziali nello sviluppo
della musica dei neri americani, contrassegnato storicamente da un estuario di percorsi che
sfociano - con il Soul - nel riconoscimento di massa e nel paritario confronto con i mostri sacri
del pop bianco.
La ricerca di Bernstein approda quindi nell'incontaminata scansione Afrocuban, che
costituisce la scorza fragrante dell'imprinting strumentale consegnato alla registrazione.
Occorre precisare nonostante tutto, quanto il Cd conservi, all'ascolto, il gioioso aroma del pane
sabbatico e di quel percettibile, vivace spirito ebraico, che la tromba squillante di Steven sa bene
interpretare.
Melodie festose costituiscono il florilegio dei dodici brani perfettamente condensati all'impasto
che, assieme alle suadenti percussioni afrocubane - cui spesso Bernstein cede lunghe note di figura,
in un astratto tributo alle retoriche del latin-jazz - alterna generose dosi psichedeliche nei
fondali di un organo o d'un piano elettrico. Dal sesto brano l'orchestrazione sembra sottratta
magicamente ad una session di Little Richard: tre sax tenori e un baritono, pianoforte, due
percussioni.
Il tutto condito ad una melodia, ebraica, in gran parte est-europea!
È curioso e simpatico ascoltare L'Chaim (Per la Vita), sintesi dell'entusiasmo della
santificazione del settimo giorno, in questa musica cadenzata da congas, borghi e maracas, ed è
indicativo del percorso evocato da questa raffinatissima opera di Steven Bernstein.
Se la Diaspora ebraica possiede un'anima, questa è certamente senza confini, e patrimonio
culturale di tutti, ebrei e non. Come la musica...
Valutazione: * * * * ½
Sito della Tzadik: www.tzadik.com
Elenco dei brani:
01. Manishtana - 4:35
02. L'Chaim -7:50
03. Shalom Bimramov - 5:38
04. Roumania, Roumania - 8:46
05. Cha - 4:49
06. Rock of Ages - 6:40
07. Chusen Kalah Mazel Tov - 3:45
08. Mazinka - 4:30
09. Let My People Go - 4:09
10. Ani Mamin - 4:44
11. Habet Mishomayim - 5:21
12. Dybbuk Dub - 5:45
Musicisti:
Steven Bernstein (tromba)
Paul Shapiro (sax tenore)
Michael Blake (sax tenore)
Peter Apfelbaum (sax tenore)
Briggan Krauss (sax baritono)
Brian Mitchell (piano elettrico; organo)
Tony Scherr (basso)
E.J. Rodriguez (congas; bonghi; maracas; clave)
Robert J. Rodriguez (batteria; percussioni)