Dicembre 2005
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Intervista a Joane Hetu
Francesca Odilia Bellino
Joane Hetu, nata a Montre'al nel 1958, e' vocalist e sassofonista. Suona dal 1980 e da
allora e' uno dei pilastri dell'avanguardia canadese. E' autrice, compositrice ed
improvvisatrice. E' stata membro dei gruppi Justine e Woundeur Brass. Nel 1992 ha creato
un proprio ensemble, Castor et compagnie, che realizza le sue canzoni, dai toni spinti e
di indubbio fascino. La sua ultima discografia include dischi come Musique
d'hiver (2001), Seule dans les chants (2000), con Castor et compangie Mets
ta langue (1995-98), Nous percons les oreilles (2002, 1998), Langages
fantastiques and (Suites) (1990-95).
Per quest'occasione abbiamo incontrato la Hetu in veste di direttrice di DAME
(Distribution Ambiances Magnetiques Etcetera) e di co-direttrice di Productions
SuperMusique e membro dell'etichetta Ambiences Magnetiques.
All About Jazz Italia: Hai iniziato a fare musica nel 1980 e da allora sei diventata uno dei pilastri
della musica canadese contemporanea. Sei stata tra le fondatrici dei collettivi creativi
Justine e Wondeur Brass. Dal 1982 hai diretto un tuo ensemble, Castor et Compagnie, che
canta canzoni. Con un background cosi' ricco, perche' e in che momento della tua vita hai
deciso che volevi mettere in piedi un'etichetta e incominciare il lavoro di direttrice
di DAME e membro della produzione?
Joane Hetu: Fin dall'inizio della mia carriera di musicista ho preso parte a
delle strutture di diffusione della musica. Nel 1980 sono diventata co-direttrice di una
organizzazione senza fini di lucro che si occupava di programmare i nostri concerti e
dei tour, questa organizzazione esiste ancor oggi e si chiama Productions
SuperMusique (all'epoca si chiamava Productions SuperMeme). Non ho fondato io
Ambiances Magnetiques, ma sono stati nel 1983 Rene' Lussier, Jean
Derome, Andre' Duchesne e Robert Marcel Lepage. Nel 1985 Wondeur
Brass e' stato invitato a unirsi al gruppo e cosi' io, Diane Labrosse e
Danielle Palardy Roger siamo diventati tre nuovi membri del collettivo. Qualche
anno piu' tardi Michel F. Cote' e Martin Te'treault
si sono uniti al gruppo.
A partire da questa adesione al collettivo, ho impiegato parecchio tempo, come tutti i
suoi membri, per l'organizzazione dell'etichetta. Lentamente mi sono ritrovata ad avere
ogni giorno sempre un po' piu' di responsabilita': la contabilita', la posta, gli ordini.
Ero la persona piu' costante. Tutti si defilavano, ma io ero la persona che piu' sovente
si trovava la'. Il gruppo Ambiances Magnetiques cresceva e il funzionamento del
collettivo diventava sempre piu' difficile da gestire e, a mio avviso, piuttosto
inefficace.
Nel 1990 abbiamo stampato 15 vinili e un primo titolo in compact disc, un cambiamento
epocale. Alla fine di quell'anno, ho messo al mondo mia figlia Lea. Nell'aprile del 1991
ho fondato da sola DAME secondo le modalita' di una "azienda a scopo di lucro"
della nostra provincia e ho deciso di prendere definitivamente in mano le redini della
gestione dell'etichetta avendo in mente di estendere ad altre etichette e musicisti i
nostri servizi di diffusione con il nome di Distribution Ambiances Magnetiques
Etcetera, acronimo di DAME. Quindici anni dopo, Ambiances Magnetiques ha un catalogo
di circa 150 titoli (135 dalla fondazione di DAME) e DAME amministra in un tutto un
catalogo di 425 CD provenienti da diverse etichette di musica contemporanea [musique
actuelle], inclusa Ambiances Magnetiques.
Tutto questo preambolo per dire che, all'inizio della mia carriera di musicista, ho
diviso il mio tempo tra la musica e la sua gestione. Sicuramente con l'arrivo di un
figlio, mi sono sentita un po' superata dalla mia vita di musicista improvvisatrice e ho
pensato che sarebbe stato difficile mantenere un buon ritmo di concerti e tour avendo
un figlio piccolo e un marito, anche lui musicista. E' con questo spirito che ho deciso
di mettere piu' energie nella gestione dell'etichetta che nella carriera di musicista,
il tutto cercando di conservare un certo equilibrio. E' una scelta di cui mi pento ora?
No, a che pro!
AAJ: Quando hai cominciato a suonare cosa ti ha avvicinato alla musica
(improvvisata) e sono quelle le stesse cose che continuano oggi a guidarti?
J.H.: Essenzialmente si. Il gusto del rischio, della sorpresa, dell'arte della
comprensione e dell'autenticita' del linguaggio. Il mio amore adolescenziale e' stato il
jazz, ma quando sono diventata musicista ho virato verso il rock.
Wondeur Brass e' stato una "band di figli del rock". Del rock non commerciale,
intendiamoci, del rock in opposizione (termine di Chris Cutler).
Spingevamo verso l'improvvisazione nel senso che c'era una sorta d'atelier, e
improvvisando tutti insieme scrivevamo noi la nostra musica. Ma poi, in concerto,
suonavamo i pezzi quasi sempre nello stesso modo. Lentamente, in contatto, gli uni gli
altri, con musicisti come Fred Frith, Jean Derome, Joelle Leandre,
siamo stati attirati da un altro modo di fare. Un certa stanchezza ha preso piede e
l'idea di essere relegati ad un repertorio e al suonare sempre la stessa cosa, poco
importa il luogo e l'ora, non mi interessava piu'.
Alla fine degli anni Ottanta, abbiamo cambiato nome, da Wondeur Brass a
Justine e abbiamo cambiato anche il nostro modo di fare, privilegiando e
integrando le nuove tecnologie alla nostra musica: batteria elettronica, sintetizzatori,
moduli d'effetti (modules d'effets). E cosi', l'universo della musica improvvisata
si e' insediato nella mia musica ed e' ora la pietra angolare del mio approccio musicale.
Penso che i musicisti improvvisatori siano musicisti straordinari. Essere un
improvvisatore richiede, a mio avviso, un livello d'ascolto periferico (un
arte dell'intelletto), una capacita' di adattamento a tutte le circostanze e una
personale ricerca musicale. E' la musica piu' viva che io conosca ed anche la piu'
interessante.
AAJI : Qual e' il tuo approccio alla musica degli altri, tanto come vocalista e
sassofonista, che come direttore di DAME?
J.H.: Come direttrice di DAME, sono al servizio dei musicisti e delle musiciste.
Probabilmente al contrario della regola che vige nell'industria musicale, intervengo
pochissimo nella direzione musicale dell'etichetta. Tutti i membri fondatori di
Ambiances Magnetiques hanno il privilegio di produrre cio' che vogliono e, per gli altri,
c'e' un misto di amicizie, di affinita' e di musica. Se un musicista veramente si sente
bene con il nostro modo di fare e si sente parte in causa del nostro universo, questo e'
gia' un grande passo per essere distribuito da noi. Bisogna dire che a a priori
sono gli artisti che investono economicamente nella produzione del loro disco.
Per quello che riguarda le altre etichette che si trovano in DAME, io lavoro in
collaborazione con i direttori di ciascuna di queste etichette e sono loro che hanno
l'ultima parola. Amo lasciare una possibilita' al "corridore" e le mie critiche musicali
le applico alla mia musica, lasciando che gli altri facciano la loro.
Ma puo' anche darsi che la questione si riferisca piu' alle altre musiche nel senso dello
stile. Ebbene, in DAME ore, noi abbiamo un'etichetta di contemporanea, Collection
qb, una serie di Ambiences Magnetiques Jazz e un'etichetta di musica piu'
popolare con Monsieur
fauteux m'entendez-vous?. Qui si apre un nuovo terreno di esplorazione.
Come musicista, amo principalmente la musica improvvisata in concerto; per quanto
riguarda la musica che ascolto, e' molto variegata, dalla classica alla contemporanea,
etnica, jazz e per contro molto poca musica improvvisata. E' cosi'. Bisogna dire che non
ho poco tempo per fare e ascoltare la mia musica.
AAJ: Senti che ricevi qualcosa in cambio nella tua ricerca personale dal lavoro con
altri musicisti e dal lavoro come produttrice?
J.H.: Come musicista, apprendo sempre da altri musicisti, dalle loro capacita',
dalle loro idee musicali, dalle loro tecniche. Amo sempre di piu' suonare con nuovi
musicisti, anche se provo sempre un grande piacere a suonare con Jean Derome e
Diane Labrosse con i quali lavoro da piu' di 25 anni.
Come produttrice, sono contenta di aiutare i musicisti a realizzare i loro sogni,
aiutarli a diffondere la loro musica, ma pochi musicisti m'ispirano veramente a livello
della loro visione del mondo della musica perche' - regola generale - non pensano che a
loro e sono piu' o meno riconoscenti nei confronti del mio lavoro. Evidentemente, ciascun musicista
crede di meritare di piu' e non comprende che noi vendiamo cosi' pochi dischi. In fondo, e'
abbastanza ingrato come lavoro a livello umano: mi fa piacere pensare che non sto
promuovendo solo la mia piccola persona, la mia piccola musica, ma ho l'impressione di
avere un impatto sociale, probabilmente minimo, ma in ogni caso un certo ruolo sociale
nell'incoraggiare questi musicisti e queste musiciste.
AAJ: Potresti illustrare in poche parole i differenti stadi della tua ricerca
musicale in relazione ad Ambiances Magnetiques?
J.H.: Mi sono formata in Ambiances Magnetiques. E' la mia principale scuola di
pensiero, il mio modo di fare, di intendere. L'evoluzione
di Ambiance Magnetiques mi assomiglia. Trovo che sia una etichetta formidabile e non
sono attirata da nessuna altra etichetta. Bisogna dire che di carattere sono una fedele.
Sono con lo stesso uomo da piu' di ben 25 anni, abito nella stessa casa da 17 anni e sono
sempre nell'avventura Productions SuperMusique e DAME/Ambiances Magnetiques. Questo
potrebbe dare l'idea che ho una vita ben noiosa, ma non e' cosi'!
AAJ: Potresti dire qualcosa su cosa significa esattamente "ambiances"? Sono
interessata in particolare a questo in relazione alla storia della musica elettro-
acustica canadese. Pensavo che "ambiances" potrebbe riferirsi alle ricerche di Murray
Raynold Schaffer sul paesaggio, con un chiaro approccio innovativo e contemporaneo.
J.H.: Il nome Ambiances Magnetiques e' stato trovato si puo' dire nel 1982 ed
era il titolo di uno show di Jean Derome e Rene' Lussier. L'aneddoto che
Jean racconta a proposito e' questo: preparando il volantino e il programma di un
concerto, stavano redigendo la lista degli strumenti che avrebbero suonato, cosi'
aggiunsero alla lista il termine ambiances magnetiques per descrivere le musiche
che stavano per essere diffuse su nastro magnetico durante il concerto. Un anno piu'
tardi il termine Ambiences Magnetiques e' stato ripreso per dare il nome all'etichetta.
Per quanto riguarda il legame con la musica elettro-acustica e contemporanea, devo dire
che all'epoca era molto sottile, perche' non c'era molta fusione tra i differenti mondi
musicali. Noi lavoriamo in modo molto isolato, credendoci praticamente soli al mondo,
come tutta la gioventu', dico questo senza presunzione. La gioventu' con la sua foga e la
sua energia ma anche la sua ignoranza.
AAJ: Com'e' produrre al tempo stesso jazz, musica improvvisata, musica per ensemble,
musica per bande, new rock, libera improvvisazione, elettronica, noise, canzoni e
poesia? Quali sono le vostre "linee guida" - se ci sono - in Ambiance Magnetiques?
J.H.: Per descrivere la nostra musica usiamo il temine musica attuale. In
altri paesi usano il termine musica di creazione o nuova musica o
musique de Traverses o musique-Action o musica...
La definizione che noi usiamo piu' frequentemente si puo' riassumere in tre punti:
1. il compositore deve essere anche interprete della propria musica
2. deve avere una parte d'improvvisazione
3. deve avere una proposta di metissage sia a livello della strumentazione
(strumenti acustici + strumenti elettronici), che dello stile musicale
(melange di country + rumorismo, ad esempio) o del genere artistico (poesia +
free jazz).
Ma la cosa piu' bella di questa musica, e' che giustamente non e' ancora definita, dobbiamo
lasciarla vivere e farla sbocciare, senza soffocarla con delle regole. Certe volte,
queste tre regole si presentano e a volte no: da qui la diversita' di stili.
AAJ: Dalla diffusione del CD in poi, siamo stati testimoni di una crescita esplosiva
ed esponenziale nelle produzioni tecnologiche della musica. Sto pensando ora ai
supporti, ma anche a tutti quegli strumenti e attrezzature necessari per fare la forma
nuova, la cosiddetta musica elettro-acustica. Cosa ne pensi?
J.H.: Non sono un'esperta di musica elettro-acustica, ma penso che questa non sia
una nuova forma, ha gia' qualche decennio. L'uso del laptop come strumento di
musica mi sembra piu' recente ed e' molto popolare. Contribuisce a movimentare molto le
regole della musica. Regola generale, mi stufo ai concerti di suonatori di laptop, ma
se viene utilizzato come fosse un nuovo strumento da includere
nell'orchestra, lo trovo molto interessante. Amo l'apporto dell'elettronica nella musica
ma a piccole dosi. Nei miei progetti, chiamo regolarmente Diane Labrosse al
campionatore e Martin Tetreault ai piatti e non potrei piu' farne a meno.
L'effetto di novita' e una parvenza di facilita' che apporta il computer e' molto
stimolante e ci sono sempre eccellenti suonatori, ma esiste oggi un lancio di questa
corrente musicale a livello di marketing. Francamente, trovo che ci siano musicisti
molto interessanti che emergono in questa sorta di nuova liuteria.
AAJ: Quanto e' importante il supporto economico delle istituzioni in un lavoro come
il vostro?
J.H.: E' piu' importante. Il Canada ha un sistema di sovvenzioni molto ben articolato
con degli organismi che sono il Conseil des Arts du Canada e il Patrimoine
Canadien. Questo sistema di finanziamenti funziona da ormai piu' di cinquanta anni.
Essendo vicini agli Stati Uniti, posso dire che senza questo sostegno, noi saremmo gia'
stati completamente assimilatati, cosa che non e' ancora accaduta. Anche in Quebec
c'e' un sistema di finanziamenti ma che si articola principalmente attorno al francese,
dunque canzoni, teatro e cinema, arti parlanti insomma. La musica di Ambiences
Magnetiques e' percepita dai sovvenzionatori del Quebec non come veramente "quebecchese",
forse per il suo lato sperimentale e anche perche' e' quasi esclusivamente strumentale.
Noi siamo sostenuti dunque piu' a livello canadese che quebecchese.
Il supporto economico delle istituzioni e' importante ma rimane ancora minimo per musiche
come la nostra. Ci permette appena di sopravvivere. Tutti i progetti che noi realizziamo
non sono necessariamente appoggiati da questi programmi, ma e' impossibile realizzare in
seguito piu' progetti di grande portata senza sostegno. Penso di vendere della poesia in
un certo senso o dell'arte contemporanea e secondo le leggi del mercato non e'
redditizio, dunque senza alcuna sovvenzione questo sarebbe impossibile.
AAJ: Sono convinta che una etichetta abbia molto a che fare con la memoria - anche
se non in un modo diretto. Grazie a poche etichette abbiamo memoria di esperienze
musicali favolose che (fortunatamente!) non sono scomparse senza lasciare tracce. In
qualche modo una etichetta ha la funzione di una memoria collettiva (una sorta di
biblioteca). Cosa ne pensi?
J.H.: Sono molto fiera di dire che quasi tutti i titoli di Ambiances Magnetiques
dal 1983 sono ancora disponibili. Io credo nella necessita' della storia. E' importante
per comprendere il lavoro di un musicista di ascoltare parecchi suoi dischi e opere
successive nel tempo. Non vado avanti unicamente delle novita', anche se il mercato
stesso le richiede, non chiede solo queste. Sento che DAME funge da granaio, da memoria
collettiva, anche se su piccola scala, ma a volte il prezzo da pagare e' enorme. Ho due
magazzini di dischi da gestire e devo assicurarmi che la cosa non finisca mai. Di piu' da
DAME, oltre che offrire i dischi degli artisti della nostra etichetta, voglio anche
offrire i titoli che l'artista ha prodotto su altre etichette di modo che possa dare al
melomane tutto Jean Derome o tutto Martin Tetrault. Non ci sono ancora riuscita del
tutto, ma sto lavorando in questo senso. Date un'occhiata a www.actuellecd.com.
AAJ: Puoi indicare alcune etichette che consideri degne di nota e perche'?
J.H.: In questo momento ci sono poche etichette che davvero mi prendono.
La Tzadik negli anni Ottanta e' stata portatrice di una quantita' fenomenale di
produzioni e del grande successo che e' Masada. Mi piace la Hat Hut ma la
loro produzione e' molto piu' limitata ora; la Winter & Winter offre
buone registrazioni ma il lusso che racchiude le loro cover non mi
piace neanche un po'. Se no, ci sono una tonnellata di piccole etichette, ma veramente
una tonnellata di piccole etichette; a volte ci sono dei piccoli bijoux che per
quanto tempo ancora ci saranno? Due anni, tre anni?! Ambiances Magnetiques esiste da piu'
di venticinque anni e DAME da ben quindici. Bisogna prendere in considerazione la
longevita' di una piccola etichetta per apprezzarla. Credo nello stesso lungo termine se
la nostra vita e' cosi' effimera.
AAJ: Alla fine, quale dovrebbe essere una buona critica? I critici sono solo una
sorta di necessario diavolo?
J.H.: Noi siamo sempre alla ricerca della critica, questa dovrebbe essere dunque
necessaria! Lo sguardo altrui sul nostro lavoro e' importante. Ma onestamente, devo dire
che non leggo quasi mai le critiche a proposito dei miei dischi o di quelli che produco.
So che per avere dei contratti, delle sovvenzioni, della visibilita', bisogna che si
parli di me nei media. Le critiche non sono indirizzate a me, ma al melomane!
AAJ: In conclusione...:
J.H.: Come musicista, devo continuare il mio lavoro il piu' coscientemente possibile, a volte
faccio dei buoni colpi, altre no. E' cosi'! Io non sono alla ricerca del capolavoro, che
farei dopo?! Amo enormemente la musica, non potrei vivere senza. E' un bisogno vitale. E'
nella musica che sono piu' in armonia con me stessa e con l'ambiente che mi circonda.
Al momento lavoro alla composizione di un teatro sonoro intitolato Filature che
sara' presentato a Montreal il prossimo marzo e interpretato dall'Ensemble
SuperMusique. Accetto tutti gli inviti a concerti di musica improvvisata e vorrei di
nuovo suonare in Italia. Spero di fare musica ancora a lunga, fino alla fine dei miei
giorni...
Per quel che e' DAME, offriamo una ventina di novita' per anno e sempre delle novita' dei
nostri artisti e di etichette affiliate. Su quale supporto troveremo la nostra musica
tra cinque anni? Probabilmente non piu' su compact, ma poco importa, DAME sara' sempre li'
a favorire la diffusione di queste musiche!
Foto di Celine Cote [la prima]
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