Novembre 2004
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Erik Friedlander & Roberto Dani
Chiesa di S. Francesco - Schio - 05.11.2004
Emiliano Neri
L'ambiente trasuda devozione. L'alto soffitto che si perde nel buio. Le alte
pareti dipinte da cui pallide figure rispondono allo sguardo. Il denso silenzio rotto da
qualche spudorato scricchiolio dei banchi di legno, ineluttabilmente orientati verso il
punto più sacro.
Ma il rito cui si presenzia - perché di rito si tratta - è affare eminentemente
umano, non divino; e i due protagonisti dell'Annunciazione, lassù sulla volta, vegliano
bonariamente su una delicata liturgia che mira a invocare, accogliere e trattenere uno
spirito fra i più fugaci, il Suono.
Come ogni rito, anche quello qui officiato vive dell'incontro fra uomini. Ma
contrariamente al solito questo rito non è graziato dall'abitudine, non si basa su
formule ripetute e tramandate uguali a se stesse. Questo rito nasce attimo per
attimo; richiede un abile studio, un'attenzione portata allo spasimo verso ogni
minima reazione, perché solo questo garantisce l'accesso al mistero del suono più puro.
Ed è così che Erik Friedlander e Roberto Dani condividono per la prima
volta la loro esperienza musicale: annusandosi da lontano, tendendosi la mano, offrendo
appigli ma anche mosse false. Osando. Ben sapendo di poter rischiare tutto perché
condividono quanto v'è di più essenziale nella prassi musicale: il rispetto per il
suono in sé, a prescindere dalla materia concreta che si va a costruire in un dato
momento.
Diamo uno sguardo da vicino ai due officianti. Da un lato un vero musicista - Erik
Friedlander (la sera prima gia' di scena - in solo - nello stesso spazio) - che
sa coniugare magistralmente il rigore dell'esecuzione della
pagina scritta all'ardente inventiva garantita da un'improvvisazione che sa
declinarsi in infiniti modi, sino alla libertà più totale; che impregna la sua musica di
un'eleganza tutt'altro che formale, riuscendo a cogliere il valore fondante di
ogni singola espressione sonora. Dall'altro lato un performer a tutto tondo -
guai a chiamarlo semplicemente batterista! Roberto Dani dimostra sempre più, ad
ogni nuovo ascolto, di aver raggiunto una lucida e personale maturità espressiva fondata
su di una poetica del gesto che si traduce nell'esaltante trattamento di una
materia sonora pulviscolare che vive di frammenti e screziature timbriche in cui
non è il ritmo a contare ma l'immaginifico disegno complessivo, un sottile arabesco in
cui la componente visiva è fondamentale, non essendoci soluzione di continuità
fra movimento del corpo e suono prodotto perché, in definitiva, i gesti di Dani si
risolvono in musica anche se si rivelano silenziosi.
Un simile incontro non può che ridestare speranza nella salute della Musica. Il
dialogo fra i due dà vita a un canto senza posa, perché non necessita di sosta;
aperto ad ogni grado alle molteplici influenze di cui può nutrirsi una reale ed
effettiva world music, che aspira ad essere universale non parlando
nessuna lingua naturale se non quella puramente vibratoria del suono.
Ed è il suono il vero protagonista, plasmato come un flebile alito da due
musicisti che hanno dato prova di averne forzato il mistero; esaltato dal magnifico
spazio di un edificio che si è rivelato un indispensabile comprimario, nel suo
amplificare ogni minima sottile variazione sonora, ogni colore, ogni armonico parassita
del grandioso rituale che ha ospitato.
Foto di Emiliano Neri [Ulteriori foto di questo concerto sono disponibili nella
galleria immagini]
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