Quantcast

jazz Padova Porsche Jazz Festival 2006
  ricerca avanzata
    Newsletter  
  bookmark - aggiornamento periodico contattaci - per i redattori  





SITE PARTNERS
All About Jazz: US
Francia: Citizen jazz


Intervista



Ottobre 2002















"Stilisticamente le musiche cui faccio costante riferimento sono la bossanova e il jazz, restringendolo al periodo che dagli anni '50 va fino all'inizio degli anni '70: è una storia che ha tante diverse cifre stilistiche, ma che non si può non vedere come un gioco di vasi comunicanti alla cui base stanno sia il be-bop che Duke Ellington, ma che poi ha trovato tanti sviluppi e che ci lascia una grandissima eredità di suoni e di colori che mi piace inserire nella mia musica."

Nicola Conte, un equilibrista tra jazz, brasile e elettronica


Enrico Bettinello

Oramai da qualche anno è uno dei più famosi dj italiani, attivo sulla scena che coniuga con classe e qualità i ritmi elettronici con il jazz: stiamo parlando di Nicola Conte, musicista barese cui si deve la splendida avventura del locale Fez e una serie di singoli e dischi di grande impatto [per leggere la recensione di "Jet Sounds" clicca qui]. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui nel Chill-Out Garden allestito per la 59ma Mostra del Cinema di Venezia, scenario ideale per una musica così legata a immagini in movimento…


All About Jazz: È noto che nella musica le definizioni, lasciano il tempo che trovano, vengono spesso evitate nonostante ce le si ritrovi poi sempre tra i piedi, anche al di là dell'esigenza di piazzare i dischi sullo scaffale di un negozio. Nujazz, neolounge, nubossa, una volta si parlava di acid jazz [parola oggi quasi dimenticata], ma di cosa parliamo realmente quando parliamo della musica di Nicola Conte?

Nicola Conte: Penso che la cosa più semplice e più adatta alla mia musica sia quella di considerarla per quello che è: jazz e bossanova elettronici, perché quando vai dentro la musica e vedi realmente la sua natura rimane questo. Stilisticamente le musiche cui faccio costante riferimento sono la bossanova e il jazz, restringendolo al periodo che dagli anni '50 va fino all'inizio degli anni '70: è una storia che ha tante diverse cifre stilistiche, ma che non si può non vedere come un gioco di vasi comunicanti alla cui base stanno sia il be-bop che Duke Ellington, ma che poi ha trovato tanti sviluppi e che ci lascia una grandissima eredità di suoni e di colori che mi piace inserire nella mia musica.


AAJ: All'interno di questo gioco di vasi comunicanti trovano la loro importanza anche le colonne sonore francesi di quel periodo, ma soprattutto la musica per il cinema di grandi compositori italiani come Piero Umiliani, Armando Trovajoli, Piero Piccioni

N.C.: Anche loro hanno avuto quell'immaginario di cui parlavo come punto di riferimento, inserendo nelle colonne sonore tante influenze, i tempi dispari che hanno ascoltato nella musica di Dave Brubeck, le sonorità cool


AAJ: Oltre a un buon successo in Italia, grande popolarità Nicola Conte l'ha ottenuta all'estero, all'interno di una scena - sia americana che europea - che dimostra una maturità maggiore e diversi spazi di interazione e creatività, grazie anche alla "cortese" pratica di remixare reciprocamente i brani. In particolare un duo come i Thievery Corporation e la loro etichetta, la Eighteenth Street Lounge rappresentano una partnership privilegiata per il musicista barese.

N.C.: Venendo a contatto con altre realtà mi ha colpito in modo particolare la grande capacità di lavorare sui suoni, di trasformare con naturalezza ogni stimolo e fonte sonora in qualcosa di nuovo e unico, amalgamando anche elementi che a prima vista sembrerebbero parecchio distanti dal risultato finale.
Si tratta fondamentalmente di un fattore culturale: in Italia soffriamo di una grande mancanza culturale nei confronti della musica afroamericana [non solo il jazz, ma anche soul, funk, latina], cosa che rende davvero difficoltoso lavorare con naturalezza con questi materiali.


AAJ: Nonostante queste considerazioni, l'attitudine di Nicola Conte è tutt'altro che adagiata sulla riproposizione di ritmi e sonorità afroamericane, ma riesce anche - ed è questa una delle qualità che lo ha fatto più apprezzare, soprattutto all'estero - a tenere conto del patrimonio musicale italiano…

N.C.: Abbiamo una risorsa di melodie, di colori mediterranei, che talvolta nelle musiche più legate al fattore ritmico non si trovano: ho tentato di trasportare questo atteggiamento, che potremmo anche definire romantico, all'interno di una dimensione elettronica, così come faccio con le fonti afroamericane, per ottenere una fusione di diversi elementi… peccato che comunque il livello dei media in Italia - la televisione sopra tutti - sia talmente basso da promuovere solo prodotti commerciali di scarsa qualità musicale.


AAJ: Una delle particolarità di "Jet Sounds" è sicuramente il felice equilibrio tra la parte elettronica e i tanti interventi di strumenti acustici, affidati a bravi jazzisti italiani, tendenza che Conte non sembra volere abbandonare, anzi…

N.C.: Nelle cose che sto facendo adesso è ancora più evoluta l'amalgama con la parte improvvisata, anche perché ho collaboratori come Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso, Pietro Lussu, che oltre a essere degli amici, sono tra i migliori jazzisti di casa nostra. Ci esibiamo anche dal vivo insieme, imparo molto da loro e sto anche studiando moltissimo per potere parlare con tutti lo stesso evoluto linguaggio musicale.


AAJ: Parlando di jazz gli occhi di Nicola Conte si illuminano e emerge una grande passione, fatta di ascolti, una conoscenza dei dischi e della musica che non ha nulla da invidiare a quella dei grandi esperti, anzi!

N.C.: All'inizio ascoltavo tantissimo Chet Baker, Horace Silver e Art Blakey, poi, in un secondo periodo ho avuto una vera e propria folgorazione per la musica di Miles Davis e Gil Evans, il be-bop, mentre ultimamente sono particolarmente attratto dal jazz della West Coast, che è una vera miniera di idee sia per quanto riguarda l'arrangiamento che per gli spunti ritmici. Lo sto studiando approfonditamente e spesso mi trovo a campionare dei frammenti che trovo interessanti, per poi lavorarci su e inserirli nella mia musica.


AAJ: Quello che interessa a Nicola Conte infatti - e che costituisce una delle sue caratteristiche più originali, non sempre compresa con chiarezza - è avere un approccio da compositore/arrangiatore, cosa comune ai maestri della musica per cinema che prima citavamo e che si unisce a una attenzione a 360° verso le più svariate forme sonore, ognuna delle quali può contenere un ritmo, un'idea, una disposizione dei fiati, una frase melodica, tutte cose che poi vengono accostate, provate, tagliate, metabolizzate e assemblate, perché alla base rimane anche il lavoro di dj…

N.C.: Solitamente non preparo in modo particolare un dj set: dipende dal posto in cui vado, dall'impianto, dalla capienza della borsa [ride]! Suono sia dischi "vecchi" che "nuovi", talvolta in due sets separati, oppure anche assieme, se la qualità dell'impianto me lo consente, dal momento che il livello sonoro tra dischi vecchi e nuovi è diverso e la cosa funziona solo se si dispone di apparecchiature di grande qualità.


AAJ: Tra i dischi "vecchi" ci sono rarissime orchestre sudamericane, la bossanova più ricercata, introvabili quarantacinque giri francesi, mentre tra i nuovi c'è la musica di tanti colleghi e le proprie composizioni, cosa che ci consente di anticipare anche i progetti per il futuro…

N.C.: Per il seguito vero e proprio di Jet Sounds bisognerà aspettare il 2003, ma stanno per uscire [entrambi per la Schema Records] Nicola Conte apresenta Rosalia De Souza [per leggerne la recensione clicca qui], un disco fortemente brasiliano, con samples del periodo d'oro della bossanova dentro brani nuovi tra acustico e elettronico e Jet Sounds Revisited [per leggerne la recensione clicca qui], che contiene i pezzi dell'album remixati da altri.


AAJ: Come dicevamo infatti, una delle pratiche più diffuse e stimolanti della scena elettronica è quella di remixare il lavoro altrui: a Nicola Conte è capitato spesso, sia "attivamente" [tra le cose che ha manipolato i Koop, LTJ Bukem, Truby Trio] che "passivamente" e questo nuovo disco ne conterrà il risultato.

N.C.: È un lavoro davvero interessante di cui sono soddisfatto, anche perché è piacevole da ascoltare e non serve solo ai dj in discoteca: una cosa che ho notato quando altri remixano i miei pezzi è che spesso sono molto rispettosi, non si discostano troppo dall'originale, un risultato che rende omogeneo il lavoro di raccolta e che mi dà la conferma che quello che sto facendo ha una sua riconoscibilità.
Quando lavoro con il materiale degli altri invece amo scorporarne un elemento, che sia la voce, o l'armonia, e costruirci un pezzo nuovo sopra, con un approccio jazzistico, da arrangiatore.

AAJ: Sul piatto di Nicola Conte girano dischi tutto il giorno: com'è tradizione di Allaboutjazz gli chiediamo quali sono i dieci dischi che girano in questo periodo. Per scoprirlo leggi l'ultima puntata della nostra rubrica: "10 CD che girano nel lettore di..." Nicola Conte (una selezione davvero niente male!)



Padova Porsche Jazz Festival 2006
home   -   bookmark   -   per i redattori   -   contattaci
© 2006 Tutti i diritti su articoli, foto e disegni sono riservati Privacy