Ottobre 2002
"Sono cresciuto ascoltando e studiando un sacco di musica diversa e ho imparato che
bisogna prendere dei rischi, osare... anche - o soprattutto - quando si suona del materiale
che ha già una tradizione"
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Incontro con Jason Moran
Enrico Bettinello
Jason Moran, a dispetto della giovane età, è sicuramente uno dei pianisti più
interessanti attualmente in circolazione: a fianco di Steve Coleman, di Greg
Osby, ma anche alla testa del suo trio - che ha ospitato anche il sassofono e il
flauto di un grandissimo come Sam Rivers [su Black Stars - clicca
qui per leggerne la recensione], il suo stile moderno e personalissimo,
che contiene e rielabora la tradizione nera [anche nei suoi aspetti meno conosciuti], è
uno dei più stimolanti segnali di vitalità nel panorama odierno, tanto più che continua
ad avere la fiducia di un'etichetta storica come la Blue Note.
Lo abbiamo incontrato qualche tempo fa, prima dell'uscita dell'ultimo straordinario disco
per solo pianoforte [Modernistic - per leggerne la recensione
clicca qui], e ci ha raccontato qualcosa
di sé e della sua musica.
All About Jazz: Incominciamo dalla tua relazione con il jazz tradizionale: leggendo nella tua
biografia e nelle tue passioni vengono fuori i nomi di Thelonious Monk, Jaki Byard, Duke
Ellington, Muhal Richard Abrams, quasi che l'interesse sia rivolto ai diversi modi
personali di intendere la musica…
Jason Moran: Come artista adoro il modo in cui altri musicisti approcciano la musica, come lo fa
Monk, o Andrew Hill, o Ellington, questo perché le loro menti
lavorano con traiettorie diverse, allo stesso modo in cui amo John Coltrane e
Miles Davis, anche se i loro processi sono a un altro livello ancora...
Sono cresciuto ascoltando e studiando un sacco di musica diversa e ho imparato che
bisogna prendere dei rischi, osare... anche - o soprattutto - quando si suona del materiale
che ha già una tradizione.
AAJ: Sei stato allievo di Jaki Byard…
J.M.: Sì, ho studiato con lui per quattro anni e il suo principale insegnamento era quello di
conoscere bene la tradizione e le sue tecniche come ad esempio il pianismo stride,
ma non ha mai dimenticato di comunicarmi quanto importante sia l'apporto personale, lo
spirito del proprio tempo.
Perché suonare stride come lo si faceva una volta non sarebbe arte, ma una mera
riproposizione, cosa che contrasta con il mio dare sempre un tocco originale a tutto
quello che suono.
AAJ: Suonava il pianoforte durante le lezioni?
J.M.: Sì, molto spesso, ci sedevamo insieme ed era sempre pronto a farmi vedere come suonava,
così da farmi provare subito e risolvendo già nella pratica gli eventuali problemi.
AAJ: Il tuo trio ha inciso assieme a Sam Rivers: come hai concepito questa musica?
Direttamente per quartetto o come un incontro tra il trio e il suo sassofono?
J.M.: È fondamentalmente un incontro tra la musica di Sam Rivers e quella del mio trio: Sam
è un musicista a cui tutti noi guardiamo con grande rispetto e ammirazione, sempre pronti
a cogliere quello che sta per suonare. In realtà ci sono un bel po' di generazioni tra di
noi, dato che lui va per gli ottanta e io per i trenta, ma abbiamo deciso di
provare a combinare questi due mondi e di vedere dove ci avrebbe portato l'energia.
Il mio trio si muove molto tra le forme, scivolando rapidamente da un'atmosfera a
un'altra anche all'interno dello stesso disco, con un'intesa quasi telepatica che è data
dalla fiducia e dalla lunga amicizia… così quando Sam suona si trova di fronte a un sacco
di situazioni diverse; e devo dire che reagisce sempre molto bene, anche nei percorsi più
rocciosi [ride, N.d.R.].
AAJ: Con quali altri "giganti" ti piacerebbe suonare o comunque pensi che la cosa
funzionerebbe?
J.M.: Questo è già successo con Von Freeman, che abbiamo accompagnato in un suo recente
disco, ma mi piacerebbe anche poter suonare con Jack DeJohnette, Max Roach
o Roy Haynes, che stimolerebbero ulteriormente il mio interesse a combinare il
piano con la batteria.
AAJ: Come componi? Partendo da un ritmo, una melodia? E qual è il contributo dei tuoi
compagni di avventura?
J.M.: Molti dei brani di "Black Stars" sono stati scritti pensando
specificamente a Sam Rivers, dando spazio alle parti improvvisate e inserendo
dei "segnali" a fare da raccordo, una pratica che fa parte del mondo musicale di Sam, ma
mi è capitato di lavorare anche sui contrasti, come nel caso di alcuni pezzi più lirici
che a prima vista non assoceresti al suo nome, ma che invece ne fanno risaltare la grande
forza melodica.
Mi piace molto infatti poter mostrare le diverse facce di un musicista, per cui scrivo
con stili diversi e approcci sempre variabili, mentre l'apporto del bassista e del
batterista è continuo, parliamo spesso delle possibilità del brano, anche se magari non
scriviamo quello che viene fuori.
J.M.: Che tipo di esperienza è suonare in un gruppo di Steve Coleman?
J.M.: In realtà si tratta di un lavoro un po' oscuro, dal momento che la sua musica è
fortemente ritmica e anche il tipo di struttura improvvisativa è molto personale.
Comporta un'interazione a diversi livelli che non è sempre facile dal momento che devi
pensare continuamente in maniera molto aperta, avendo in mente il risultato collettivo finale.
Accompagnando poi questo tipo di musica sei portato ad essere abbastanza cauto, a
limitarti a interventi più rarefatti…
Ma devo dire che anche compositivamente è stato un grande stimolo, anch'io ad esempio
utilizzo in qualche brano quelle che l'M-Base definisce "celle" su cui
improvvisare.
AAJ: La tua musica ha una connotazione essenzialmente urbana: sei interessato anche a altre
sonorità, magari alla ricerca di radici ritmiche in Africa o Asia?
J.M.: Vivendo a New York è impossibile non essere sommersi dall'ambiente urbano e dai
suoi suoni e rumori, traffico, musiche, ecc. ma quando sono a casa mi capita anche di
ascoltare musica africana per percussioni e recentemente sono molto interessato alla voce
umana, al suo aspetto ritmico in particolare, faccio anche delle trascrizioni in questo senso…
AAJ: A proposito di voce umana, quanto ti influenza l'hip-hop e cosa ne pensi del lavoro
con i djs?
J.M.: Riguardo a quest'ultimo aspetto non amo molto mescolare ambiti diversi così tanto per
farlo, tanto che mi pare che molte cose che sono state fatte in questo settore abbiano
poco a che fare con l'hip-hop, mentre d'altro lato capita spesso che un
rapper non abbia un'idea o una preparazione sufficiente in ambito jazz.
Ma dei rappers mi interessa molto il ritmo vocale, a volte uso il sampler
per catturare una percussione o una voce e lo metto in loop per studiarla meglio,
ma non se devo suonare.
AAJ: Una delle tue passioni è il cinema…
J.M.: Spesso ascoltiamo la musica senza il riferimento delle immagini, per esempio a casa con i
dischi o alla radio, ma a me piace molto il rapporto tra immagine e suono e molti dei
film più belli hanno anche delle colonne sonore bellissime… pensa a come la musica per il
cinema ti permette di vivere le immagini in maniera sempre diversa, come ad esempio se
due persone si baciano su una spiaggia e sotto ci sono i violini oppure una musica
ritmicamente nervosa [fa gli esempi con la voce, N.d.R.]
AAJ: Come leader hai sempre inciso per la Blue Note, un importante privilegio o
anche un'ulteriore responsabilità?
J.M.: No, è solo un privilegio, ma per loro! [ride, N.d.R.]. A parte gli scherzi se firmi con una
etichetta vuole dire che a loro piace quello che fai e la cosa è quindi un onore per
entrambi, dal momento che sono completamente libero di fare quello che voglio e con tutto
il tempo che mi serve: questo è molto importante e ti insegna ad avere le idee ben
chiare, anche se questo non significa che si debba rinunciare alle possibilità
dell'esplorazione, che anzi sono necessarie.
AAJ: I tuoi prossimi impegni…
J.M.: Sta per uscire questo mio disco per solo pianoforte, ho in programma un disco dal vivo
con il trio e ho voglia di fare anche qualcosa con le voci, sia singole che magari a
livello corale…
AAJ: Non vogliamo imprigionare nessuno sull'isola deserta, ma se dovessi passare qualche
giorno lì, un paio di dischi che ti porteresti…
J.M.: "Homogenic" di Björk e uno qualsiasi di quelli incisi da Thelonious Monk da
solo!!
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