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Recensione live

Barga Jazz 2002: Thelonious Monk


Alessandro Staiti

Barga Jazz compie quindici anni: è la più longeva manifestazione italiana di jazz che ha la caratteristica di presentare un Festival/Concorso dedicato all'arrangiamento e alla composizione per big band.

Se Barga, deliziosa cittadina medievale nella Valle del Serchio - proprio al confine con la Garfagnana - ha attratto l'attenzione di critica e pubblico è per diversi motivi, tra i quali spicca la qualità dell'orchestra e degli ospiti, ma anche il fatto che è una vetrina per i giovani musicisti che possono così farsi ascoltare da un'audience più allargata - non a caso la Sezione D del concorso, aggiunta da qualche tempo alla programmazione, è riservata proprio ai gruppi emergenti a livello nazionale.
Inoltre, il vivaio di musicisti locali è cresciuto favorendo la creazione di gruppi stabili con un'attività concertistica costante, segno che la scelta di aggiornare le tradizioni del territorio e riscoprirne le sue risorse paga di più che investire un mucchio di soldi in musicisti stranieri il cui passaggio, come nota Francesco Martinelli (giornalista e presidente della giuria del concorso) nella presentazione del Festival "alla fine lascia ben poche tracce a parte quelle di una serata passata ad ascoltare musica più o meno interessante o divertente".
Nel tempo, grazie al supporto di diversi Comuni della zona e della Provincia di Lucca, Barga Jazz ha avuto la possibilità di presentare concerti in un'area più vasta che va da Lucca ad altri piccoli centri della Garfagnana, come è accaduto quest'anno con l'interessante performance del duo Paolo Fresu - Furio Di Castri a Borgo a Mozzano l'11 luglio, quella della Garfagnana Mushroom Jazz Band (ospite Marco Tamburini) a Castelnuovo Garfagnana il 3 agosto e infine l'esibizione dell'Orchesta Barga Jazz a Serravalle Pistoiese il 25 agosto.
A Barga il restaurato Teatro dei Differenti ha ospitato la bella dedica a Monk di Franco D'Andrea il 17 luglio e di Ettore Fioravanti "Belcanto" il 18.

Barga In Jazz
Altra innovazione abbastanza recente nelle attività del Festival è Barga in Jazz: diverse band suonano per le strade e le piazze del centro storico di Barga. È uno show insolito e divertente che chiude idealmente la manifestazione colorando la cittadina con un mix di suoni pressoché surreale. Quest'anno è previsto anche un concerto finale nel Piazzale del fosso, che si rivela ottima valvola di sicurezza per l'insolito clima piovoso che ha caratterizzato il mese di agosto lungo tutta la penisola. E Domenica 25 agosto è piovuto, nel pomeriggio, durante Barga In Jazz, lasciando solo qualche spiraglio di sereno che ha permesso, comunque, alle band di esibirsi.
Interessante la performance del Dimitri Melani Peewee Trio - in questa occasione allargatosi a quartetto con Giovacchini, chitarrista dell'Orchestra - impegnati in un progetto cross-over misto di jungle, blues e free jazz. Il quartetto di sassofoni Sax Four Fun ha riscosso molto successo - anche durante il concerto finale - per il misurato virtuosismo e il buon gusto nella scelta sia delle composizioni originali che degli standard. Giangi Zucchini - noto per le sue cover di Frank Sinatra, quest'anno accompagnato al piano dall'ottimo Riccardo Arrighini, anch'egli nell'orchestra di Barga Jazz nelle passate edizioni - ha l'occasione di presentare più estesamente il proprio repertorio proprio nel corso del concerto notturno. Ancora interessanti la Conte Mascetti Band - ascoltata in Piazza SS. Annunziata, il Renzo Telloli Quartet che si è esibito in Piazza Angelio e la Brass Orchestra di Piazza del Teatro.


Villa Gherardi
Barga Jazz è anche Villa Gherardi con i suoi After Hour, fino a notte tarda, dove nell'arco di una settimana si organizzano jam session tra i musicisti dell'orchestra, gli ospiti e chiunque abbia voglia di suonare di fronte a un buon boccale di birra, nella tipica atmosfera da jazz club. Infine Barga Jazz è soprattutto l'orchestra diretta dal Maestro Bruno Tommaso [per leggere l'intervista con Tommaso clicca qui, quest'anno ufficialmente insignito da parte del Sindaco di Barga, che nell'arco di tre lustri - durante i quali ha ospitato nomi eccellenti come Maurizio Giammarco, Pietro Tonolo, Marco Tamburini, Stefano Bollani, solo per citarne alcuni - ha saputo conferire alla big band una sua connotazione precisa: nonostante l'avvicendamento di vari elementi, l'orchestra mantiene le sue inconfondibili caratteristiche e peculiarità espressive. Quest'anno la big band ospitava alle ance Vittorio Alinari, Rossano Emili, Nico Gori, Alberto Monni e Alessandro Rizzardi; alle trombe Marco Bartalini, Stefano Benedetti, Andrea Gruzzoletti e Andrea Tofanelli; ai tromboni Luigi Grata, Luigi Bastioni, Mauro Malatesta e Nicolao Valiensi; alla batteria Alessandro Fabbri; al contrabbasso Milko Ambrogini; al vibrafono Andrea Dulbecco; al piano Stefano Onorati e alla chitarra Luca Giovacchini.


Dedicato a Monk
Barga Jazz da sempre propone un artista come tema del concorso. Di solito un grande musicista del passato, come Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Gorni Kramer. Per un paio di anni il festival è stato invece intitolato a due grandi musicisti italiani viventi: Enrico Rava nel 2000 e Gianluigi Trovesi nel 2001.
Per questa edizione si è tornati alla tradizione, in occasione del ventennale della scomparsa di Thelonious Monk.
La dedica a Monk sembra aver stimolato la creatività sia dei compositori che degli arrangiatori: alla direzione del concorso è giunta una grande quantità di materiale, suddiviso piuttosto equamente tra brani originali e arrangiamenti, mentre nelle scorse edizioni le interpretazioni avevano superato sempre le nuove composizioni. Ciò a dimostrare ancora una volta - seppur non ve ne fosse bisogno - che Monk continua ad esercitare un fascino indelebile: è stato uno dei più prolifici compositori e musicisti della storia del jazz, con un uso innovativo e straordinario dell'armonia, del ritmo e dello spazio. Laddove i beboppers suoi contemporanei tendevano a mettere in mostra il proprio virtuosismo, riempiendo ogni spazio con cascate di note, Monk preferiva esprimersi attraverso i silenzi tra le note. Considerava lo spazio tra le note come una parte essenziale del proprio stile e del proprio modo di comporre, importante almeno quanto l'uso del ritmo e la struttura degli accordi. La bellezza dello stile di Monk colpisce proprio per la sua disarmante semplicità. Insegnava ai suoi contemporanei che il minimo può essere bello. Questo ebbe dapprima un riflesso negativo anche sulla considerazione del suo stile pianistico: la semplicità e l'onestà - spesso disadorna e poco convenzionale, fino a risultare ruvida - con la quale Monk era solito esprimersi veniva scambiata per incompetenza. Più tardi si comprese l'integrità del suo stile: il suo modo di suonare era perfettamente adatto ad esprimere nel modo più completo una visione musicale d'avanguardia, unica e coraggiosa.

Giovedì 22 agosto parte la fase finale del Concorso di Arrangiamento e Composizione per Orchestra Jazz. Il programma della serata, interamente dedicata alla sezione A (arrangiamenti su composizioni di Monk) è particolare e stimolante: ben quattro versioni di "Epistrophy", tutte piuttosto differenti tra loro - a dimostrare quanto il materiale di base si presti a svariate interpretazioni, come sottolinea il direttore dell'orchestra Bruno Tommaso.
Apre la serata al Teatro dei Differenti la versione di Ninfa Rita Collura, piuttosto sperimentale per certe soluzioni ritmico armoniche, sottolineata dai soli di Valiensi al trombone e Alinari al sax alto. Segue "Ruby My Dear" nell'arrangiamento di Vladimir Nikolov - musicista macedone, sognante e melodica, protagonista ancora una volta il virtuoso sax tenore di Alinari. La seconda versione di "Epistrophy" è di Diego Carraresi (sassofonista fiorentino, già nell'orchestra di Barga Jazz), piuttosto concisa: apre con il martellante tema del brano sulle note basse del piano di Onorati per poi svilupparsi in modo piuttosto lineare con i soli di Alinari al sax soprano e di Giovacchini alla chitarra. "Pannonica", arrangiata da Pino Iodice (pianista campano già presente in concorso a Barga nelle passate edizioni, attualmente con i Megatones di Maurizio Giammarco), colpisce subito per l'intro minimalista - che nelle note del vibrafono e nel piano ricorda molto da vicino Steve Reich - sulla quale si innesta poi una complessa ed efficace architettura orchestrale impreziosita da una dinamica poliritmia con frequenti cambi di tempi e atmosfere: bello il solo molto essenziale di Onorati, appropriato omaggio a Monk. Ancora un arrangiamento di "Epistrophy" di Stefania Tallini che immagina nel pezzo una sezione funk con un nervoso solo di tromba di Tofanelli. "I Mean You", arrangiata da Claudio Capurro, viene presentata come un classico be-bop nel quale si fa notare il bel solo di Alinari al sax tenore. Chiude la serata la quarta versione di "Epistrophy" di Miroslav Miroslavljev, chitarrista jugoslavo residente in Austria, già vincitore di Barga Jazz 2001 nella sezione C, che inizia con il solo pianoforte e viene poi sottolineata dapprima dall'incisivo sax tenore di Monni e poi dal sax baritono, davvero notevole, di Emili subito raggiunto dal trombone di Valiensi per instaurare un frenetico e veloce dialogo.

Mentre la giuria si riunisce per decidere i brani da mandare in finale, il pubblico viene intrattenuto dall'ottima performance di Mauro Grossi - pianista livornese già vincitore della seconda edizione di Barga Jazz - accompagnato dagli stessi membri dell'orchestra, Alessandro Fabbri alla batteria, Milko Ambrogini al contrabbasso, Andrea Dulbecco al vibrafono. Il quartetto presenta alcune composizioni originali di Grossi, tra le quali spiccano "Four Tone Tune" e "Catfish Row" - ispirata al Gershwin di "Porgy & Bess". La giuria quindi annuncia i brani che passano in finale: "Ruby My Dear", "Epistrophy" nelle versioni di Carraresi e di Miroslavljev, e "Pannonica".

Nel pomeriggio, presso la bella Casa Cordati nel centro storico della Città, Vittorio Alinari ha presentato il suo nuovo CD Solo, interpretando con uno strumento insolito quale il clarinetto contrabbasso, ma anche con i più comuni sax tenore e soprano, alcune improvvisazioni, brani di Monk come "'Round Midnight" e "Misterioso", composizioni originali come "Simmetry", "All Bird" (una sorta di collage di frasi tratte da vari brani di Charlie Parker), "Scherzo". Alinari, musicista completo e raffinato, si contraddistingue per un virtuosismo essenziale ed elegante che non scade mai nel vuoto calligrafismo estetizzante o nelle ruvidezze dell'esasperazione strillata.

Venerdì 23
l'orchestra di Barga Jazz interpreta le composizioni originali della sezione B. Apre la serata "African Song" di Claudio Chiara, un brano molto solare che utilizza le potenzialità dell'orchestra nella sua espressione più corale: tra i soli, brevi e misurati, spicca quello di Alinari al sax tenore. È la volta poi di "Congressional Roll Call" di Scott Reeves, musicista americano. Si tratta di una composizione molto articolata e complessa - forse perfino complicata - nella sua architettura ritmica, tanto da costringere l'orchestra a un evidente sforzo per mantenere il tempo, soprattutto nella prima parte. Superata le prime difficoltà, si mette subito in mostra un grande Emili al sax baritono, seguito da Onorati al piano. Circa a metà, il brano si sposta su atmosfere latine che favoriscono il solo cristallino della tromba di Tofanelli, per poi terminare spostandosi verso il free. Un brano sicuramente interessante, anche se forse un po' pretenzioso nel mettere in mostra velleità compositive e di arrangiamento sicuramente notevoli ma che non sempre hanno raggiunto l'effetto desiderato. "One Note Song" di Mario Raffaele Corvini, fortemente influenzata dal blues e dal gospel, è una composizione semplice ma efficace nel quale spiccano i soli di Alinari, di Bartalini e di Dulbecco. Chiude la sezione B "The Lady Has Gone With The Music" di Aldo Iosue, lenta e romantica, sottolineata dal sax alto di Mommi e poi dall'inconfondibile trombone di Valiensi. Il brano progressivamente si velocizza e acquista swing, ma non convince pienamente nella sua struttura complessiva. Non a caso la giuria lo esclude dai brani finalisti, nei quali rientrano così i primi tre della serata.

Subito dopo è la volta della Sezione C, ovvero le composizioni elaborate dagli studenti dei seminari di Siena Jazz 2002 - non necessariamente legate al tema del concorso. Strana coincidenza, però, che sia stato presentato da Roberto Dati proprio un particolare arrangiamento di "Evidence" di Monk, seguito dalla malinconica "Notte di Marzo" di Antonio Marzinotto arrangiata da Felice Cosmo (con un intenso solo di Tofanelli che risuona nel silenzio totale dell'orchestra) e infine la nota "Moanin'" di Bobby Timmons, arrangiata da Chiara Bassanetti, nella quale Valiensi imbreaccia un bombardino. Vince meritatamente la sezione C "Notte di marzo". Ospite della serata la sperimentale Fabrizia Barresi, cantante dalle spiccate doti vocali, accompagnata per l'occasione dagli Acoustic Jazz Trio, gruppo della sezione D.


Sabato 24 è la serata finale del concorso. La più impegnativa, sicuramente, per l'orchestra che deve presentare ben nove brani: i quattro classificati della Sezione A, il vincitore della Sezione C, e le altre tre classificate della sezione B.
Forse proprio perché si tratta dell'ultima sera e anche per il fatto che ormai i brani sono entrati nella sensibilità dei musicisti, Bruno Tommaso e la sua orchestra danno il meglio in quanto ad espressività ed energia. Un dato appare evidente: questa orchestra si diverte a suonare, partecipa emotivamente ad ogni brano, lo rende vivo e vitale. La serata si apre con la bella "Pannonica" di Pino Iodice con la sua intro minimalista sulla quale si innesta progressivamente il complesso lavoro orchestrale. Stefano Onorati questa sera mette in luce maggiormente il carattere "meditativo" dell'essenziale solo di pianoforte. Poi è la volta di "Epistrophy" nella versione di Miroslavljef - con ottimi interventi di Monni e Valiensi, quindi "Ruby My Dear" impreziosita da Alinari e Dulbecco e infine "Epistrophy" nella versione di Carraresi. Viene poi eseguita "Notte di Marzo", brano vincitore della Sezione C. Infine la Sezione B con "Congessional Roll Call", "One Note Song" e "African Song". Ad allietare il pubblico durante i lavori della giuria, il notevole Cristiano Arcelli Trio, primo classificato nella Sezione D (Arcelli al sax tenore, Paolo Corsi alla batteria e Guido Zorn al contrabbasso), che strappa molti e sinceri applausi al numeroso pubblico del Teatro dei Differenti.

Alla fine la giuria esprime i propri verdetti: la Sezione A è vinta da Pino Iodice per la sua versione di "Pannonica", seconda si classifica "Ruby My Dear" arrangiata da Vladimir Nikolov; vincitore della Sezione B è invece "One Note Song" di Corvini seguita da "African Song" di Chiara. Decisioni sicuramente equilibrate quelle adottate dalla giuria di Barga Jazz, presieduta da Francesco Martinelli e composta da Pietro Paolo Mannelli (musicista), Mauro Grossi (musicista), Mike Zwerin (giornalista e musicista), Riccardo Zegna (musicista) e Marco Bartalini (rappresentante dell'Orchestra), che con il consueto staff - il direttore artistico e fondatore della manifestazione Giancarlo Rizzardi, la segretaria Francesca Rizzardi, il tecnico audio Giampiero Pieraccini, il coordinatore Mario Nardini e il fotografo Enrico Stefanelli - hanno portato a termine egregiamente anche questa edizione del festival.


Foto di Alberto Martinelli [Sax Four Fun], Enrico Stefanelli [Bruno Tommaso e Big Band] Francesco Martinelli [Rossano Emili]



Padova Porsche Jazz Festival 2006
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