Aprile 2003
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Bobby Previte Bump Electric
Progetto Jazz 2003
Teatro Ponchielli - Cremona - 16.04.2003
Emiliano Neri
La musica del nuovo progetto di Bobby Previte suscita impressioni talmente elementari da
far quasi torto alla sua bellezza; eppure, talmente vivide da urlare fuori la propria
semplicità, tingendosi di meraviglia.
Prima battuta: inaspettata. Per il fatto di scansare legittime aspettative legate
alle molteplici avventure coi Bump, andando invece a richiamare le più recenti
sperimentazioni condotte in compagnia di Elliott Sharp. Seconda battuta: (inaspettata
quindi) sorprendente. Per la felice attualizzazione degli strutturati stream
of consciousness di davisiana memoria. Terza battuta: (sorprendente quindi)
emozionante. Per come attanaglia l'ascolto smobilitando l'assedio postogli da
soluzioni risapute e stantie.
Ci si potrebbe addirittura limitare a questa scarna fenomenologia in tre atti, dal
momento che tratteggia un'alchimia sempre più rara, manifestatasi invece con prodigiosa
naturalezza sul palco del Ponchielli.
Ma il torto sarebbe a questo punto insostenibile, se non altro per la straordinaria
corrispondenza tra l'aspetto sonoro e quello visivo della performance, intuibile sin
dalla disposizione del gruppo sul palco: Brandon Ross e Mat Maneri agli
antipodi, irrefrenabili appendici evolutive responsabili delle proiezioni sonore più
fluttuanti e ardite; Steve Swallow e Wayne Horvitz subito a seguire, a
convergere le energie più salde e materiche, architravi di una sezione ritmica possente
e mobile, completata dalla batteria di Previte, collocata al centro del palco in
posizione spudoratamente avanzata, illuminato conduttore supremo. Una batteria che al
solo guardarla rivela nuovi mondi sonori.
Un'elettronica rampicante di cavi neri si insinua negli anfratti dello strumento
acustico, che placidamente si ritrae, scoprendosi vulnerabile e lasciandosi ghermire e
avviluppare. Ogni singolo pezzo del kit di Previte è dotato di un pickup
dedicato, in grado di raccogliere il tradizionale suono acustico e mescolarlo - ma
anche sopraffarlo, od opporlo - a una gamma di effetti elettronici e suoni campionati,
variamente manipolati in tempo reale dal batterista attraverso un cursore. Ogni singolo
suono acustico è associato a una precisa controparte elettronica - i tom a reminescenze
etniche, i piatti a sibili e stridori, il rullante a un campionario polimorfo di voci e
grida - per un effetto globale sorprendente per la naturalezza di una tale ibridazione,
ammaliante per la ricercatezza timbrica, a tratti esilarante per i contrasti che si
vanno a creare.
Da moderno cibernus, Previte governa il gruppo e la musica allo stesso modo in
cui governa il proprio strumento, al punto che pare lecito interpretare gli altri
componenti alla stregua di appendici della batteria stessa.
Il valore di Previte in veste di compositore era già emerso recentemente ne The 23
Constellations of Joan Miró. Ma se in quel contesto la musica abitava una dimensione
contrappuntistica - la trama melodico-armonica traendo vita dalla contrapposizione tra i
suoni - oggi, l'invero considerevole sforzo compositivo di Previte compie una non
indifferente evoluzione qualitativa, secondo la via già intravista in The
Prisoner's Dilemma in duo con Sharp e in un mini CD autoprodotto per sole
percussioni elettroniche.
Le singole parti affidate a ciascun musicista appaiono dalla partitura quasi delle
inezie, limitate come sono a scarni fraseggi ed altre elementari indicazioni. Ma una
volta che le parti vengono eseguite assieme, la musica acquista uno spessore che non si
riuscirebbe a indovinare dal singolo frammento, andando a far emergere una sorta di
unitas multiplex di raffinata fattura, in cui i suoni non sono più accostati per
contrasto, ma per compensazione, integrazione e fusione.
In due lunghi e ininterrotti set, questa musica si è sviluppata seguendo il respiro
della batteria di Previte, i suoi accenti, i volumi, le sferzate, a onde; srotolata in
un flusso coeso e cangiante, screziato di infinite sfaccettature timbriche eppure sempre
pervasa da una dimensione corale che rendeva difficile stabilire dove il singolo apporto
terminasse per lasciar spazio all'altro.
Questo perché - si diceva - i singoli musicisti non erano che propaggini dei movimenti
di Previte: terminazioni ultime di un impulso generato in un altro luogo.
Sito di Bobby Previte:
www.bobbyprevite.com
Foto di Emiliano Neri [Altre foto tratte da questo concerto sono disponibili nella galleria
immagini]
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