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Recensione libro

Marzo 2004

Louis Armstrong - The Offstage Story of Satchmo


Valerio Prigiotti

Louis Armstrong - The Offstage Story of Satchmo
di Michael Cogswell
Collectors Press, USA
192 p. [2003]

Non è cosa facile ricostruire la vita di un musicista, spesso si finisce col seguirla dal buco della serratura, alla ricerca di particolari sempre più intimi e dettagliati. Curioso come, alla fine, se ne esca sapendo ancora meno, come avviene con «Deep in a Dream: The Long Night of Chet Baker» di James Gavin e «Mr. S: My Life with Frank Sinatra» di George Jacobs. Veniamo a conoscenza di tutti i rapporti sessuali, tutte le sbronze e le cattive conoscenze, ma, alla fine, dell'essere umano ne sappiamo meno di prima.

Michael Cogswell ci offre una visione molto diversa, animata dall'apprezzamento della vera umanità di Louis Armstrong.

Cogswell parte da un museo, la Casa di Louis e Lucille Armstrong, che gestisce assieme all'Archivio creato con tutte le cose trovate nell'abitazione dopo la morte di Lucille (1983). Un patrimonio che raccoglie una quotidianità allo stesso tempo banale e straordinaria.

Unire eccezionale e ordinario è forse la cifra dell'arte di Armstrong e la ragione della sua centralità nella storia della musica e del costume del Novecento, con effetti che si protrarranno ancora a lungo.

Comunicare al livello più elementare, trasmettendo valori universali, prendere materiali obsoleti o di dubbio gusto, per trasformarli in codici di riferimento della cultura moderna, è un lascito che, in buona parte, riceviamo da Armstrong.

Al centro di una vita non sempre è una casa e così fu per Satchmo nei primi quarant'anni d'esistenza. Nel 1943, dopo tre matrimoni falliti, Louis sposa una ballerina molto bella, più giovane di lui e dalla pelle scurissima, il suo colore preferito in una donna. Fra i due era notevole anche la differenza sociale: lei di buona famiglia, lui nato nella povertà, vissuto fra gli stenti senza un padre. Aveva passato alcuni mesi al riformatorio, anche se finì per essere una fortuna, perché lì apprese le basi tecniche e teoriche necessarie a suonare.

Poteva apparire l'ennesimo matrimonio destinato al fallimento, ma Lucille era la donna ideale per Louis, grazie a quelle alchimie misteriose, alla base di ogni unione riuscita.

Fu lei a dargli la prima e definitiva casa stabile, un grazioso villino di due piani a Corona, nel Queens, quartiere popolare di New York. Un'abitazione da loro arredata con cura, lussuosa, ma senza sfarzo: modesta, se paragonata allo status di superstar di Louis. La storia della casa è raccontata nei dettagli e le modifiche, le scelte nell'arredamento sono accompagnate da foto che descrivono l'intimità della coppia meglio di ogni pettegolezzo.

Gli Armstrong amavano la vita del quartiere e altre foto ci mostrano Satchmo che si fa tagliare i capelli dal suo barbiere preferito, gioca con i bambini sulle scale di casa sua, firma autografi nel cortile e abbraccia la vicina più simpatica.

«Louis Armstrong - The Offstage Story of Satchmo» ricostruisce la vita di Armstrong partendo dal materiale recuperato nella casa dopo la fine di Lucille. Le sorprese sono molte: Satchmo era un artista grafico, uno specialista nell'arte del collage, impiegata per decorare i contenitori dei nastri che registrava di continuo e portava in giro per il mondo, assieme a un baule nel cui interno aveva posto un registratore e un giradischi.

Il registratore era quasi sempre in azione, cosa che ci permette di ascoltare Armstrong mentre suona su dischi suoi o di altri, di seguire le sue conversazioni con fan e colleghi, di catturare istanti di vita domestica, quando si rifugiava nel suo studio, al secondo piano della casa, circondato da nastri, dischi e libri. Cogswell trascrive numerosi passaggi e ci pare di riascoltare il timbro unico della voce di Satchmo e la dizione colma di swing.

Un altro oggetto lo seguiva sempre, una macchina da scrivere, che usava in ogni momento libero, per mettere su carta ricordi autobiografici, raccolte di scherzi diffusi fra i musicisti, ma soprattutto per rispondere ai suoi fan. Non era insolito mandargli una cartolina d'auguri e ricevere una lettera di sei pagine, piena d'affetto e buonumore. Armstrong aveva un rapporto solido e sincero con i suoi estimatori e Cogswell fornisce molte prove di questa disponibilità, mai negata, anche dopo concerti massacranti.

Non era cosa insolita invitare gli Armstrong a cena e finire sul divano a vedere l'Ed Sullivan Show, come vecchi amici. I bambini, poi, godevano di un affetto particolare, esemplificato dalla storia di John Newman un giovane pianista dilettante, trovatosi a festeggiare il dodicesimo compleanno durante un concerto delle All Stars, finì sul palco a suonare con il suo idolo.

Louis non ebbe figli, ma ne adottò uno, Clarence, figlio di suo cugina, morta di parto. Promise di prendersene cura e lo seguì per tutta la vita, con un affetto dipinto sui sorrisi che entrambi sfoderano nelle molte foto che li ritraggono assieme.

Il libro di Cogswell riporta informazioni e foto relative ai primi tre matrimoni di Satchmo, al rapporto con i manager, a lungo assai travagliato, a causa della sua generosità e della loro scarsa lealtà. La svolta arrivò con Joe Glaser, un rapporto che appare d'asservimento e in parte lo fu, ma ha poco senso accusare Louis, nato nel 1901 nel Profondo Sud e uscito da esperienze pericolose con manager associati ai peggiori gangster. Glaser gestì la carriera di Sacthmo nei dettagli, il trombettista doveva pensare solo alla cosa che più amava, suonare di fronte al suo pubblico. Glaser fu anche leale, fra di loro bastò una stretta di mano, rotta solo dalla sua morte nel 1969, due anni prima di Louis.

La generosità di Armstrong è provata dalla storia della magnifica tromba Selmer, ricevuta in regalo dal Re Giorgio V nel 1933: pochi anni dopo Lyman Vunk, trombettista di Charlie Barnet, la stava ammirando durante un concerto, Louis lo notò e gliela regalò senza indugio. Nel libro possiamo vedere varie foto di questi strumenti, tutti decorati con eleganza.

Cogswell disegna un panorama sintetico, ma completo, che include la passione di Satchmo per gli scherzi volgari, la sua precaria fedeltà anche con l'amatissima Lucille, la passione per la marijuana. C'è una foto curiosa che lo ritrae intento a spruzzare deodorante in una stanza piena di gente e spinelli.

Alla fine resta un panorama intimo, senza traccia di morbosità e vale la pena citare una frase di Cogswell:

«Per dieci anni ho incontrato i visitatori del Louis Armstrong House & Archives, presentato in pubblico conferenze su Louis, intervistato i membri del suo gruppo, i suoi vicini, raccolto storie da chi l'ha conosciuto nei camerini e ho incontrato appassionati di jazz in ogni occasione possibile. Nessuno ha parlato male di Louis. Mai. Non potrei dire la stessa cosa di nessun altro.»

Anche l'accusa di ziotomismo crolla, rileggendo le affermazioni furiose, lanciate contro Faubus e Eisenhower, dopo i noti episodi di Little Rock. Un momento d'ira che contrasta con l'atteggiamento compassionevole che si deduce dalle conversazioni registrate: Armstrong conosceva bene il razzismo, ma lo raccontava più con lo stupore di chi prova pena per il modo in cui un razzista si riduce, conformandosi a un pensiero deteriore. Non c'è traccia di rabbia o desiderio di vendetta, nei tanti racconti di episodi sgradevoli che aveva vissuto.

«Louis Armstrong - The Offstage Story of Satchmo» è un gioiello, con più di trecento immagini inedite. Un'occasione unica per entrare in casa di un genio dalla porta principale e con il suo permesso.


Louis Armstrong House and Archives:
www.satchmo.net
Collectors Press:
www.collectorspress.com



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