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Recensione libro

Marzo 2003

Joëlle Léandre Discography


Ermes Rosina

Dopo le discografie dedicate a Mario Schiano (per leggerne la recensione clicca qui), Evan Parker ed Anthony Braxton, Francesco Martinelli dà alle stampe, sempre per le Edizioni Bandecchi e Vivaldi, quella di Joëlle Léandre, come le precedenti redatta in lingua inglese.

Si apprezzano anche qui la completezza dei dati, raccolti prevalentemente presso gli archivi messi a disposizione dalla musicista stessa, relativi a tutte le tracce discografriche lasciate dalla Léandre nel corso della ultra-ventennale carriera.

Non si tratta di un'asettica raccolta di informazioni, naturalmente: al lettore vengono suggerite diverse chiavi di lettura della carriera della contrabbassista, di cui viene subito chiarito il rapporto con il jazz: benché la Léandre non possa considerarsi (né lei stessa si consideri) una jazz - woman, la musica afroamericana costituisce una fonte inesauribile di stimoli e di suggestioni, che le ha consentito di estendere i propri orizzonti oltre i limiti di una formazione musicale "accademica" suggellata dal conseguimento del primo premio al Conservatorio di Versailles nei primi anni '70.

A dimostrazione dell'interesse spiccato (anche se connotato da un atteggiamento critico verso il chiuso intellettualismo di tanta musica d'oggi) per la composizione, è molto utile consultare l'elenco dei brani solistici dedicati alla Léandre da autori contemporanei delle più varie estrazioni, quali John Cage e Giacinto Scelsi (con i quali strinse un rapporto di affettuosa amicizia), Philippe Fenelon, Frederic Rzewski, Steve Lacy, o scorrere le pagine della sua discografia in qualità di esecutrice, in cui ricorrono i nomi di Tristan Murail, Jacob Druckman, Sylvano Bussotti e tanti altri.

Martinelli non trascura (come è invece prassi di molti organizzatori) l'attività compositiva svolta in prima persona dalla Léandre, nella quale un ruolo importante assume l'elemento testuale, inteso sia come complesso di istruzioni per l'esecuzione (si vedano le note che accompagnano la fitta partitura di "Mixtery", brano scritto per Anthony Braxton) sia come componimento da declamarsi dall'interprete (l'esilarante "Taxi", sulla refrattarietà dei tassisti al trasporto del contrabbasso!), oppure ancora come sceneggiatura dall'umorismo surreale, quasi zappiano, in La grammaire de la grand-mère, incentrata anch'essa sullo strumento prediletto.

Ma la Léandre è, come noto, impetuosa e attivissima improvvisatrice, apprezzata in tutto il mondo al fianco (tra gli altri numerosissimi musicisti) di Derek Bailey, Evan Parker, Paul Lovens, Carlos Zingaro, George Lewis, più recentemente, di Sylvie Courvoisier, Sebi Tramontana, Giorgio Occhipinti, François Houle, Susie Ibarra e musicisti giapponesi quali Saitoh Tetsu, Sawai Kazue, Hojito Ryoji: a renderci edotti sul rapporto con il mondo della libera improvvisazione sono utili gli estratti di saggi e recensioni raccolti da Martinelli, e ancor più, i frammenti di intervista in cui è la stessa Léandre a illustrare la sua concezione della "composizione istantanea".

Un'interpretazione tutt'altro che ascetica - per quanto rigorosa - ma aperta all'esplorazione di qualunque direzione, di qualsiasi materiale si offra all'ispirazione, con occhio sempre attento al confronto con altre esperienze estetiche (la poesia e la danza, specie in collaborazione con artisti in vario modo legati alla compagnia di Pina Bausch), specie là dove entra in gioco l'aspetto gestuale e ironico: non è un caso dunque che la Léandre abbia scoperto di discendere da un'antica stirpe di clowns.
A illustrare queste caratteristiche nulla di meglio che un ricco corredo fotografico, che ce la mostra ora atteggiata, sempre in compagnia dell'inseparabile contrabbasso, a improbabile "diva", ora bagnante con asciugamano e trousse da spiaggia, o ancora abbigliata come düreriano ange de la mélancholie.

Sarebbe troppo facile - e anche ingeneroso e fuorviante - ridurre l'esuberanza artistica della Léandre a ingenua clownerie, a infantilismo fine a se stesso: Martinelli ci mostra piuttosto inequivocabilmente, attraverso le testimonianze discografiche (e non solo), il percorso di una delle figure musicali più importanti e originali del nostro tempo, tra le più dotate di quella "leggerezza" descritta da Italo Calvino nelle "Lezioni Americane": l'unica qualità che consente all'artista di districarsi con agilità tra le mille sfaccettature della contemporaneità.

Talmente grandi e ammirevoli sono la passione e la dedizione con cui Martinelli si è applicato alla ricostruzione dell'opera della contrabbassita, che gli si possono perdonare alcune piccole omissioni, come la mancata menzione delle registrazioni, pubblicate dalla Red Toucan, con i pianisti Juji Takahashi e Masahiko Satoh, Signature, (lacuna giustificata, verosimilmente, dal fatto che il doppio CD usciva nell'ottobre 2002 proprio mentre il libro era in stampa) o, nella pur ampia bibliografia, del breve saggio-intervista di Lucia Ronchetti - importante se non altro perché una delle pochissime fonti italiane - pubblicato su La Musica, Trimestrale di Musica Contemporanea, 1988, n. 17, p. 19-20).
Una lettura che resta, in ogni caso, utilissima e, perciò, consigliata.

Web page di Francesco Martinelli:
space.tin.it/musica/upsma
Web page su Joëlle Léandre:
www.shef.ac.uk/misc/rec/ps/efi/mleandre.html



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