Intervista a Marcello Giannini

Di - 29/06/2015

Intervista a Marcello Giannini

Il pubblico italiano del jazz ha conosciuto Marcello Giannini grazie alla scrittura nell’organico “Parco della Musica Jazz Lab” di Enrico Rava. Con questi ha registrato per l’Espresso il CD Jazz Italiano Live 2009 e, qualche anno dopo per l’ECM, Rava on the Dance Floor. Attivo professionalmente da un decennio, in un’area musicale che spazia dal jazz alla libera improvvisazione e al rock (Slivovitz, 99 Posse, Daniele Sepe, Cristiano Arcelli), il chitarrista napoletano ha da poco pubblicato il suo primo disco da leader (Frammenti, Auand 2015) aggiungendo freschezza e originalità compositiva alle sue doti di fantasioso solista.

All About Jazz Italia: Da qualche mese è stato pubblicato Frammenti, il tuo primo disco da leader. Ci racconti com’è nato?
Marcello Giannini: Il disco nasce dalla mia esigenza di documentare la scena napoletana che mi appartiene, quella degli amici con cui collaboro da tempo. Mi riferisco sia ai membri dello Slivovitz che del Collettivo Crossroad Improring. Da quattro anni con questi ultimi ci vediamo una volta alla settimana e facciamo libera improvvisazione

AAJI: Quanti siete?
M.G.: Il collettivo comprende una trentina di persone ma nel disco sono entrati quelli con cui ho una relazione musicale più intensa. Volevo incidere delle mie composizioni con formazioni diverse, aiutandomi col lavoro in post-produzione. Ad esempio il secondo pezzo del disco, “Eta Carinae” è stato registrato subito da me alla chitarra e da Davide Maria Viola al violoncello. In un secondo tempo è intervenuto Marco Castaldo improvvisando alla batteria ed io ho montato il tutto. Anche i brani “Frammenti” e “Petrolio” nascono da libere improvvisazioni rielaborate in un secondo momento…

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