Intervista a Fabrizio Bosso

Di - 11/06/2017

Intervista a Fabrizio Bosso

Con un nuovo album registrato dal vivo tra l’Italia e il Giappone, Fabrizio Bosso ha ripercorso il proprio cammino artistico e musicale, fotografando con il suo attuale quartetto i memorabili istanti di un tour ancora in atto.
Abbiamo avuto il piacere di parlarne insieme…

All About Jazz: Iniziamo dal tuo ultimo album, State of the Art… Quale ruolo riveste un tal lavoro in questo momento della tua carriera?

Fabrizio Bosso: Il titolo stesso, State of the Art, porta con sé l’idea di fermare questi ultimi tre anni di concerti in giro con i ragazzi, a cominciare da Luca Alemanno al contrabbasso il quale, avendo vinto recentemente una borsa di studio ed essendo impegnato per due anni a Los Angeles, ha lasciato il posto a un altro giovane e incredibile contrabbassista, Jacopo Ferrazza. Ci sono poi Julian Oliver Mazzariello, il mio pianista, dal quale non riesco più a separarmi, dal duo al quartetto, passando per le big band, e con Nicola Angelucci, un altro grande musicista, e preciso il termine “grande musicista,” che è differente dal dire “grande batterista,” perché è intelligente e ha sempre soluzioni giuste al momento giusto. Quindi, ho voluto documentare questo momento in cui mi sto divertendo molto. Quando suono con loro sento di tirare fuori il meglio di me, perché sono straordinari, ricettivi e capiscono subito quale direzione deve prendere la musica. Inoltre mi è tornata la voglia di suonare le mie composizioni, percependole in modo diverso.
La decisione di fare un album doppio è scaturita poi dal fatto che volevo mantenere i brani in versione integrale e, come puoi immaginare, dal vivo ogni pezzo pu brani possono durare anche dieci o quindici minuti.

AAJ: Ascoltando l’album si ha la chiara percezione che tu abbia lasciato molto spazio, sia compositivo sia esecutivo, ai tuoi compagni. Quale rapporto musicale e umano intercorre tra voi?

FB: Il mio obiettivo è proprio quello di valorizzare e responsabilizzare i componenti del gruppo. Il Fabrizio Bosso Quartet porta il mio nome e sono io a scegliere buona parte della musica, ma penso anche che nel cooperare in quattro risieda maggior forza, maggiore energia.

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Foto: Adriano Bellucci

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