Il moto multiplo di Craig Taborn

Di - 24/07/2017

Il moto multiplo di Craig Taborn

Prima di leggerne le parole precise ed esaurienti nell’intervista, è il caso di ricordare alcune cose di Craig Taborn, pianista quarantasettenne che si colloca ai massimi livelli della scena contemporanea.
In primo luogo la sua profonda curiosità intellettuale, che lo porta a un intreccio di interessi nei confronti di forme diverse dell’espressione artistica e della conoscenza. Poi la sua versatilità tecnica, stilistica, emotiva e mentale, che gli ha permesso di lavorare ad ampio raggio con tanti protagonisti, anche molto diversi, del jazz contemporaneo. Non è il caso di citarli: di molti si parla nell’intervista.Nonostante tale duttilità, Taborn mantiene ben definiti e focalizzati il proprio stile e le proprie coordinate artistiche. Non perde di vista un discorso personale e originale, pur imboccando di buon grado un’ampia serie di percorsi. Il suo pianismo, come evidenzia il CD in solo Avenging Angel, pubblicato nel 2011 dall’etichetta ECM, si alimenta di prodigiosi intrecci poliritmici e tesse contrappunti talvolta densi, altre volte delicatamente distesi. Nelle pieghe, nei dettagli traspaiono le influenze di Ellington, Monk, Cecil Taylor, Sun Ra.
L’ultimo suo album in quartetto, Daylight Ghosts, Taborn mostra la sua notevole capacità di mescolare ostinati e fraseggi, liberi contrappunti e unisoni, in una organizzazione di gruppo e compositiva che è nel contempo rigorosa ed elusiva, aperta alle sorprese.

All About Jazz: Come hai deciso la tua attività nella musica e come hai scelto il pianoforte e le tastiere?

Craig Taborn: La scelta dello strumento è arrivata molto prima della scelta professionale. C’era sempre un pianoforte in casa mia che mio padre, psicologo e professore universitario, amava suonare la sera. Suonava a orecchio blues e jazz. A un certo punto, intorno all’età di undici anni, volevo imparare alcune cose che stava suonando e lui mi mostrò come fare. Poi cominciai a studiare seriamente, prendendo lezioni di pianoforte.
E per quanto riguarda l’elettronica, circa nello stesso periodo, a dodici anni, ho chiesto un sintetizzatore e i miei genitori mi hanno comprato un synth Moog per Natale.
Ben presto ho iniziato ad appassionarmi e a suonare in molte band; finendo per suonare il pianoforte in vari locali all’età di diciassette anni, ma non ho deciso di intraprendere questa carriera fino a quando, durante il college, il numero di concerti ha cominciato a interferire con gli studi universitari. Allora ho capito che di fatto ero già un musicista in carriera e ho deciso di continuare su questa strada…

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