Giancarlo Velliscig – Direttore Artistico di Udin&Jazz

Di - 20/06/2017

Giancarlo Velliscig - Direttore Artistico di Udin&Jazz

Un passato di cantante nell’ambito della musica popolare, etnica e di ricerca (che oggi torna a frequentare in rare ma sentite occasioni), un presente di padre che segue con emozione i progressi dei propri eredi (il figlio Alessio è da poco il nuovo cantante di Quintorigo), Giancarlo Velliscig è il direttore di Euritmica, associazione culturale udinese che organizza tra gli altri Udin&Jazz, di cui è ideatore e direttore artistico.

All About Jazz: Udin&Jazz raggiunge quest’anno la ventisettesima edizione, un traguardo davvero considerevole. Cos’è cambiato nel corso degli anni nell’organizzazione, nel contesto sociale e nel pubblico?

Giancarlo Velliscig: Sicuramente cambiamenti ce ne sono stati tanti. Il principale è che all’inizio lavoravamo in modo pionieristico, perché dalle nostre parti c’era davvero pochissima offerta musicale, soprattutto che avesse a che fare con il jazz: c’era una certa tradizione solo a Trieste dove, sulla scia degli americani, nel dopoguerra alcuni appassionati avevano aperto un jazz club che lavorò per diversi anni; ma in Friuli non c’era quasi nulla, escludendo la Grande Orchestra Jazz di Udine, espressione di un amore per il jazz orchestrale di un gruppo di ottimi non professionisti. Poi, grazie alla curiosità e ad una crescente scena musicale, provammo ad allestire qualcosa, prima a Gorizia e poi a Udine, dove il festival pian piano è diventato un appuntamento riconosciuto e atteso, che ha aperto la strada anche ad altre analoghe iniziative nel resto della regione. Con l’andar del tempo l’affermazione del nostro festival ha mostrato come il jazz sia in grado di fare numeri importanti, in termini di pubblico e incassi; una cosa che -in un mondo come quello in cui viviamo, nel quale il business viene prima di tutto -ha avuto conseguenze ambivalenti: da un lato positive, perché ha progressivamente garantito un supporto anche economico da parte degli sponsor privati e delle istituzioni; dall’altro negative, perché ha ridotto l’importanza della ricerca e della sperimentazione nella proposta artistica.

AAJ: In che senso?

GV: Il jazz è una musica nata e cresciuta su presupposti ben chiari, legati a una situazione di disagio sociale e culturale -quella degli afroamericani nel secolo scorso. È per questo che io considero tuttora il suo significato indissolubilmente connesso alla società e alle sue tensioni, alle pulsioni di un mondo che aveva trovato in quella musica un modo per esprimersi e per provare a emanciparsi. Purtroppo credo che oggi gran parte di questo significato sia andato perduto, in parte proprio a causa del suo successo: anche la musica jazz è considerata spesso solo un mero “prodotto” che certamente crea pubblico, attenzione, seguito, con frequenza però a scapito del suo senso sociale e perciò anche del suo valore artistico…

Read-More-Button

About Neri Pollastri

You must be logged in to post a comment Login