Dario Doronzo a New York

Di - 29/08/2017

Il flicornista Dario Savino Doronzo ha ancora negli occhi e nella mente la sua recente esperienza presso la “Weill Recital Hall” della storica Carnegie Hall di New York, dove il 13 luglio 2017 si è tenuto un concerto dal titolo “Rewritings“.

L’evento è stato organizzato nell’ambito del progetto internazionale “Il Suono Italiano” del CIDIM con il sostegno del MiBACT e con il patrocinio della SIMC e dell’Istituto Italiano di Cultura di New York.

 

Il suddetto concerto è stato suddiviso in due recital distinti e complementari.

 

Nella prima parte Alessandro Cazzato ha svolto – in violino solo –  un interessante viaggio a ritroso nel virtuosismo italiano: partendo dalla magistrale scrittura violinistica di Goffredo Petrassi, ha poi eseguito opere di Pietro Antonio Locatelli, Ernesto Camillo Sivori e Niccolò Paganini – quest’ultimo ripreso in modo esemplare nel brano del Compositore Paolo Geminiani – per giungere fino al virtuosismo contemporaneo, contaminato di nuove sonorità e sempre più in stretto rapporto con la matematica (Derivations I del compositore portoghese João Pedro Oliveira).

 

Nella seconda parte del concerto, il duo composto dal flicornista Dario Doronzo accompagnato allo Steinway da Pietro Gallo ha eseguito preziosi arrangiamenti in stampo jazzistico dei più significativi e suggestivi temi italiani dal XVII al XX secolo, di autori quali Claudio Monteverdi, Alessandro Parisotti, Domenico Scarlatti, Pietro Mascagni, Tommaso Giordani e Giovanni Paisiello (curati in gran parte dal Maestro e Arrangiatore Gianluigi Giannatempo).

In questo secondo sketch, il duo Doronzo – Gallo ha offerto la propria versione del concetto di Riscrittura, una specie di surfing sull’onda emozionale, guidato non solo dalla sintassi e dal rispetto pedissequo e testuale quanto piuttosto dalla fusione con lo spirito compositivo originario, declinandolo con forme più vicine alla sensibilità moderna e contemporanea.

 

Lo spettacolo, veramente unico, è stato ammirato ed apprezzato dal numeroso pubblico in sala che li ha omaggiati con una entusiasmante standing ovation non solo per il talento e la bravura tangibile, ma anche per l’energica forza espressiva e comunicativa manifestata dai tre giovani musicisti.

«Si è trattato di un momento che abbiamo avuto bisogno di metabolizzare e coscientizzare nel tempo – afferma Dario Doronzo – perché è stato tutto un continuo sorprendersi: la gestazione della progettazione, il viaggio, l’accoglienza del pubblico newyorkese, l’esibizione oltreoceano, l’entusiasmo finale degli spettatori. Tutto è stato una sorpresa continua.

A metà tra sogno e realtà, questa esperienza è stata di particolare arricchimento poiché ci ha reso più intensamente responsabili del nostro operato di rappresentanti della musica italiana e dello spirito più propriamente italiano di intendere la ‘musica’ negli Stati Uniti e nel mondo.

Quanto accaduto negli Stati Uniti, infatti, ci spinge ora a meditare di esportare questa esperienza anche in altri contesti culturali. È nostra opinione, infatti, che il “biglietto da visita” costituito dal nostro modo – tutto italiano – di vivere e intendere la musica sia il miglior modo di farsi riconoscere nel mondo, con un taglio culturale più alto ma non stucchevole, parruccone, vetusto.

Anzi, la riscrittura e rilettura che ho proposto con i miei amici Pietro e Alessandro s’è svolta intorno ad un percorso lineare che parte dalla musica colta contemporanea e si conclude con arrangiamenti in chiave moderna di sonate ed arie d’opera italiane, mettendo in gioco tutto questo con un e più estesamente “cross-over spazio/temporale culturale” che è divenuto, così, il nostro più specifico motivo di riconoscibilità. Credo sia proprio questo ciò che sta alla base del riscontro positivo in terra statunitense.

Quello che abbiamo appreso da questa esperienza – conclude Dario Doronzo – è il profondo rispetto che c’è nei confronti della cultura e della musica più propriamente italiana nel mondo. Soprattutto, abbiamo toccato con mano il rispetto che c’è nei confronti della sensibilità tutta italiana nell’approccio verso la musica. Si tratta di beni inalienabili e inimitabili. Ritengo che, al giorno d’oggi, sono questi i fattori sui quali si debba puntare maggiormente e che certamente saranno il nostro astro-guida per le esperienze che verranno in questo solco che oggi stiamo creando».

 

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