Bergamo Jazz 2016

Di - 04/04/2016

Bergamo Jazz 2016

Bergamo Jazz 2016

Tutto sommato Bergamo Jazz 2016 ha tenuto fede alle parole programmatiche di Dave Douglas, suo nuovo direttore artistico, tese a presentare “un ampio spaccato di alcune delle espressioni di questa musica in costante evoluzione…,” in considerazione anche del fatto che essa “ci arriva in varie forme e proviene da altrettante parti, attraverso persone diverse, ognuna delle quali ha un proprio modo di rapportarsi a questa musica.” Douglas ha dimostrato di essersi trovato a proprio agio in questo nuovo ruolo e di aver apprezzato l’accoglienza che la città gli ha riservato. Affiancato dall’addetto stampa Roberto Valentino ha presentato i vari concerti, lasciandosi andare a gag improvvisate; né poteva mancare da parte sua un omaggio alla cucina italiana, in particolare ai casoncelli (se vogliamo un luogo comune usato da qualsiasi americano voglia ricorrere ad una captatio benevolentiae, che non sempre sortisce l’effetto voluto).

Fatta questa considerazione di costume, bisogna ammettere che la programmazione delle due ultime giornate del festival ha dimostrato un apprezzabile equilibrio fra proposte americane e di altre parti del mondo, fra approcci classicamente jazzistici ed espressioni dell’attualità in divenire.

Il versante aulico, classico, incontestabile del jazz era incarnato dal trio di Kenny Barron. Sarebbe sbagliato considerare la musica del sessantottenne pianista di Filadelfia come mero e risaputo mainstream; piuttosto essa rappresenta la personale decantazione, consapevole e propositiva più che nostalgica, di proprie esperienze del passato…

 

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