Baba Sissoko

Di - 13/02/2017

Intervista a Baba Sissoko

Libertà, amore, tradizione.
Sono i valori portanti della musica e dell’esistenza di Baba Sissoko, tra i maggiori polistrumentisti griot viventi, per una carriera ormai ventennale costellata da innumerevoli progetti e prestigiose collaborazioni.
All’insegna di un unico, grande messaggio di pace universale.All About Jazz: C’è molto blues in ciò che suoni, negli accompagnamenti, nei modi, nei temi. Cosa significa per te il blues?

Baba Sissoko: Il blues non c’è nella mia musica, il blues viene dalla mia musica. Per me il blues non è soltanto musica, non è solo un genere musicale. Il blues è un messaggio che proviene dall’anima, è un messaggio di sofferenza, è un messaggio che si lega al ricordo… al ricordo di tanti uomini e di tante donne, di etnie così diverse tra loro, ciascuna custode di una propria storia, di un proprio dialetto, di un proprio… “blues.” Ancor prima che musica il blues è parola, il blues sono i racconti legati ai miei fratelli. Il blues è il simbolo della vita delle persone che hanno portato la loro cultura nell’altra parte del mondo. Il blues è lo spirito di tutti gli uomini liberi che difendono la loro terra e la loro cultura. Un uomo che non ha una propria cultura e una propria tradizione sulle sue spalle è niente.
Se poi parliamo del blues in termini musicali, il blues è qualcosa che proviene tradizionalmente dalla mia cultura, dal Mali. Per me le melodie blues europee o americane non possono essere definite blues, secondo me quello non è blues. Il blues esiste da sempre in Africa, ancora prima della colonizzazione, ancor prima della deportazione dei miei fratelli in America. Da sempre.

AAJ: Hai parlato di cultura del popolo africano. Quale valore attribuisci al concetto di cultura?

BS: Il valore e il rispetto che io do alla cultura africana è lo stesso che do alla cultura italiana, alla cultura francese, a tutte le culture con cui entro in contatto. Noi giovani non dobbiamo perdere di vista il valore della nostra cultura, delle nostre radici. Si sta perdendo il senso di tutto ciò, non si nutre più interesse nello scoprire, nel condividere, nel comunicare. Non solo il blues, anche il jazz, due universi spesso complementari tra loro, sono i veicoli più importanti grazie ai quali è possibile trasmettere messaggi di pace, di libertà, di amore. Il jazz, in particolare, non ha bisogno di troppi protocolli. Il jazz si può fare anche con una nota sola, è qualcosa che proviene da dentro di te. Se non lo senti non puoi farlo uscire. Il messaggio che io provo sempre a trasmettere dovrebbe condurre a un mondo senza frontiere, senza muri, senza differenze…

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Foto: Luciano Rossetti (Phocus Agency) – Foto di copertina: Roberto Cifarelli

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