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Recensione live

Novembre 2003

Festival Setolare 2003
Spazio Cultura Ex-Cerit - Pordenone - 31.10.2003


Flavio Massarutto

Setola di Maiale - Musiche non Convenzionali è, come dicono gli stessi promotori, "non un'etichetta commerciale e nemmeno un'associazione ma piuttosto un laboratorio/archivio di libera coagulazione che opera nella più totale libertà creativa e gestionale". Fondata nel 1993 da Stefano Giust e Paolo De Piaggi [per leggere un profilo con maggiori dettagli clicca qui] ha al suo attivo più di sessanta tra CD, LP e Video e ha organizzato rassegne, incontri e collaborazioni tra musicisti italiani e stranieri nell'ambito della musica improvvisata, dell'elettronica e sperimentale.

In occasione dei suoi dieci anni di attività è nato il primo Festival Setolare con l'obbiettivo di diventare un appuntamento a scadenza annuale presso il centro culturale multisala Spazio Cultura a Pordenone. Il programma è stato curato interamente da Stefano Giust, da anni ormai unico promotore di Setola di Maiale.

Il cartellone di questa prima edizione è denso, con più di venti musicisti e performers all'opera. Caratteristica dell'iniziativa è infatti la compresenza di musica e arte visiva in sintonia con un sentire multidisciplinare che è oramai una costante dell'arte contemporanea. L'alternarsi e il mescolarsi di concerti, performance, proiezioni nei diversi spazi del complesso e il loro spiccato carattere gestuale e multilinguistico ne hanno costituito l'elemento di originalità.

Ad aprire le danze il Camto Quintet di Carlo Actis Dato (ance), Domenico Caliri (chitarra ed elettronica), Keisuke Ota (violino e voce), Yasuiko Tachibana (basso elettrico) e Marcello Magliocchi (batteria, percussioni, gong - per leggere una sua intervista con AAJ clicca qui). Formazione partita in trio (si ascolti Tomorrow Night Gig, Leo CD LR 332), poi divenuta quartetto (Moonlight in Maglie, Setola di Maiale SM 690) e ora quintetto schiera musicisti dell'improvvisazione di ambito jazz orgogliosamente non pentiti di quanto seminato nella feconda stagione degli anni settanta. Il Camto ha un impatto energico reso ancora più deciso dall'ingresso di Caliri e da un uso più marcato dell'elettronica rispetto alle precedenti prove. Frequenti sono ancora inserti folclorici e jazzistici ad opera del violinista e vocalist giapponese Keisuke Ota, all'accorta regia del chitarrista Caliri e alle scorribande del guastatore impertinente Actis Dato ma nel concerto pordenonese la musica è apparsa più compatta (e non è detto che sia un male).


Massimo De Mattia (flauti), Luciano Caruso (sax soprano), Ivan Pilat (sax baritono e bombardino) e Sergio Fedele (clarinetto) sono quattro improvvisatori del nordest italiano che vantano una lunga esperienza concertistica e discografica. I primi tre collaborano stabilmente all'interno dell'orchestra di improvvisazione Phophonix e tutti hanno proprie formazioni e progetti discografici. I quattro hanno dato vita ad un'inedito quartetto di fiati dall'intrigante impasto timbrico e con momenti di forte empatia utilizzando il grande bagaglio di improvvisatori che gli appartiene. Intensi duetti e frementi collettivi, suoni multipli, escursioni sui sovracuti, marcata gestualità e fisicità dei suoni. Una formazione che si auspica non effimera.


All'insegna del rumorismo e di un'estetica del detrito i Jealousy Party+Vortbar, formazione toscana che trita memorie jazz, richiami politici, elettronica. Ai fiati Eldorado Ricci e Stefano Bartolini, Dj set e mixer W J Meatball e Luca Vortex, alla voce (e megafono) il fumettista/cantante Matt Pogo.
Molto interessante il Live set audio/video dei bolognesi Ok-No che hanno rovesciato bordate di watt di fruscii e scoppietii su immagini elaborate in tempo reale. Stefano Giust ha proposto uno strambo trio proto (o post?) jazzistico con il trombone di Edoardo Ricci e i sax di Stefano Bartolini posti uno in fondo alla sala e gli altri sul palco: un trio de-localizzato, tra il gesto dadaista e un serrato fraseggio ritmico. L'elettronica di Lodevalm e Rebels Of Neon God ha accompagnato il Festival fino all'alba.

Complessivamente le proposte hanno disegnato una scena che va dalle esperienze più debitrici della lezione afroamericana a quelle più in sintonia con quello che avviene nelle più avanzate scene elettroniche del nord europa passando attraverso diverse generazioni di musicisti che spesso collaborano anche tra loro. Una scena molto varia e vitale ma che non ha molte finestre nel mondo dei media e nei circuiti festivalieri. Il Festival Setolare si candida a colmare questa lacuna e a rappresentare un punto di riferimento per artisti e pubblico interessati a questi percorsi.

Foto di Luca d'Agostino

Sito del centro culturale Spazio Cultura di Pordenone:
www.spaziocultura.net




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