Antonio Faraò, l’eklektiko

Di - 04/04/2017

Antonio Faraò, l'eklektiko

In alcuni casi la produzione di un disco può rappresentare un momento di svolta nella carriera di un musicista, non solo da un punto di vista musicale ma anche a livello puramente espressivo. Eklektik è l’ultimo album di Antonio Farao e a buon diritto può essere considerato un sapiente concentrato di fusion, capace di trascendere generi e stili musicali, realizzato con la collaborazione di artisti trasversali del calibro di Snoop Dogg, Marcus Miller, Manu Katche, Bireli Lagrene. Un lavoro composito, coraggioso, del quale l’autore ci parla in questa intervista.

All About Jazz: Eklektik. Un titolo esemplificativo. Come è nato questo progetto e in quali direzioni si è mosso in quest’ultima fase della sua carriera, rispetto ai suoi precedenti lavori Evan (2013) e Boundaries (2015)?

Antonio Faraò: Questo progetto in realtà risale a un po’ di tempo fa, l’ho lasciato nel cassetto per circa tredici o quattordici anni. Il motivo è legato ad alcuni problemi riguardanti i discografici, nel senso che per alcuni esperti del settore risulta spesso arduo concepire un musicista jazz al di fuori dei consueti canoni acustici. Dal momento che il jazz, come dico sempre, è una musica fortemente contaminata da altri generi musicali, il termine “eclettico” riguarda il jazz, in quanto genere trasversale rispetto a musiche quali la classica, il rock, e la sudamericana che molto ha influenzato il jazz. Quindi alla fine ho pensato di mantenere un suono che fosse coerente al titolo stesso del disco e che penso sia stato il risultato finale di questo lavoro. Un lavoro caratterizzato da un suono omogeneo, nonostante l’evidente commistione di stili e generi.

L’obiettivo era toccare i diversi tipi di audience per far capire che un jazzista, al contrario di quanto si possa pensare, è in grado di produrre questo tipo di musica a certi livelli, suonata dal vivo, con musicisti veri, e non da gente che si chiude in casa con un computer, con un programma e che improvvisa in questo genere di cose. Per carità, non voglio sminuire il lavoro di altri, ma resta comunque il fatto che un lavoro quale Eklektik è stato realizzato da musicisti veri, autentici. Ed è questo l’elemento che fa la differenza in questo disco.

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Foto: Roberto Cifarelli

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