Adriano Pedini: Organizzatore di Fano Jazz by the Sea

Di - 13/07/2017

Adriano Pedini: Organizzatore di Fano Jazz by the Sea

Ha raggiunto un quarto di secolo Fano Jazz by the Sea, uno dei festival jazz più importanti sulla costa adriatica italiana. I suoi obiettivi e criteri, le sue peculiarità ambientali e stilistiche, il suo pubblico e i suoi finanziamenti sono i temi principali affrontati in questa intervista da Adriano Pedini, che dell’evento marchigiano preferisce essere considerato “organizzatore” anziché direttore artistico. Le sue risposte entusiastiche, ma anche ricche di spunti e di dettagli specialistici, testimoniano la passione e la professionalità con cui si cala in questo ruolo, che lo occupa durante l’intero arco dell’anno. È anche l’occasione per anticipare alcune novità e alcuni nomi di questa edizione, che si aprirà il 22 luglio nella restaurata Rocca Malatestiana per concludersi il 30 con il concerto gratuito alla Golena del Furlo.

All About Jazz: Adriano, puoi innanzi tutto sintetizzare le esperienze principali della tua formazione musicale?

Adriano Pedini: Il mio interesse per la musica risale alla fine degli anni Sessanta, folgorato da quella che allora era la musica che aveva invaso il pianeta, che si evolveva in modo impressionante e rappresentava chissà quale futuro. Con la batteria, che è stato ed è il mio grande amore, ho iniziato prima a suonare in complessini Beat della mia città, poi in gruppi rock delle Marche. Ma la formazione musicale che mi ha segnato si è sviluppata negli anni Settanta: iscritto al conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, dove poi mi sarei diplomato in percussioni, mi ero trasferito a Bologna per frequentare il DAMS, e nello stesso anno, 1973, entrai a far parte di un collettivo musicale in cui la ricerca e la sperimentazione erano di casa.
Bologna in quegli anni era l’ambiente creativo ideale per chi come me aveva sete di conoscenza. Potevi ascoltare nei quartieri l’Art Ensemble of Chicago, al Palasport Charles Mingus, Don Cherry, Miles Davis, Dizzy Gillespie, al DAMS avevi come professori Umberto Eco, Roberto Leydi, Aldo Clementi, Gianni Celati… C’era l’ascolto di Radio Alice, il movimento, la rivista “Attraverso,” gli “indiani metropolitani…” poi venne il marzo ’77…
La mia bella esperienza bolognese, a cui devo molto, è ben sintetizzata nel lavoro discografico dell’Orchestra Njervodarov Con le orecchie di Eros, prodotto nel 1979 dalla Emi. Poi con gli anni Ottanta è arrivato il professionismo: ho fatto il turnista in studio, scritto sigle e spot televisivi, sono diventato insegnante di musica, programmatore per la Farfisa, ecc. La musica nella sua accezione più ampia mi ha sempre accompagnato e mi accompagna in ogni attimo della vita.

AAJ: Fano Jazz by the Sea compie venticinque anni. Tu hai tenuto la direzione artistica fin dalla prima edizione? Quale il tuo obiettivo principale?

AP: Innanzitutto preferirei che si usasse il termine più appropriato di “organizzatore.” Ritengo che per fregiarsi del termine “direttore artistico” non basti essere nominato…

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