A Dialogo Con Andrea Massaria

Di - 06/02/2017

A dialogo con Andrea Massaria

Nel 2009 intervistammo il chitarrista triestino Andrea Massaria, allora autore di alcuni dischi in trio e in quartetto, di genere abbastanza convenzionale ma di ottima fattura, che stava avvicinandosi a un universo per lui nuovo, fatto di sperimentazione e improvvisazione radicale, testimoniati dal CD con il Chladni Experiment Trio, 5053, e dalla partecipazione a una conduction di Lawrence D. “Butch” Morris. Siamo andati a cercarlo dopo otto anni per sapere come è proseguita la sua crescita artistica, poco dopo la sua apprezzata performance estiva a Sant’Anna Arresi e l’uscita del suo più recente disco, The Music of Carla Bley.

All About Jazz: Diversi anni fa ci raccontavi la tua carriera fino ad allora, di come avevi iniziato da chitarrista blues per approdare progressivamente a un ambito di improvvisazione più libera, sperimentale. Nel frattempo non sarai tornato a fare mainstream?

Andrea Massaria: No, certo che no! In quel periodo ho compreso che la mia indole personale era di cercare una mia “via” sonora, un linguaggio e un suono personali, lasciando da parte la necessità di rispettare quelle linee-guida senza le quali non vieni riconosciuto come “chitarrista jazz.” Questo perché suonare secondo delle “regole di genere” vincola la creatività, obbliga alla ripetizione -ragioni per le quali a me il “genere” stava piuttosto stretto. È così che ho iniziato a cercare collaborazioni diverse, tra le quali quella con Arrigo Cappelletti e Mat Maneri, con i quali ho inciso due CD. Da lì ho iniziato ad avvicinarmi sempre di più all’improvvisazione radicale, priva di schemi -o quasi, perché in realtà ci sono sempre degli schemi che noi utilizziamo, ma che non sono gli schemi “classici” -e a una cura meticolosa del suono, per sviluppare la mia creatività espressiva sulla chitarra. Questo perché la chitarra ha la possibilità, grazie all’elettronica, di utilizzare effetti che -se impiegati opportunamente, come se fossero loro stessi degli strumenti -ti permettono di cambiare notevolmente la tua tavolozza sonora ed espressiva. Si tratta in realtà di una ricerca lunga, ma ormai da tempo so che questa è la mia strada e continuo a batterla con costanza e convinzione.

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